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lunedì, Maggio 23, 2022

Londra: il mercato boccia la nuova Italian Sale di Sotheby’s

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Niente da fare. Gli apprezzabili sforzi messi in campo da Sotheby’s per rivitalizzare il mercato internazionale dell’arte italiana non hanno portato al risultato sperato. La prima edizione di In Context Italian Art, in programma oggi nella sale room londinese di New Bond Street, si è conclusa con un modesto totale di poco superiore ai 15.2 milioni di sterline. Lontano da quei 19.5 milioni dell’aspettativa più bassa. E lo scenario cambia poco anche aggiungendo il buyer’s premium, che fa salire il fatturato a poco più di 18.1 milioni, meno di quelli – già insufficienti – del 2016.  Come se non bastasse, dei 45 lotti in catalogo ben 14 sono rimasti invenduti (31%), 9 sono stati aggiudicati sotto la stima minima (20%) e solo 6 hanno superato la massima aspettativa (13%).

Oliver Barket, vice-presidente di Sotheby’s Europe e senior international specialist di contemporary art, durante l'asta In Context Italian Art.
Oliver Barket, vice-presidente di Sotheby’s Europe e senior international specialist di contemporary art, in azione durante l’asta In Context Italian Art.

Come mai questa disfatta? Dalle battute di alcuni dei giornalisti che hanno seguito l’evento sui loro canali Twitter, verrebbe da pensare che il nuovo format di Sotheby’s non sia stato completamente compreso (apprezzato) e che, forse, sia stato vissuto un po’ come una forzatura. Un tentativo di non abolire le ormai storiche Italian Sale. Art Market Monitor, ad esempio, non ha fatto che ironizzare sull'”italianità” di Calder, Mack e degli altri “inserti” stranieri che, come abbiamo spiegato, dovevano servire a rimarcare la dimensione internazionale che l’arte italiana del dopoguerra ha avuto fin dal suo nascere. Ovviamente si tratta solo di un’ipotesi. Ma vediamo come è andata.

 

Cronaca di una serata “no”

 

«Eccoci all’ultimo lotto di questa Italian Sale… anzi no, scusate, al penultimo…». L’errore sul finale di Oliver Barker, che come di consueto guida l’asta dall’alto del suo rostro la dice lunga su che serata sia stata, per l’arte italiana, quella appena terminata. Il ritmo del suo incalzare, lotto dopo lotto, si è fatto sempre più appannato e dopo 43 opere la voglia di dichiarare l’asta terminata doveva essere inconsciamente tanta. Eppure, la prima parte della vendita era iniziata più che bene, tanto che delle 6 aggiudicazioni sopra la stima massima registrate stasera, ben 5 sono state realizzate nel primo quarto dell’asta. E per un attimo il ritmo aveva fatto pensare ad una bella ripartenza per il mercato dell’arte italiana.

LOTTO 1 - Getulio Alviani, Superficie a testure vibratile, 1972. Courtesy: Sotheby's
LOTTO 1 – Getulio Alviani, Superficie a testure vibratile, 1972. Courtesy: Sotheby’s

Superficie a testura vibratile, il primo lotto della serata a firma di Getulio Alviani supera agilmente la stima massima di 60.000 £ per raggiungere, in poco più di un minuto, i 75.000 di hammer price. E se i primi lavori di Enrico Castellani e Lucio Fontana in catalogo portano a casa un risultato sotto le aspettative, Superficie rigata di Castellani sente il martello battere  a 900.000 £ contro una stima massima di 600.000.

LOTTO 4 - Enrico Castellani, Superficie Rigata, 1961. Courtesy: Sotheby's
LOTTO 4 – Enrico Castellani, Superficie Rigata, 1961. Courtesy: Sotheby’s

I primi due invenduti sono a firma di artisti stranieri e la cosa non preoccupa più di tanto, anche perché il Concetto Spaziale (1960) di Fontana al lotto 9 e la bella Natura Morta (1952) di Giorgio Morandi al lotto successivo, superano le massime aspettative raggiungendo, rispettivamente, 1.1 e 1.2 milioni di sterline. Poi… poi qualcosa si rompe e dopo La Piuma, scultura di Fausto Melotti del 1973 (lotto 11), inizia la caduta libera. E cadono, nell’ordine, il Calder della collezione Mulas e due Fontana. Smalto su carta (incidente) di Mario Schifano, prima di essere aggiudicato per 80.000 modeste sterline, rischia di rimanere invenduto. Cosa che accade, invece, al primo Boetti; mentre Nudo di Vincenzo Agnetti raggiunge appena i 100.000 £ della stima minima.

LOTTO 10 - Giorgio Morandi, Natura morta con panno giallo, 1952. Courtesy: Sotheby's
LOTTO 10 – Giorgio Morandi, Natura morta con panno giallo, 1952. Courtesy: Sotheby’s

Si deve arrivare al lotto 19 per trovare un’altra aggiudicazione positiva: Addizione, Kabul, Afghanistan  (1982) di Alighiero Boetti che raggiunge, centrando le aspettative, i 2.000.000 £. Ma la sala boccia le Tendine verdi di Pistoletto al lotto 20. L’asta procede, così, sottotono fino al Concetto Spaziale, Teatrino di Lucio Fontana al lotto 27, battuto a 450.000 £, sopra la stima massima di 350.000 £. E’ l’ultimo guizzo di una serata fiacca, dove niente sembra eccitare la sala o i buyer dall’altra parte dei fili dei telefoni. La telecamera ci mostra i volti leggermente tirati di chi raccoglie le offerte telefoniche, anche se qualche sorriso non manca.

Curiosità: La Pioggia, scultura del 1966-1971 di Fausto Melotti ha raggiunto i 450.000 £, superando il suo primato, per poi rimanere invenduta...
Curiosità: “La Pioggia” (lotto 26), scultura del 1966-1971 di Fausto Melotti ha raggiunto i 450.000 £, superando il suo primato, per poi rimanere invenduta…

Il Nero Cellotex di Alberto Burri (lotto 38) si deve accontentare di 600.000 £, quando il catalogo lo vorrebbe tra i 700.000 e il milione. Rimangono nelle casse di Sotheby’s, Scarpitta, Pistoletto e il secondo Burri in catalogo: Nero Bianco. Marino Marini non esalta, ed è un peccato, e così anche Carol Rama, Ettore Spalletti e Gino De Dominicis che, comunque, se la cavano rispettando almeno le aspettative pre-asta.  Ci fosse stato almeno un record, forse qualcosa di positivo poteva essere scritto, ma in tutta la serata ci si è dovuti accontentare giusto di un “goal fantasma”, con La Pioggia di Fausto Melotti che raggiunge i 450.000 £ per poi rimanere invenduta… e pensare che il suo primato d’asta è di poco superiore ai 421.000 pound!

L'asta In Context Italian Art di Sotheby's in sintesi
L’asta In Context Italian Art di Sotheby’s in sintesi

Ma la serata è talmente buia per l’arte italiana che i due lotti a firma di Rudolf Stingel e Carol Rama inseriti nella evening sale di Post-War & Contemporary Art, che si è tenuta immediatamente dopo In Context, vengono ritirati. A questo punto non ci resta che attendere Christie’s e la sua Thinking Italian per capire quale sia lo stato di salute del mercato dell’arte italiana e del suo appeal tra i collezionisti internazionali. Ma occhio anche alle day sale, particolarmente ricche di artisti italiani, soprattutto delle opere dei membri della nostra Transavanguardia.

NOTA PER IL LETTORE: salvo dove indicato, i prezzi indicati sono da intendersi senza buyer’s premium

Nicola Maggi
Nicola Maggi
Giornalista professionista e storico della critica d'arte, Nicola Maggi (n. 1975) è l'ideatore e fondatore di Collezione da Tiffany. In passato ha collaborato con varie testate di settore per le quali si è occupato di mercato dell'arte e di economia della cultura.
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