Aprire una nuova galleria oggi non significa soltanto inaugurare uno spazio. Significa dichiarare un metodo, una visione, un’idea di come l’arte possa essere prodotta, raccontata e sostenuta nel tempo. Con l’apertura della sede romana di 21Art, in Largo della Fontanella di Borghese 89, questo passaggio diventa particolarmente evidente.
Roma rappresenta la terza sede del gruppo, dopo Treviso e Padova, e si inserisce in un percorso di crescita che guarda già oltre i confini nazionali, con l’imminente apertura di Montecarlo. Ma più che una semplice espansione geografica, l’arrivo nella capitale segna un momento di consolidamento di un modello che mette in relazione artisti, collezionisti e territorio.
Una sede che nasce da una continuità
La nuova 21Art Roma prende forma negli spazi della storica Galleria Mucciaccia, oggi riletti attraverso un intervento di ristrutturazione firmato da Fosbury Architecture. Non una rottura con il passato, ma una trasformazione che mantiene viva la memoria del luogo e la integra in un progetto contemporaneo.
Durante la press preview, ciò che colpisce è l’equilibrio tra dimensione espositiva e dimensione relazionale: la galleria non è pensata come uno spazio neutro, ma come un ambiente abitabile, attraversabile, in cui la fruizione delle opere convive con il tempo della conversazione e dell’ascolto.
Un progetto che cresce insieme alla sua community
Fin dalla sua nascita, 21Art ha scelto di svilupparsi attorno a una community di collezionisti e operatori, riunita nel 21Art Club. Ogni sede ha il proprio gruppo locale, con una struttura condivisa e una forte identità comune: salotti culturali mensili, incontri a numero chiuso, momenti di approfondimento sul sistema dell’arte e servizi dedicati ai membri.
Non si tratta di un club pensato come fine, ma come strumento di conoscenza e sostegno, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al collezionismo. «Il nostro obiettivo è costruire un rapporto di fiducia e trasparenza», ha più volte sottolineato Davide Vanin, fondatore e CEO di 21Art, «accompagnando le persone nella comprensione del mercato e della ricerca artistica, senza scorciatoie».
In questo senso, la community diventa parte attiva del progetto: sostiene gli artisti non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale, seguendone l’evoluzione nel tempo.
Una visione che Davide Vanin aveva già raccontato in un’intervista rilasciata al nostro magazine a Maria Elena Maieron alcuni mesi fa, anticipando un modello di galleria fondato sulla relazione, sulla trasparenza e sulla costruzione di una comunità di collezionisti consapevoli.

Gli artisti al centro, con uno sguardo curatoriale unitario
Al centro del lavoro di 21Art restano gli artisti e la costruzione di percorsi coerenti. La selezione avviene attraverso un comitato interno, con il contributo di Massimiliano Muciaccia, partner del progetto e figura di riferimento nel sistema dell’arte moderna e contemporanea, che porta in galleria una lunga esperienza e una rete di relazioni consolidate.
La direzione artistica è affidata a Cesare Biasini Selvaggi, che garantisce una linea curatoriale riconoscibile e accompagna il dialogo tra artisti italiani e internazionali, emergenti ed established. «Il nostro programma», spiega Biasini Selvaggi, «si muove tra ricerche diverse, ma sempre all’interno di una visione condivisa, che mette in relazione linguaggi, generazioni e contesti».
Un elemento chiave del progetto è la circuitazione delle mostre: i progetti espositivi nascono in una sede e vengono poi ripensati nelle altre, offrendo agli artisti una visibilità più ampia e strutturata, senza frammentare il racconto della loro ricerca.
La mostra inaugurale a Roma
Negli spazi di 21Art Roma è attualmente visitabile una mostra che presenta una panoramica degli artisti della galleria: Valerio Adami, Gonzalo Borondo, Pier Paolo Calzolari, Mario Ceroli, Jan Fabre, Ahmet Güneştekin, Ania Hobson, Cristiano Pintaldi, Piero Pizzi Cannella, Emma Talbot.
Un percorso che attraversa linguaggi e generazioni, dall’Arte Povera alla pittura aniconica, dall’arte pubblica alla riflessione sull’immaginario digitale. Le opere dialogano senza gerarchie forzate, restituendo l’immagine di una galleria che lavora per continuità e stratificazione, più che per contrapposizioni.
Una visione di lungo periodo
Fondata da Alessandro Benetton su un progetto di Davide Vanin, 21Art è una società benefit: una parte degli utili viene reinvestita in progetti a impatto sociale e culturale, con un’attenzione particolare ai giovani e al territorio. Un approccio che si riflette anche nei programmi di residenza d’artista, nei progetti editoriali e nelle attività di scouting internazionale annunciati per il 2026.
L’apertura di Roma non è quindi un punto di arrivo, ma una tappa intermedia in un percorso che punta a costruire nel tempo un ecosistema culturale solido, capace di sostenere la ricerca artistica e di accompagnare il collezionismo con competenza e responsabilità.
In un sistema dell’arte spesso dominato dalla velocità e dall’hype, 21Art sceglie una strada più lenta e condivisa. Una scelta che, oggi, appare tutt’altro che scontata.




