La potenza espressiva della pittura a Napoli dopo Caravaggio approda in Toscana. Dal 27 marzo al 27 settembre, gli storici spazi del Forte Pietro Leopoldo I a Forte dei Marmi ospitano una selezione di capolavori provenienti dalla Fondazione De Vito, offrendo così al pubblico un’occasione per addentrarsi nel “secolo d’oro” della capitale partenopea. La mostra, curata da Nadia Bastogi, rappresenta un dialogo culturale tra la Versilia e la grande tradizione naturalista napoletana, portando per la prima volta nella regione un corpus così significativo di opere.
L’esposizione si concentra sull’eredità lasciata da Caravaggio durante i suoi soggiorni napoletani, analizzando come il suo rivoluzionario uso della luce sia stato reinterpretato dai maestri successivi. Attraverso 39 dipinti di gran pregio, il percorso espositivo ripercorre l’evoluzione stilistica che dal rigore caravaggesco conduce alle prime aperture verso il barocco e il classicismo. Non si tratta solo di una esposizione, ma di un omaggio alla figura di Giuseppe De Vito, ingegnere e studioso che ha dedicato la vita a riunire una vasta collezione, oggi custodita nella Villa di Olmo a Vaglia e resa finalmente accessibile al grande pubblico.
Il visitatore potrà ammirare le opere di protagonisti come Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera e Massimo Stanzione, fino ad arrivare a Mattia Preti e Luca Giordano. Una sezione importante è dedicata alla natura morta napoletana, con artisti come Luca Forte e dei Recco. La struttura della mostra, progettata dall’architetto Marco Francesconi, guida l’osservatore in un racconto sia tematico che cronologico, arricchito da documenti inediti che svelano il dietro le quinte del collezionista De Vito.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Fondazione Villa Bertelli in collaborazione con la Fondazione De Vito, non si limita alle mura del Forte. Il progetto intende infatti creare un dialogo con il territorio, storicamente legato a influenze caravaggesche attraverso pittori locali come Pietro Paolini. Questo legame geografico e artistico trasforma l’evento in un’esperienza diffusa.




