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A Brera con Camilla Prini: il salotto dove l’arte incontra il collezionismo

del

A Brera le porte non si aprono per caso. Si citofona e si entra in un mondo che ha un odore preciso: pittura fresca, parquet vissuto, vino bianco nei calici e conversazioni che si accavallano come in un salotto di altri tempi. Da qualche stagione, tra le strade più eleganti e ancora autentiche del quartiere, c’è un indirizzo che la Milano curiosa ha imparato a segnare in agenda: Arte in Salotto. Non è solo una galleria, è un’energia. E al centro di quell’energia c’è Camilla Prini.

Viene dalle aste — prima Tega, poi Bonhams, quindi Finarte — anni passati a misurare il valore, a frequentare le case più belle d’Italia per valutazioni, a respirare il glamour e l’adrenalina del martello che batte. Un training estetico e umano che le ha insegnato il mercato, i collezionisti, le dinamiche del desiderio. Poi qualcosa cambia. Non basta più gestire il valore storico: nasce l’urgenza di costruirlo. Di scegliere artisti che facciano battere il cuore prima ancora che il telefono. Di lavorare fianco a fianco con chi l’opera la crea, non solo con chi la compra.

Camilla Prini

Così prende forma una galleria che riflette la sua personalità: calda, energica, istintiva. Qui la pittura e la scultura contemporanea — con quotazioni tra i 2 e i 20 mila euro — trovano uno spazio che non è asettico né intimidatorio. I vernissage diventano happening, la “Milano bene” entra e resta, ma senza quell’aria un po’ snob che spesso appesantisce il sistema. Si respira vitalità. Si parla davvero. Camilla vive un equilibrio interessante: conosce i meccanismi del mercato, ma sceglie con la pancia. Chiede ai collezionisti di fare lo stesso. Ogni mostra è un rischio, ogni artista è una scommessa, ogni apertura è un atto di fiducia.

In questa puntata di Citofonare Nicolella entriamo nel suo mondo per capire come si passa dall’adrenalina delle aste alla responsabilità di costruire il futuro di giovani talenti contemporanei. E cosa significa, oggi, aprire una galleria nel cuore di Milano non per seguire il mercato — ma per interpretarlo.

Camilla Prini

Giacomo Nicolella Maschietti: Camilla, hai iniziato nel mondo delle case d’asta, tra realtà strutturate e mercato secondario consolidato, da Bonhams a Finarte. Cosa ti mancava lì dentro, e in quale momento hai capito che volevi stare dall’altra parte: non più a gestire il valore storico, ma a contribuire a costruirlo?

Camilla Prini: Gli anni nel mondo delle aste sono stati importantissimi, sia per imparare a conoscere il mercato ed i collezionisti, sia per formare il mio gusto personale che ho portato dentro la galleria. Ho visitato, facendo valutazioni, le più belle case d’Italia ed è stato un training estetico pazzesco. Negli ultimi anni mi è capitato spesso di accorgermi di trattare delle opere che non amavo realmente, ma che erano richieste dal mercato. E ho sentito il bisogno di iniziare a proporre artisti in cui credessi, che mi facessero battere il cuore realmente. Così l’idea di aprire una galleria un po’ fuori dai canoni, in cui proporre le mie scelte artistiche e soprattutto lavorare a stretto contatto con gli artisti.

G.N.M.: Aprire una galleria oggi, nel cuore di Brera, è una scelta ambiziosa e rischiosa. Cosa significa per te abitare quel quartiere simbolico dell’arte milanese? È una dichiarazione di identità o una sfida al sistema?

C.P.: Brera e’ casa mia. Ci sono cresciuta, ci ho fatto la scuola, conosco i negozianti del quartiere da sempre. E sì, una scelta ambiziosa, perché ovviamente i costi da sostenere per una galleria qui sono alti, ma mi e’ sembrata anche la più logica, anche considerando che la tipologia di collezionisti che ci seguono apprezzano che la galleria sia in centro, in un quartiere così elegante ma al tempo stesso ancora autentico.

Camilla Prini e Nicole Galaverni

G.N.M.: Arte in Salotto è diventata rapidamente un luogo riconoscibile, non solo per la pittura e la scultura che proponi, ma per l’atmosfera dei tuoi vernissage, frequentati da una Milano curiosa, colta e mondana. Quanto è strategia e quanto è istinto nel creare questa comunità intorno agli artisti?

C.P.: Che bella questa definizione dei nostri vernissage, grazie! Ti direi che, come in tante cose importanti della mia vita, c’è molto istinto. La galleria riflette la mia personalità, io sono una persona molto energica, che ama stare in mezzo alla gente perché sono affascinata dalle persone. I vernissage sono così frequentati, forse perché le persone respirano un’atmosfera vitale, c’è una bella energia pulita, secondo me, senza gli atteggiamenti un po ‘fastidiosi che a volte noi milanesi abbiamo … In questo, forse, un po’ di strategia c’è stata, nella misura in cui ho immaginato una galleria che fosse un luogo caldo, di scambio reale tra le persone, non un ambiente asettico e un pò snob.

G.N.M: Lavori con giovani artisti italiani e internazionali con quotazioni spesso sotto i 10.000 euro, in un momento di mercato complesso e prudente. Cosa guardi in un’opera prima ancora del prezzo? E cosa chiedi a un collezionista che entra da te per la prima volta?

C.P.: La prima cosa che cerco quando vaglio un nuovo artista è la qualità, è un sine qua non… proprio perché è un momento complesso e data l’abbondanza di offerta. E poi deve nascere, spontaneamente, un bel rapporto umano tra me e l’artista. Senza quello non riesco a lavorare. Ai collezionisti chiedo di fidarsi del mio gusto ma anche di lasciarsi guidare dal cuore, nella scelta di un’opera. Se incerti tra due opere, dico sempre di scegliere con la pancia.

Camilla Prini e Tommaso Ottieri

G.N.M: Se dovessimo fotografarti — non solo con l’obiettivo, ma con le parole — dentro la tua galleria: qual è l’immagine che racconta davvero chi sei oggi? La ragazza delle aste che conosce i meccanismi del mercato o la gallerista che sceglie, rischia e scommette sul futuro?

C.P.: Direi che ad oggi sono un mix delle due cose: i meccanismi del mercato, il glamour e l’adrenalina delle aste sono parte del mio percorso e quindi le ho portate nel lavoro che faccio in galleria, ma oggi il mio quotidiano è diverso: lavoro gomito a gomito con gli artisti, seguo i collezionisti, scelgo, rischio (ogni mostra lo è) e… faccio un sacco di manovalanza che di certo non facevo quando usufruivo dei budget delle case s’asta.

Giacomo Nicolella Maschietti
Giacomo Nicolella Maschietti
Giacomo Nicolella Maschietti è giornalista professionista, critico e curatore. Da oltre vent’anni collabora con Class CNBC come esperto di mercato dell’arte. Scrive regolarmente per Collezione da Tiffany, Cottura Creativa, Private e Patrimoni e ha collaborato con Milano Finanza, GQ, Marie Claire Maison e con le principali testate italiane del settore (Flash Art, Artribune, Artslife). Conduce settimanalmente la rubrica culturale Grand Hotel su UP TV, la moving TV delle metropolitane e degli aeroporti italiani. Si occupa di mercato, collezionismo e sistema dell’arte, con particolare attenzione ai rapporti tra patrimonio culturale, istituzioni e contemporaneità.

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