In occasione di TEFAF Maastricht 2026, la galleria Antonacci Lapiccirella Fine Art trasforma lo stand 318 in un’esperienza immersiva con il progetto “Swedish Lights”. Si tratta di una vera e propria “mostra nella mostra” dedicata ai pittori svedesi di inizio Novecento, un ambito che la galleria romana approfondisce con rigore scientifico da oltre vent’anni. Il focus celebra quella generazione di artisti scandinavi capaci di mediare tra tradizione accademica e simbolismo europeo, restituendo la magia silenziosa e contemplativa dei paesaggi nordici.
Tra i protagonisti assoluti spicca Gustaf Fjæstad, il “Maestro della neve”. Nelle sue tele, come il monumentale Paesaggio innevato del 1913, la natura incontaminata viene ridotta all’essenziale, evocando la potenza metafisica dei romantici tedeschi e di Friedrich. La tecnica di Fjæstad, che fonde il puntinismo di matrice neoimpressionista a una sensibilità quasi xilografica, permette di esplorare le mille sfumature del bianco, trascinando lo spettatore in uno stato meditativo e fiabesco.

Accanto a Fjæstad, l’opera Sera di febbraio di Oskar Bergman offre una visione sospesa tra realtà e sogno. In questo crepuscolo svedese, Bergman utilizza il colore come misura dell’interiorità: la luce calda del tramonto che contrasta con il gelo dell’acqua diventa un linguaggio poetico radicato nella tradizione romantica, dove lo spazio si trasfigura in un silenzio metafisico di rara intensità.

La proposta della galleria prosegue con una raffinata selezione di opere europee che spaziano dal Neoclassicismo al primo Novecento. Di grande impatto è la tela di Theodor Matthias von Holst, allievo prediletto di Füssli, che mette in scena una visione perturbante del Faust di Goethe. Nell’oscura danza della Notte di Valpurga, il soprannaturale e la sensualità convivono in una composizione teatrale illuminata da chiarori lunari, testimoniando l’eredità visionaria del maestro svizzero.

Un capitolo a parte è riservato alla modernità dell’Autoritratto d’artista al cavalletto di Henriette Daux. L’opera, databile tra il 1880 e il 1885, non è solo un ritratto intimo fin-de-siècle, ma un vero manifesto d’identità professionale. Ritraendosi con i pennelli in mano e uno sguardo diretto verso lo spettatore, Daux rivendica il ruolo della donna nel sistema dell’arte parigino, offrendo un’immagine di consapevolezza che anticipa le sensibilità pre-moderniste.

(Parigi 1864 – Vanves 1953)
“Autoritratto al cavalletto”, 1890 circa
Olio su tela, 162 x 97 cm
Firmato al centro a sinistra: H. DAUX.
Con questa partecipazione a Maastricht, Antonacci Lapiccirella ribadisce una linea curatoriale dove la storia dell’arte e l’istinto estetico si armonizzano perfettamente.




