Ci sono collezioni che non si limitano a sommare capolavori, ma condensano un sistema di relazioni e una visione culturale precisa. Il nucleo di sette opere provenienti da una straordinaria raccolta privata tedesca, presentato da Sotheby’s a Palazzo Serbelloni e destinato alla Contemporary Evening Sale di Londra questo marzo, appartiene senza esitazioni a questa categoria.
Conservata per oltre sessant’anni lontano dai riflettori, la collezione riemerge oggi con una stima complessiva di 15 milioni di sterline, offrendo una lettura compatta dell’avanguardia del dopoguerra. Sebbene formata in Germania, la raccolta è nella sua essenza radicalmente italiana, poiché è attraverso il genio di Lucio Fontana che prende forma questa specifica visione dello spazio e della materia.
Il ritorno sul mercato dei capolavori di Lucio Fontana
La presenza di cinque opere fondamentali di Fontana rende questo nucleo la più ampia ricognizione sulla sua ricerca apparsa sul mercato recente. Il vertice economico e artistico è rappresentato da un monumentale Concetto Spaziale del 1960, un olio punteggiato da buchi verdi stimato tra gli 8,5 e i 12 milioni di sterline. L’opera avvolge lo spettatore in una dimensione cosmica che anticipa le ambizioni dei suoi lavori più maturi.
Accanto a questo colosso, la serie dei tagli e quella delle pietre con vetri di Murano completano un percorso che testimonia la lungimiranza di collezionisti capaci di scommettere sul radicalismo spazialista quando era ancora pura avanguardia.
Alberto Giacometti e Sam Francis: un dialogo internazionale
Il dialogo internazionale è garantito dalla Femme debout di Alberto Giacometti e da una tela di Sam Francis del 1962. Se la scultura di Giacometti indaga la resistenza della figura umana nello spazio, il White Painting di Francis utilizza il bianco come campo attivo di luce, dialogando idealmente con i vuoti di Fontana. Questi lotti non sono semplici aggiunte, ma pilastri che confermano la caratura museale dell’intera raccolta e la capacità dei primi proprietari di guardare oltre i confini nazionali per catturare lo spirito del tempo.
L’eredità della Galerie Schmela e del movimento ZERO
Questa coerenza interna deriva direttamente dalla Galerie Schmela di Düsseldorf, epicentro del mercato europeo negli anni Sessanta e ponte fondamentale per la diffusione del radicalismo italiano verso il Nord Europa e il movimento ZERO. Alfred Schmela fu il primo a capire che i buchi di Fontana non erano solo gesti di rottura, ma nuove grammatiche visive.
Il ritorno simbolico di queste opere a Milano, prima della vendita londinese di marzo, rappresenta un momento eccezionale per il mercato e per la riscoperta di un capitolo cruciale della nostra storia dell’arte, offrendo ai collezionisti l’opportunità di acquisire pezzi con una provenienza impeccabile. I capolavori saranno visibili presso Palazzo Serbelloni a Milano fino al 5 febbraio




