A quindici anni dalla sua collocazione permanente, la scultura “Congiunti all’Universo” torna a far parlare di sé. L’opera, nata dal sodalizio artistico tra Angelo Morucci e Mario Venturini, si prepara a una celebrazione che ne rinnova il valore simbolico e la posizione di rilievo all’interno del sistema museale veneto.
Inaugurata il 17 maggio 2011 presso il Museo d’Arte Medioevale e Moderna di Padova, la scultura appartiene alla celebre serie “Le Mani dell’Amore”. La sua collocazione non è casuale: situata nel Giardino delle Sculture agli Eremitani, l’opera vive in un confronto serrato e silenzioso con la Cappella degli Scrovegni. È qui che il contemporaneo cerca la legittimazione della storia, ponendosi come omaggio ideale alla rivoluzione prospettica e spirituale di Giotto.
La geometria del sacro: dal Trecento all’acciaio
Il fulcro concettuale di “Congiunti all’Universo” risiede nella citazione del cerchio, figura archetipica di perfezione che Morucci e Venturini riprendono come ponte tra due ere. Se per Giotto il cerchio rappresentava la maestria tecnica e l’equilibrio divino, per i due scultori moderni diventa il punto di contatto tra l’umano e l’infinito.
Dalla terra emergono le strutture che richiamano le vene della vita, culminando in due mani, maschile e femminile, collocate su un piano di assoluta parità. Non c’è gerarchia, ma solo l’incontro di due entità che, unendosi, si aprono alla dimensione del “tutto”.
Un organismo vivo in metallo nobile
La peculiarità dell’opera risiede nella sua dinamicità: non è un oggetto statico, ma un organismo che “muta pelle”. Gli agenti atmosferici intervengono sulla superficie metallica, trasformandola nel tempo e rendendo la scultura una testimone tangibile del passare dei giorni, proprio come gli affreschi giotteschi portano i segni dei secoli.
Appuntamento in atelier
Per celebrare questo anniversario e approfondire la genesi dell’opera, il 17 maggio 2026 sarà possibile partecipare a una visita esclusiva insieme agli artisti presso il loro atelier di Modena, tramite prenotazione obbligatoria a info@spacegallery.it. Un’occasione per scoprire da vicino il processo creativo di un’opera che è diventata segno indelebile nel panorama culturale padovano.






