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giovedì, Agosto 18, 2022

Emergenza COVID-19: la grande crisi delle gallerie statunitensi

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Crollano del -73% le entrate delle gallerie d’arte statunitensi nel secondo trimestre del 2020. Una contrazione che segue quella del 31% registrata nel primo trimestre. Effetto dell’emergenza COVID-19 che sta colpendo duramente il sistema dell’arte americano dove già il 74% dei collaboratori delle gallerie ha perso il proprio posto di lavoro.

Sono questi alcuni dei dati che emergono dall’indagine condotta dall’Art Dealers Association of America (ADAA) dal 15 aprile al 4 maggio 2020 tra le principali gallerie negli Stati Uniti per valutare l’impatto di COVID-19. Ossia su quello che è il cuore mondo dell’arte, da cui dipende la vitalità stessa culturale e  salute economica delle arti e dell’ecologia culturale negli Stati Uniti e nel mondo.

168 le gallerie in tutto il paese che hanno partecipato al sondaggio, che ha coinvolto i membri delle principali organizzazioni di settore, tra cui l’ADAA, la Gallery Association Los Angeles (GALA), la Houston Art Gallery Association (HAGA), la New Art Dealers Alliance (NADA ), San Francisco Art Dealers Association (SFADA) e Portland Art Dealers Association (PADA).

«Le devastanti perdite nelle entrate delle Gallerie, la riduzione delle attività commerciali e le chiusure dei loro spazi fisici  – spiegano i curatori dell’indagine  –  non solo incidono finanziariamente sui loro dipendenti e venditori, ma anche sugli artisti e sui professionisti di tutto il mondo. Gli artisti fanno molto affidamento sulle gallerie, per le entrate derivanti dalle vendite ma soprattutto per l’attività che queste svolgono nella promozione della loro carriera, sponsorizzando la creazione di nuovi lavori, aiutandoli a collocare le loro opere in collezioni di importanti istituzioni e a sviluppare mostre e a vincere borse di studio attraverso programmi in gallerie, pubblicazioni e altre piattaforme in tutto il mondo».

Prima del 13 marzo 2020, gli intervistati impiegavano più di 1.035 dipendenti a tempo pieno e 521 a contratto e attualmente rappresentavano 2.421 artisti viventi e 340 archivi d’artista. L’impatto finanziario dei blocchi di COVID-19 è stato rapido e immediato per gli intervistati. E adesso, oltre alle perdite nelle entrate, una preoccupazione urgente i galleristi americani sono le spese di gestione dei loro spazi fisici.

A quante fiere pensano di partecipare nel 2020 le gallerie americane. Fonte: ADAA

Basti pensare che l’80% degli intervistati è in affitto e  solo il 51% è riuscito a raggiungere un accordo con i proprietari dei fondi dove si trovano le loro gallerie per pagamenti differiti o sconti. Tra quelli che hanno un mutuo, invece, solo 14% è riuscito ad accordarsi con i propri finanziatori.

Tutto ciò, si legge nel report dell’indagine, ha gettato le gallerie statunitensi in una situazione di grande incertezza riguardo alle proiezioni delle entrate per il resto del 2020. Tanto che molti operatori stanno riducendo o rinunciando a partecipare alle fiere d’arte, che in situazioni di normalità rappresentano quasi il 50% delle loro vendite annuali, stando ai dati del report The Art Market 2020 di Art Basel e UBS.

Più del dettaglio, il 28% degli intervistati non prevede di partecipare a fiere d’arte per il resto del 2020. E solo il 47% prenderà parte ad almeno una fiera nel 2020. Mentre il restante 25% è ancora indeciso.

«Il sondaggio si concentra sull’impatto a breve termine, ma le implicazioni saranno di vasta portata e di lungo periodo sia per le gallerie d’arte che molti dei dipendenti e deli artisti che supportano, sia finanziariamente che come partner chiave nella promozione delle loro pratiche e carriere. – hanno commentato affermato Andrew Schoelkopf, presidente dell’ADAA e fondatore di Menconi + Schoelkopf, e Maureen Bray, direttore esecutivo dell’ADAA -. Le perdite improvvise e devastanti registrate, avranno senza dubbio un effetto a catena su queste piccole imprese e sulla più ampia comunità artistica per i prossimi 12-18 mesi, se non addirittura per un periodo più lungo. E’ ancora prematuro dire per quanto a lungo questa situazione potrà durare. È essenziale che i governi federali, statali e locali intraprendano ulteriori azioni per garantire che la piccola comunità imprenditoriale, comprese le gallerie d’arte, abbia accesso al supporto necessario per sostenere le loro attività a lungo termine e continuare a dare il loro contributo essenziale al vivace panorama artistico e culturale della nazione».

Nicola Maggi
Nicola Maggi
Giornalista professionista e storico della critica d'arte, Nicola Maggi (n. 1975) è l'ideatore e fondatore di Collezione da Tiffany. In passato ha collaborato con varie testate di settore per le quali si è occupato di mercato dell'arte e di economia della cultura.
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