Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il Padiglione Turchia propone una delle mostre più dense e stratificate del panorama contemporaneo: Un Bacio sugli Occhi, progetto dell’artista Nilbar Güreş, a cura di Başak Doğa Temür e commissionato dalla Istanbul Foundation for Culture and Arts (İKSV).
Un gesto poetico tra intimità e politica
Il titolo della mostra prende origine dall’espressione turca Gözlerinizden öperim, formula di commiato affettuosa che significa letteralmente “bacio i tuoi occhi”. Questo gesto simbolico diventa la chiave interpretativa dell’intero progetto: un invito alla cura, alla delicatezza e alla relazione, ma anche un dispositivo critico attraverso cui interrogare le tensioni sociali e politiche contemporanee.
Le opere di Güreş si distinguono da anni per la sua capacità di coniugare ironia, poesia e critica sociale. In questa esposizione, l’artista amplia ulteriormente il proprio linguaggio, presentando un corpus che attraversa scultura, installazione, pittura e opere su carta e tessuto. Il percorso espositivo riunisce lavori preesistenti e nuove produzioni realizzate appositamente per la Biennale, segnando un’evoluzione significativa verso pratiche tridimensionali.
Una mostra come esperienza corporea
Nel testo curatoriale, Başak Doğa Temür sottolinea come la mostra rifiuti una narrazione lineare, privilegiando invece una costruzione spaziale basata su relazioni dinamiche. Le opere si dispongono vicino al suolo, sospese o appoggiate, invitando il visitatore a un’esperienza percettiva lenta e consapevole.
Muoversi nello spazio diventa così un atto di negoziazione tra prossimità e distanza, vulnerabilità e resistenza. Il corpo dello spettatore entra in dialogo diretto con le opere, attivando una dimensione sensoriale e relazionale che riflette i temi centrali della pratica dell’artista.
Materiali come memoria e resistenza
Elemento cruciale del lavoro di Güreş è l’uso dei materiali: tessuti, abiti, oggetti domestici e forme organiche non sono semplici componenti formali, ma veri e propri portatori di memoria individuale e collettiva. Le nuove installazioni di grande formato, realizzate a Istanbul tra il 2025 e il 2026 in collaborazione con artigiani e tecnici, incarnano questa dimensione processuale e comunitaria.
Attraverso gesti di trasformazione che combinano cura, umorismo e resistenza, l’artista affronta temi complessi come migrazione, identità, genere e discriminazione. Le sue opere nascono spesso da esperienze vissute, ma si espandono verso una riflessione più ampia sulle condizioni contemporanee segnate da sradicamento, razzismo e xenofobia.
Intimità e tensione politica
Uno degli aspetti più rilevanti della mostra è la coesistenza tra intimità e tensione politica. Güreş costruisce un linguaggio visivo in cui la vulnerabilità non è mai sinonimo di passività, ma diventa invece uno spazio di forza e possibilità. Le relazioni tra i corpi, gli oggetti e lo spazio espositivo restituiscono una visione complessa e sfaccettata dell’esperienza umana contemporanea.






