In mostra anche un ritratto inedito del 1911 di Gino Severini, presentato per la prima volta al pubblico.
In occasione di TEFAF Maastricht 2026, la galleria di Matteo Salamon porta in fiera una selezione che attraversa oltre cinque secoli di pittura italiana, dal tardo Medioevo alle ricerche spaziali del secondo dopoguerra. Tra le opere presentate spicca un ritratto finora inedito di Gino Severini, uno dei momenti più interessanti della proposta della galleria per questa edizione della fiera.
Il dipinto, eseguito nel 1911, raffigura Fernande Costa-Torro, amica dell’artista e proprietaria di una boutique a Montmartre. L’opera nasce nel momento in cui Severini ha appena aderito al Futurismo e intrattiene un intenso dialogo artistico con Umberto Boccioni. Nel ritratto, la dimensione mondana della Parigi d’inizio Novecento si traduce in un raffinato gioco formale: il grande cappello a strisce bianche e nere della protagonista diventa il fulcro dinamico della composizione, trasformando un dettaglio di moda in un dispositivo visivo capace di suggerire movimento, ritmo e modernità. Presentato ora per la prima volta al pubblico, il dipinto rappresenta un contributo significativo alla conoscenza della produzione severiniana degli anni parigini.
Accanto a questa scoperta novecentesca, lo stand propone un percorso che riflette il metodo di lavoro della galleria, fondato su studio della provenienza, stato di conservazione e rigore scientifico. Il viaggio prende avvio dalla cultura tardogotica con una preziosa tavola raffigurante San Francesco che riceve le stimmate, riconducibile alla Venezia di fine Trecento e al rinnovamento pittorico di Jacobello del Fiore.

Alla Firenze tra Tre e Quattrocento appartiene invece la luminosa Madonna col Bambino in trono di Lippo di Andrea di Lippo (1430 circa). Il percorso prosegue con una delicata Madonna col Bambino del Maestro di San Miniato, testimonianza della vitalità delle botteghe fiorentine della fine del Quattrocento, in dialogo con maestri come Andrea del Verrocchio e Sandro Botticelli.

Tra le opere di maggiore rilievo figura anche una Deposizione di Giulio Cesare Procaccini, importante interprete della pittura lombarda del Seicento, riemersa dopo essere rimasta lontana dal mercato e dagli studi dal 1933. All’inizio del Settecento appartiene invece una rara natura morta firmata e datata 1700 di Giovanni Paolo Todeschini, primo dipinto noto dell’artista eseguito come opera autonoma di questo genere.

A chiudere il percorso è uno dei celebri Concetti spaziali del 1960 di Lucio Fontana, in cui la superficie della tela viene superata attraverso la costellazione dei “buchi”, aprendo la pittura a una dimensione reale di spazio e luce. Con questa selezione, Salamon conferma a TEFAF una linea curatoriale che unisce scoperte di mercato, ricerca storico-artistica e opere di qualità museale.




