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Aste: l’arte contemporanea italiana vale il 2.6% del mercato

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Oltre 45.7 milioni di dollari. A tanto ammonta il fatturato generato dalla vendita in asta di opere d’arte contemporanea italiana, ossia il 2.6% del mercato. Gli artisti italiani sono oggi al 5° posto in classifica dopo quelli statunitensi (39.9%), cinesi (21.2%), tedeschi (10.9%) e britannici (10.8%). E questo anche se il mercato dell’arte contemporanea in Italia rimane sostanzialmente debole, rappresentando solo lo 0.4% di quello globale, con un fatturato totale di 7.1 milioni di dollari (inferiore di oltre 6 volte a quello della nostra arte contemporanea!). Sono questi alcuni dei dati che emergono dal nuovo rapporto di artprice.com che prende in esame l’andamento del mercato da luglio 2014 a giugno 2015. Dodici mesi in cui, complessivamente, le vendite all’asta di arte contemporanea hanno generato un fatturato 1.76 miliardi di dollari, segnano un calo del -12% rispetto al periodo precedente, ma una crescita del +1800% in confronto alla stagione 2000-2001, quando questo mercato valeva solo 93 milioni.

Fatturato delle vendite all'asta di arte contemporanea per nazionalità degli artisti (Fonte: artprice.com)
Fatturato delle vendite all’asta di arte contemporanea per nazionalità degli artisti (Fonte: artprice.com)

Oggi, spiegano gli analisti di artprice.com, l’arte contemporanea rappresenta il 13% del mercato mondiale e da luglio 2014 al giugno scorso sono state 55.400 le opere vendute nel mondo di cui il 64% aggiudicato per meno di 5000 dollari, mentre solo lo 0.4% ha superato il milione, facendo registrare un calo del -15% rispetto all’annata precedente. 205 opere milionarie di cui solo 14 battute a più di 10 milioni. Tra queste The Field Next to the Other Road, opera di Jean-Micheal Basquiat realizzata nel 1981 e venduta il 13 maggio scorso da Christie’s per 37.1 milioni di dollari: ossia l’aggiudicazione più alta dell’anno. Ma la cosa più incredibile è che un solo dipinto di Basquiat possa avere un valore molto vicino al fatturato complessivo di tutta l’arte contemporanea italiana venduta nel mondo.

 

Gli italiani faticano ad imporsi

 

Nonostante una posizione in classifica non malvagia – in fondo ci lasciamo dietro anche paesi molto alla moda come il Brasile (0.8%) -, l’Italia fa molta fatica ad imporre i suoi artisti in un mercato dell’arte contemporanea che, di anno in anno, si fa sempre più competitivo. Scorrendo la Top 500 degli artisti internazionali con il maggior fatturato in asta che chiude il rapporto artprice.com, infatti, è possibile notare come gli italiani siano solo 10:

La classifica del 10 artisti italiani che sono rientrati nella Top 500 di artprice.com
La classifica del 10 artisti italiani che sono rientrati nella Top 500 di artprice.com

Al di là di questo, le cose vanno meglio che agli artisti francesi i quali, pur contando su un mercato nazionale più forte del nostro (35.5 milioni di dollari, pari al 2% del totale), rappresentano oggi, in termini di vendite, solo lo 0.8% del fatturato mondiale di arte contemporanea. A differenza della Francia, però, in Italia è praticamente inesistente il mercato di fascia alta e, come se non bastasse, le aste di arte contemporanea sono quasi assenti. Ben più vivace (si fa per dire) è la scena relativa all’arte moderna e del dopoguerra sostenuta, in primo luogo, dalle vendite di Christie’s e Sotheby’s. Di fatto, gli artisti che compongono la Top 10 degli italiani più redditizi in asta da noi sono venduti unicamente in galleria.

I 15 paesi più importanti per fatturato delle vendite di arte contemporanea nelle aste dal luglio 2014 al giugno 2015 (Fonte: artprice.com)
I 15 paesi più importanti per fatturato delle vendite di arte contemporanea nelle aste dal luglio 2014 al giugno 2015 (Fonte: artprice.com)

Il perché di questa difficoltà a farsi spazio sul mercato è presto detto. Come giustamente mette in evidenza il rapporto artprice.com, infatti, a differenza di quanto accedeva in passato, «oggi la diffusione e la quotazione di un artista dipendono più dalle gallerie di grido e da collezionisti famosi per il loro intuito, che non dai critici d’arte». «Al centro di questo circuito di influenza – prosegue il rapporto -, i grandi opinionisti hanno un ascendente quasi illimitato sul mercato dell’arte contemporanea, sostenuti da reti potenti. L’influenza di una galleria è data dal suo successo internazionale, dal suo peso finanziario e dalla dinamica di promozione che ne deriva. Le grandi gallerie lanciano i loro artisti nelle fiere internazionali, presso i collezionisti e i curatori, pubblicano opere e spesso sostengono i prezzi della propria scuderia nelle sale d’asta. In tal modo definiscono l’offerta artistica, determinando al tempo stesso le quotazioni».

La Top 10 degli artisti contemporanei per fatturato nelle vendite in asta dal luglio 2014 al giugno 2015 (Fonte: artprice.com)
La Top 10 degli artisti contemporanei per fatturato nelle vendite in asta dal luglio 2014 al giugno 2015 (Fonte: artprice.com)

L’Italia, in questo scenario è particolarmente debole. Da un lato perché, anche per motivi di dimensioni, non può contare su tantissime gallerie di grido, dall’altro, perché il nostro collezionismo è storicamente molto esterofilo e, con esso, molti dei nostri galleristi che spesso hanno in squadra molti più artisti stranieri che non italiani. Insomma, un quadro che ricorda molto il nostro calcio, con i club più potenti che hanno in rosa al massimo un paio di italiani e una nazionale che ormai fallisce tutti gli appuntamenti più importanti per mancanza di nuove leve. Per farsi un’idea di come stiano le cose, basta dare uno sguardo al numero delle gallerie italiane che partecipano a fiere come Frieze o la Fiac – che inaugura proprio oggi in quel di Parigi – e ai nomi che portano nei loro stand.

 

Storie di successo: il caso Rudolf Stingel

 

Per comprendere meglio le dinamiche che portano o meno un artista ad avere successo nelle aste internazionali, il caso di Rudolf Stingel è emblematico. L’artista meranese, che da luglio 2014 a giugno 2015 con la vendita di 30 opere a generato un fatturato di oltre 22.2 milioni di dollari conquistando l’11° posto nella Top 500 di artprice.com, ha dovuto attendere molto perché le sue quotazioni lievitassero. E questo anche se il suo talento era già stato ampiamente riconosciuto dagli operatori di settore. La sua scalata nel mercato inizia, di fatto, solo nel 2007 quando espone all’MCA di Chicago e al Whitney Museum of American Art di New York e da allora il suo andamento in asta è stato in costante ascesa fino ad arrivare al primo semestre di quest’anno in cui, su 20 lotti messi in vendita, solo uno è rimasto invenduto. E anche nelle prime aste del secondo semestre le cose sono andate bene, con il suo Untitled (1996-97), inserito nel catalogo della evening sale di Phillips a Londra (14/10), venduto per più di 1.9 milioni di sterline contro una stima di 700 mila – 1 milione di £.

Fatturato delle vendite all'asta di Rudolf Stingel dal gennaio 2000 al giugno 2015 (Fonte: artprice.com)
Fatturato delle vendite all’asta di Rudolf Stingel dal gennaio 2000 al giugno 2015 (Fonte: artprice.com)

Ma prima di quel fatidico 2007, nonostante un curriculum artistico di tutto rispetto, i suoi quadri valevano poco più di 10.000 dollari e il pubblico delle aste rimaneva praticamente impassibile davanti ai suoi lavori. Ma quali sono state le tappe che lo hanno portato al successo sul mercato internazionale? Il primo passo è stato, nel 1989, l’ingresso nella galleria MDC – Massimo De Carlo, una delle più prestigiose ed influenti del nostro Paese e che lo rappresenta ancora oggi. Nel 1991 espone a Manhattan presso la Paula Cooper Gallery importantissima galleria newyorchese che, nata nel 1968, ha scritto la storia del mondo artistico della Grande Mela. E’ poi la volta del Grand Central Terminal, del Walker Art Center, del Museo di Arte Moderna di Francoforte e della Biennale di Venezia (1999, 2003). Un successo crescente a cui, però, non corrisponde ancora un riconoscimento del mercato dove le sue opere non superano mai i 15.000 dollari. Poi le cose cambiano. Nel 2007  il Museum of Contemporary Art di Chicago organizza una retrospettiva sulla sua carriera che viene poi ospitata anche dal Whitney. Un evento chiave a cui seguono una serie di esposizioni indimenticabili come quella alla Nationalgalerie di Berlino (2010) o quella di Palazzo Grassi (2013) in occasione della Biennale di Venezia. Contemporaneamente la sua opera ottiene il sostegno di influenti galleristi come Larry Gagosian che, tra il 2011 e il 2015, presenta i suoi lavori a New York, Parigi e Hong Kong.

Rudolf Stingel, Untitled, 2012 – veduta dell’installazione presso Palazzo Grassi, Venezia 2013 – Pinault Collection – photo Stefan Altenburger – Courtesy of the artist
Rudolf Stingel, Untitled, 2012 – veduta dell’installazione presso Palazzo Grassi, Venezia 2013 – Pinault Collection – photo Stefan Altenburger – Courtesy of the artist

A distanza di 35 anni dal suo debutto, i collezionisti di tutto il mondo si contendono i suoi lavori e un quadro della serie Silver Mash (1989) che nel 2000 costava 9.400 $ nel 2008 ne valeva già 900.000. A maggio, Christie’s ha battuto per 1.7 milioni un suo Untiteld del 1996 che era stato acquistato nel 2009 per 363 mila dollari. E nello stesso mese Rudolf Stingel ha ottenuto il suo nuovo record d’asta: 4.7 milioni di dollari.

[infobox maintitle=”NOTA PER IL LETTORE” subtitle=”Dal punto di vista della segmentazione del mercato si intendono opere di arte contemporanea quelle create da artisti nati dopo il 1945.” bg=”gray” color=”black” opacity=”off” space=”30″ link=”no link”]

Nicola Maggi
Nicola Maggi
Giornalista professionista e storico della critica d'arte, Nicola Maggi (n. 1975) è l'ideatore e fondatore di Collezione da Tiffany. In passato ha collaborato con varie testate di settore per le quali si è occupato di mercato dell'arte e di economia della cultura.
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