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Il mercato italiano dell’arte visto dalle gallerie

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Se il mercato italiano delle aste di arte moderna e contemporanea sembra essere in netta ripresa, quello delle gallerie d’arte che operano nello stesso settore presenta ancora segni di grande difficoltà. Da un’indagine online che abbiamo condotto tra le gallerie del nostro Paese emerge come per il 57.7% degli intervistati il mercato italiano dell’arte sia ancora in una fase di stagnazione se non addirittura di crisi. Solo il 43.2% parla di un mercato in ripresa. Ad essere maggiormente in difficoltà, le gallerie che lavorano con gli artisti emergenti. Il settore sembra, però, guardare con ottimismo al 2016 anche se l’attuale situazione economica e politica preoccupa molti. Ma oltre a fattori congiunturali, dalle risposte degli intervistati, sono emersi anche numerosi elementi strutturali che, ormai da anni, stanno penalizzando il nostro mercato dell’arte. Una carrellata che va dagli aspetti fiscali fino a quelli culturali, passando dalla scarsa visibilità che i media di settore danno all’arte contemporanea.

 

Il 2015 è andato bene, ma il mercato è ancora frenato

 

Dopo aver visto, in occasione di ArteFiera, quali sono i principali trend dell’offerta nelle gallerie italiane, abbiamo cercato di capire come stanno andando le cose dal punto di vista commerciale. Ossia se in Italia si vende arte moderna e contemporanea e se il mercato in galleria è ripartito come quello delle aste. Dall’indagine che abbiamo condotto è emerso che il 2015, per molti galleristi, è stato un anno positivo (56.8%) o, comunque, in linea con il 2014 (32.4%). Un trend che però non si riflette nelle previsioni per il 2016. Per il 48.6% degli intervistati, infatti, l’anno in corso, nella migliore delle ipotesi, sarà uguale al 2015, mentre per l’8.4% potrebbe anche andare peggio.

Mercato italiano dell'arte: Outlook 2016
Mercato italiano dell’arte: Outlook 2016

A soffrire di più, sembrano essere quelle gallerie che si occupano, prevalentemente, di artisti emergenti. E il motivo di questa difficoltà è, in primo luogo, la scarsa fiducia dei nostri collezionisti nei confronti dei nuovi nomi della scena artistica. Ma in una situazione difficile vertono anche molte delle realtà che operano nel sud del Paese, lontane dai centri principali di Milano, Torino o Roma. Dai dati raccolti, per quanto parziali, emerge così un’Italia dell’arte che solo in parte può parlare di un mercato in ripresa (43.2%), mentre per il 32.4% dei casi quello italiano è ancora un mercato dell’arte in una grave fase di stagnazione e per il restante 24.3% addirittura in crisi.

Il mercato italiano dell'arte visto dalle gallerie
Il mercato italiano dell’arte visto dalle gallerie

Una situazione, quella emersa dall’indagine che abbiamo realizzato, su cui pesano fattori strutturali come la normativa fiscale o l’Iva, e congiunturali come la situazione economica di un’Italia mai completamente uscita dalla crisi iniziata nel 2008. Ma anche una situazione politica anomala e mai troppo sensibile alle istanze dell’arte. Oltre a fattori più strettamente culturali.

 

Fisco, economia e cultura: ecco cosa frena il mercato italiano

 

Se le turbolenze dei mercati finanziari e la situazione politica del nostro Paese preoccupano la maggioranza dei galleristi, anche alla luce delle ripercussioni che hanno sull’economia reale, i fattori indicati come cause dell’attuale situazione del mercato italiano dell’arte sono veramente tantissimi. E molti di questi non sono semplicemente “congiunturali”, ma “strutturali” e quindi, se si vuole, molto più gravi. Se, da un lato, infatti, tra principali fattori di crisi troviamo l’Iva troppo elevata rispetto a quella di altri Paesi, la mancata deducibilità fiscale degli acquisti d’arte, il diritto di seguito e la mancanza totale di agevolazioni per chi compra opere d’arte. Dall’altro, i galleristi denunciano un calo della passione e della cultura artistica nel nostro paese che penalizza, in primo luogo, gli emergenti; una certa difficoltà a portare i nostri artisti all’estero, dovuta anche ad un sostegno istituzionale dell’arte italiana che oggi è praticamente assente. E se, come mettono in evidenza alcuni degli intervistati, in Italia si è persa un po’ l’abitudine ad andare in galleria, negli anni è venuta meno anche la fiducia nel mercato dell’arte da parte dei piccoli e medi investitori. Ma ad essere sotto accusa sono anche i media di settore che danno poca visibilità al settore dell’arte contemporanea italiana. A preoccupare, infine, quelle gallerie che negli anni si sono aperte al mercato internazionale, è anche il tasso di cambio dell’euro.

Fonte: Collezione da Tiffany su dati forniti da 47 gallerie italiane su 120 consultate

Nicola Maggi
Nicola Maggi
Giornalista professionista e storico della critica d'arte, Nicola Maggi (n. 1975) è l'ideatore e fondatore di Collezione da Tiffany il primo blog italiano dedicato al mercato e al collezionismo d’arte contemporanea. In passato ha collaborato con varie testate di settore per le quali si è occupato di mercato dell'arte e di economia della cultura. Nel 2019 e 2020 ha collaborato al Report “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione” di Deloitte Private. Autore di vari saggi su arte e critica in Italia tra Ottocento e Novecento, ha recentemente pubblicato la guida “Comprare arte” dedicata a chi vuole iniziare a collezionare.

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