La recente pubblicazione avvenuta lo scorso 18 dicembre del report “Minicifre della cultura – Edizione 2025” fornisce una lettura aggiornata e sintetica dello stato della cultura in Italia, in quanto contiene un elevato quantitativo di dati e indicatori statistici. Tali strumenti permettono al lettore di comprendere più nel dettaglio le dinamiche che attraversano il settore sia culturale che creativo.
Il documento – promosso dal Ministero della Cultura e realizzato in collaborazione con la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali – è redatto utilizzando fonti ufficiali e riconosciute e integrando dati provenienti da istituzioni pubbliche, enti di ricerca e osservatori specializzati.
L’edizione 2025 prende in esame l’ultimo triennio disponibile, consentendo una lettura dei principali cambiamenti intervenuti in un contesto contraddistinto da profonde trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali.
L’obiettivo del presente articolo è quello di fornire al lettore una fotografia dell’attuale periodo che sta attraversando l’intero comparto ed anticipare le tendenze che si verificheranno nel 2026.
La dimensione economica della cultura
Da punto di vista economico, il sistema culturale e creativo italiano è caratterizzato da una forte frammentazione imprenditoriale: la maggioranza delle imprese è costituita da micro e piccole realtà, spesso con meno di 10 addetti, diffuse soprattutto nei contesti urbani e metropolitani. Tuttavia, sebbene abbiano dimensioni ridotte, queste imprese contribuiscono in modo significativo alla produzione di valore e all’attrattività dei territori.
Sul piano occupazionale, occorre evidenziare che il settore impiega centinaia di migliaia di addetti, con un’incidenza rilevante di professioni ad alta qualificazione. Allo stesso tempo, vi sono alcuni elementi di fragilità portati alla luce dal documento: una quota parte consistente del lavoro culturale è caratterizzata da discontinuità, lavoro autonomo e forme contrattuali non standard, soprattutto nei comparti dello spettacolo e delle attività creative. Dopo il calo registrato durante la pandemia, i dati più recenti indicano una ripresa progressiva dell’occupazione, in particolare nei settori legati alla fruizione in presenza.
Nell’ambito del settore di riferimento, un ruolo centrale è attribuito alle politiche pubbliche e agli investimenti statali, che incidono in modo diretto sulla sostenibilità economica del settore. Nello specifico, gli interventi del Ministero della Cultura e le risorse straordinarie del PNRR pari a circa 4,2 miliardi – pari al 2,2% dei Fondi PNRR complessivi- hanno rafforzato la capacità di spesa e di investimento del sistema culturale, sostenendo infrastrutture, imprese e progetti di innovazione, sebbene persistano divari territoriali nella distribuzione delle risorse e nella capacità di intercettarle.
Tra i 27 Paesi membri dell’Unione europea, infatti, per volume di spesa pubblica in cultura nel 2023 l’Italia si posizionava al quarto posto, dopo Spagna, Francia e Germania. Tuttavia, rapportando i 10 miliardi di spesa in cultura al totale della spesa pubblica, la posizione del nostro Paese scende agli ultimi posti della classifica collocandosi al di sotto della media comunitaria. Analizzando l’andamento degli stanziamenti nel settore a livello comunitario nell’ultimo triennio, inoltre, emerge che il tasso di crescita della spesa del governo italiano è tra i più bassi (+9% tra 2021 e 2023), pur essendo in linea con quello di Francia (+12%) e Germania (+10%).
Sul fronte delle capacità di attrarre risorse, le linee di finanziamento private risultano in costante incremento mostrando una tendenza positiva sia le erogazioni da parte di Fondazioni di origine bancaria, sia le donazioni effettuate dai mecenati attraverso il credito d’imposta garantito dall’Art bonus (+24% rispetto al 2022) e tramite il programma 5×1000.
Con riferimento invece alla spesa media delle famiglie, essa si mantiene invece stabile, misurata principalmente attraverso la rilevazione dell’acquisto di libri, giornali, riviste e servizi.
Nel complesso, dall’analisi emerge come tale settore rappresenti un fattore economico strategico, capace di generare valore, occupazione e sviluppo locale. La lettura dei dati suggerisce la necessità di politiche integrate e di lungo periodo, in grado di coniugare crescita economica, qualità del lavoro e sostenibilità del sistema culturale.
Benessere, Cultura e Salute
L’ulteriore aspetto interessante analizzato nel documento è il rapporto che emerge tra partecipazione culturale, benessere individuale e salute, evidenziando come la cultura rappresenti non solo un fattore di crescita economica e sociale, ma anche una risorsa determinante per la qualità della vita delle persone e delle comunità.
Nello specifico, la fruizione culturale — ossia la partecipazione ad attività artistiche e creative alla frequentazione di musei, biblioteche e spettacoli — è sempre più spesso associata a livelli più elevati di benessere soggettivo, inclusione sociale e coesione comunitaria.
La cultura, infatti, contribuisce inoltre allo sviluppo di competenze cognitive e relazionali lungo tutto l’arco della vita, con effetti positivi sul capitale umano. Le buone pratiche culturali hanno sempre più benefici nella prevenzione, benessere psicologico nel contrasto all’isolamento sociale.
In conclusione, rappresenta sempre più un aspetto rilevante quello di integrare la cultura nelle strategie di sviluppo sostenibile e di salute pubblica, riconoscendone il valore trasversale e intersettoriale.
La cultura diventa quindi un fattore chiave per promuovere benessere, resilienza e qualità della vita, rafforzando il legame tra politiche culturali, sociali e sanitarie.




