Bruxelles ti accoglie sempre con quella sua eleganza un po’ sghemba, che non sa decidersi se essere capitale del potere oppure di un’Europa con il colletto slacciato. E io, come tutti gli anni, atterro sapendo già dove vado a parare: al Plaza.
Sì, il Plaza. L’hotel più “Mamma ho perso l’aereo” delle Fiandre, con quei corridoi tappezzati di moquette color blu di Prussia e borgogna, i bagni enormi piastrellati bianco e nero come la loggia di Twin Peaks, un set anni Novanta, e la doccia rigorosamente nella vasca, perché il lusso vero è l’anacronismo. E poi quel calore — non solo quello dell’hotel. A Bruxelles, incredibilmente, fa più caldo che a Milano. Sette, otto gradi a gennaio, aria secca, e l’illusione che questa città, almeno per un weekend, sia più accogliente di casa tua.
Questo è il Brafa 2026.
La settantunesima, e si vede: fiera con le spalle larghe, con la sicurezza di chi non deve più dimostrare niente.
Fondata dagli antiquari per gli antiquari.
Negli ultimi anni si sono messi a sbrodololare un po’ nel contemporaneo, a volte senza misura. Ma bisogna essere onesti: quando sbrodolano, lo fanno bene.

All’ingresso, subito a sinistra, una tripletta che ti rimette in pace con il mondo: un George Condo d’inizio anni 2000, di quelli importanti e nervosi, che sembrano disegnati con un filo elettrico scoperto. Poi Andy Warhol che guarda tutti dall’alto con quella sua ironia glaciale da salotto newyorkese. E un Adrian Ghenie del 2005 che sorprende per la freschezza (e la conchiglia in primo piano) — lavori che tengono e che, in mezzo a tanta vernice vecchia di secoli, fanno persino respirare.
Il contemporaneo, quando c’è, c’è con le spalle dritte: un dittico di Kapoor a 185.000 euro, perfettamente piazzato, come se la fiera volesse dire ai suoi puristi: “vedete? Possiamo farlo senza sporcarci troppo”.
E intanto, sotto a tutto questo, il ronzio: collezionisti che girano, osservano, tastano l’aria. Quest’anno si è sentito persino un po’ di americano — non una folla, ma abbastanza per capire che la bolla del mercato, alimentata dalle congiunture internazionali, non si è ancora sgonfiata del tutto. È più un palloncino che cigola: resiste, si deforma, ma resta in alto.
Il giorno del vip opening, poi, la conferma che Brafa ha deciso di pestare i piedi al TEFAF. Eleganti camerieri in livrea che ti servono ostriche fresche direttamente in fiera sono l’indizio più chiaro di questa piccola guerra fredda del gusto. A Maastricht hanno l’aura, a Bruxelles ti viziano. E in un mercato così, a volte è il vizio che vince.
Non si può non menzionare il cranio di triceratopo da 750.000 euro, ritrovato in South Dakota e auspicabilmente destinato a un museo. Oppure il monumentale e consueto Brueghel da De Jonkheere, in vendita a 3 milioni di euro. E ancora Renoir, i fiamminghi, Bosch, capolavori medievali lignei, design. Una stupenda seduta dei fratelli Campana per Louis Vuitton da Roberta e Basta (sugli 80k)… La wunderkammer è senza fine.

Nel complesso?
Una fiera più bella dell’anno scorso: più compatta, più viva, con una qualità generale che ha fatto un passo in avanti. Ma soprattutto una fiera che sa ancora sorprendere, anche uno che di fiere ne ha viste troppe.
E io, uscendo, con il sapore salino dell’ultima ostrica in bocca, penso che in fondo il Plaza, con i suoi bagni enormi e il suo lusso fuori tempo massimo, è la metafora perfetta del Brafa: un posto dove il passato e il presente convivono senza litigare, con un po’ di polvere, molto charme, e quella strana sensazione che, nonostante tutto, valga ancora la pena tornare.
Vi lascio con il price list ufficiale delle opere principali, buona lettura…
PRICE LIST
Virginie Devillez (stand 48), 100.000 – 150.000 €,
Victor Servranckx (Belgio, Laeken 1897–1965 Bruxelles), Opus 68. Paysage de banlieue, 1923, olio su tela, 39 × 69 cm
Artimo Fine Arts (stand 150), 200.000 €,
Alfred Boucher (Francia, Nogent-sur-Seine 1850–1924 Aix-les-Bains), La Fortuna, circa 1905, marmo bianco, base in marmo color pesca e bronzo dorato, 93 cm
Véronique Bamps (stand 80), 89.000 €,
Testa di pantera Cartier con diamanti, occhi in smeraldo a taglio pera e muso in onice, bracciale in oro bianco, circa 2000
Galerie Raf Van Severen (stand 112), 40.000 – 60.000 €,
Marcel Caron (Francia, Enghien-les-Bains 1890–1961 Liegi, Belgio), Jazz, circa 1920, olio su tela, 72 × 93 cm
Franck Anelli Fine Art (stand 90), 150.000 €,
Charles Topino (Francia, Arras 1742–1803), cassettiera a mezzaluna del periodo Luigi XVI, circa 1780, rovere, vernice parigina, applicazioni in bronzo dorato, piano in marmo di Aleppo, 91 × 131 × 58 cm
Dei Bardi Art (stand 11), 24.000 €,
Marco Aurelio (121–180 d.C.), ispirato all’antico busto di tipo III dell’imperatore, Italia settentrionale, fine XVI secolo, marmo, 22,5 × 16 × 11 cm (35 cm con base in marmo rosso)
Van Herck-Eykelberg (stand 137), 50.000 – 75.000 €,
Léon Spilliaert (Belgio, Ostenda 1881–1946 Bruxelles), Les escaliers au crépuscule jaune, 1922, acquerello e gouache su carta, 78 × 59 cm
Galerie AB – Agnès Aittouarès (stand 79), 8.500 €,
César (1921–1998), La Poule sous les nuages, 1988, tecnica mista, pittura e collage su carta applicati su cartone, 48,5 × 38 cm
Jan Muller Antiques (stand 27), 150.000 – 200.000 €,
Trittico raffigurante la Crocifissione e scene della Passione, scuola fiamminga, circa 1500, olio su pannello, 51 × 36,5 cm (chiuso), 51 × 73 cm (aperto)
Samuel Van Hoegaerden Gallery (stand 126), 20.000 €,
Bram Bogart (Paesi Bassi, Delft 1921–2012 Saint-Trond, Belgio), Senza titolo (Maart), 1991, tecnica mista su pannello, 85 × 65 cm
Galerie AB – Agnès Aittouarès (stand 79), 110.000 €,
Sam Francis (1923–1994), Senza titolo, 1963, acrilico su carta, 90 × 63 cm
Laurence Lenne (stand 83), 150.000 – 200.000 €,
Cornelis Floris II de Vriendt (Anversa, 1513–1575), due putti atlantidi in alabastro, circa 1560–1563, alabastro, 47 cm
Galerie De la Béraudière (stand 95), 750.000 – 1.000.000 €,
Joan Miró (Barcellona 1893–1983 Palma di Maiorca), Femme, oiseaux, 1976, olio, gouache e pastello a olio su pannello testurizzato, 65,1 × 50,2 cm
Stern Pissarro (stand 25), 450.000 €,
Yayoi Kusama (Giappone, Matsumoto, 1929), Visionary Wave Crest, 1978, smalto e acrilico su tela, 65,5 × 80,5 cm




