Dal 6 maggio al 22 novembre 2026, il Museo Fortuny ospita Dreamers, un’ampia mostra monografica dedicata a Erwin Wurm, tra le figure più influenti dell’arte contemporanea. Curata da Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit, l’esposizione propone un percorso immersivo che ripercorre le principali linee di ricerca dell’artista austriaco, noto per aver ridefinito il concetto stesso di scultura.
Fin dagli esordi, Wurm ha ampliato i confini del medium, introducendo una visione della scultura come esperienza temporale, corporea e concettuale, in cui oggetti quotidiani e corpo umano diventano strumenti di riflessione sulla società contemporanea.
La scultura come esperienza effimera

Uno dei nuclei centrali della mostra è dedicato alle celebri One Minute Sculptures (1996–97), opere che hanno consacrato l’artista a livello internazionale. Qui, il pubblico è chiamato a partecipare attivamente: seguendo semplici istruzioni, i visitatori assumono pose con oggetti comuni, trasformandosi in sculture viventi e temporanee.
In queste pratiche, l’opera esiste nel gesto e nella sua breve durata, dissolvendosi dopo un minuto e sopravvivendo solo nella documentazione fotografica. Wurm utilizza spesso la Polaroid, creando quella che lui stesso definisce una sorta di “tassidermia dell’istante”.
Parallelamente, la serie Dreamers dà il titolo alla mostra e introduce un immaginario più surreale: cuscini sovradimensionati sostenuti da arti umani generano figure instabili e paradossali, sospese tra dimensione fisica e inconscio.
Corpo, assenza e identità

Un altro asse fondamentale dell’esposizione riguarda il rapporto tra corpo e abito. Nella serie Substitutes, Wurm presenta indumenti svuotati della presenza umana, trasformandoli in sculture dell’assenza e tracce di identità sospese.
Questo tema entra in dialogo diretto con la figura di Mariano Fortuny, a cui il museo è dedicato. In particolare, il confronto tra il celebre abito Delphos e le opere di Wurm evidenzia come l’abito possa diventare estensione del corpo, ma anche testimonianza della sua mancanza.
Ne emerge una riflessione più ampia: l’identità come costruzione fragile, continuamente modellata e rimodellata nel tempo.
Il Museo Fortuny come spazio vivo
Ospitare la mostra all’interno di Palazzo Fortuny significa attivare un dialogo tra epoche e linguaggi. L’edificio, trasformato dallo stesso Fortuny in un laboratorio interdisciplinare, diventa oggi un organismo vivente in cui memoria e contemporaneità si intrecciano.
Le opere di Wurm si inseriscono in questo contesto come elementi di tensione: forme che si piegano, si deformano e mettono in crisi la stabilità dello spazio museale, trasformandolo in un luogo di sperimentazione sull’identità contemporanea.
Tra ironia e critica sociale

Elemento distintivo della pratica di Wurm è l’umorismo, mai fine a sé stesso. Attraverso situazioni assurde e paradossali, l’artista mette in luce le contraddizioni del capitalismo, le pressioni sociali e le costruzioni identitarie imposte.
Come afferma lo stesso Wurm, guardare l’ordinario attraverso l’assurdo permette di scoprire nuove prospettive su ciò che diamo per scontato. In questo senso, la mostra invita il pubblico a interrogarsi: cosa resta di noi quando smettiamo di “metterci in posa”?




