Il Premio internazionale porta l’arte contemporanea tra le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, con l’obiettivo di costruire una collezione permanente diffusa nel territorio. Per la seconda edizione vince l’australiana Madison Bycroft con TERMINI, un progetto di sculture ceramiche nato dal dialogo con il paesaggio e le comunità locali.
Può un paesaggio diventare parte integrante di un’opera d’arte? E può l’arte contemporanea contribuire a rinnovare il modo in cui un territorio riconosce e racconta la propria identità? È attorno a queste domande che si sviluppa Colline ad Arte, il Premio internazionale dedicato alle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Patrimonio mondiale UNESCO, che punta a costruire nel tempo una collezione permanente di opere site-specific, destinate a entrare stabilmente nel paesaggio. Un progetto che supera l’idea dell’esposizione temporanea per immaginare un museo senza mura, in cui la ricerca artistica diventa occasione di incontro tra natura, storia e comunità.
La seconda edizione, presentata a Palazzo Balbi, a Venezia, il 6 ottobre 2026, ha proclamato vincitrice Madison Bycroft, artista australiana classe 1987, nata ad Adelaide e residente a Parigi. Il suo progetto, TERMINI, nasce da una ricerca sulla pratica romana dell’Augurio, l’osservazione del mondo naturale come strumento per interpretare la relazione tra l’essere umano e il territorio. L’intervento prevede quattro sculture ceramiche alte un metro, accompagnate da elementi di dimensioni minori, ispirate ai cippi che delimitavano il templum degli auguri. Le opere saranno concepite come un’installazione unitaria, destinata a un unico luogo delle Colline, e realizzate attraverso una residenza artistica in collaborazione con l’Associazione Piccoli Ceramisti di Scomigo, a Conegliano. La consegna è prevista tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, con installazione definitiva entro la primavera.
Il progetto entrerà nella collezione permanente di Colline ad Arte, avviata nel 2025 con Antifona di Shezad Dawood. A selezionare Bycroft tra dieci artisti italiani e internazionali è stata una giuria curatoriale composta da Eugene Yiu Nam Cheung, Gianluigi Colin, Raffaella Frascarelli, Eugenio Viola e Kathryn Weir. Madrina dell’edizione è Marinella Senatore.
La vocazione del Premio è portare nelle Colline uno sguardo artistico internazionale, senza trasformare il paesaggio in un semplice fondale. Le opere sono chiamate a confrontarsi con la storia, le risorse e le competenze locali, facendo della sostenibilità e della relazione con le comunità elementi sostanziali del processo creativo. Non si tratta, dunque, soltanto di installare sculture in un contesto di straordinaria bellezza, ma di produrre interventi capaci di nascere dal luogo e di restituirgli nuove possibilità di lettura.
Ideato e diretto artisticamente dalla giornalista culturale Sabrina Donadel, il Premio riflette anche il suo legame personale con questo territorio, nel quale è nata e cresciuta e che ha continuato a seguire anche dopo il trasferimento a Milano. La sua esperienza nel racconto dell’arte contemporanea e del collezionismo si traduce qui in un progetto concreto: portare le opere fuori dai luoghi tradizionali dell’esposizione e renderle parte di un patrimonio condiviso, attraverso visite, incontri, attività educative e momenti di confronto.
La sfida, tuttavia, non si esaurisce con la realizzazione delle opere. Un museo diffuso richiede tempo, cura e un dialogo continuativo con chi abita il territorio. È in questa prospettiva che Colline ad Arte prova a costruire un modello in cui la tutela del paesaggio non coincida con la sua cristallizzazione, ma con la possibilità di mantenerlo vivo, aprendolo a linguaggi contemporanei e a nuove forme di partecipazione.
In questa intervista, Sabrina Donadel racconta la genesi del Premio, le ragioni della scelta di Madison Bycroft e l’ambizione di costruire, edizione dopo edizione, una collezione capace di mettere in relazione la dimensione internazionale dell’arte contemporanea con l’identità di un territorio unico.
Giacomo Nicolella Maschietti: Colline ad Arte nasce da un rapporto molto personale con questo territorio. Che cosa ti ha spinto a immaginare proprio qui un Premio di arte contemporanea e, soprattutto, che cosa vuoi che rimanga dopo ogni edizione?
Sabrina Donadel: Ho ideato il Premio Colline ad Arte come un atto d’amore per la terra in cui sono nata e cresciuta e dove ho ancora i miei genitori. È un territorio che ho continuato a vivere anche dopo essermi trasferita a Milano, seguendone tutte le trasformazioni fino a vederlo diventare sito UNESCO. Da sempre desideravo mettere al suo servizio l’esperienza professionale maturata negli anni nel mondo dell’arte, in Italia e all’estero, per far conoscere le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene anche attraverso lo sguardo di artisti contemporanei. Quello che desidero resti dopo ogni edizione è il segno tangibile del loro dialogo con il territorio attraverso opere permanenti, diffuse nel paesaggio.
GNM: La seconda edizione porta nelle Colline dieci artisti italiani e internazionali, selezionati da una giuria curatoriale di profilo internazionale. Quanto è importante, per te, che un territorio così fortemente caratterizzato dalla propria identità riesca a confrontarsi con una scena artistica che arriva da fuori?
SD: Fin dall’inizio il mio obiettivo è stato portare sul territorio la più autorevole espressione dell’arte contemporanea internazionale ed è per questo che Colline ad Arte è un Premio a invito: ogni artista viene individuato per il suo percorso e per la capacità di entrare in relazione con questo paesaggio. Per la seconda edizione sono onorata di aver lavorato con una giuria curatoriale internazionale di altissimo profilo, con cui abbiamo selezionato una rosa di artisti italiani e stranieri che vanta collaborazioni con istituzioni come MoMA, Whitney Museum, Palais de Tokyo, Centro de Arte Reina Sofia. La forte identità delle Colline è uno stimolo per chi viene da fuori e, allo stesso tempo, i progetti che nascono dal Premio permettono alla comunità locale di guardare la propria terra con occhi diversi.
GNM: Il vincitore di quest’anno è Madison Bycroft con TERMINI, un progetto che parte dall’antica pratica romana dell’Augurio e prevede una residenza sul territorio e il coinvolgimento dei Piccoli Ceramisti di Scomigo. Quanto conta, nella tua idea di arte pubblica, che l’opera non venga semplicemente “installata” in un luogo, ma nasca da un rapporto concreto con chi quel luogo lo abita?
SD: Conta moltissimo ed è da proprio qui che nasce l’idea del Premio. Dopo molti anni passati a raccontare in televisione i collezionisti e il sistema dell’arte contemporanea, ho maturato il pensiero che l’arte debba uscire dai luoghi tradizionali per essere incontrata là dove non ce lo si aspetta. A patto, però, che sia un’arte disposta a lasciarsi trasformare dal luogo con cui dialoga, generando nuove forme di relazione con chi la vive. È ciò che accade con l’opera premiata quest’anno: TERMINI nasce anche dal tempo trascorso dall’artista sul territorio e dalla sua collaborazione con chi sulle Colline produce.
Sostenibilità è la parola chiave dei criteri di selezione di Colline ad Arte: il dialogo con il territorio è possibile soltanto attraverso una pratica artistica attenta all’ambiente, alla cultura e alla storia del luogo, prevedendo l’utilizzo di risorse e materiali locali.
GNM: Hai coinvolto una giuria internazionale composta, tra gli altri, da Eugenio Viola, Eugene Yiu Nam Cheung, Raffaella Frascarelli, Gianluigi Coline Kathryn Weir, mentre la madrina è Marinella Senatore. Che cosa cercavi in questa squadra e quanto è difficile, oggi, costruire una selezione davvero indipendente dalle logiche più prevedibili del sistema dell’arte?
SD: Fin da subito ho voluto una giuria curatoriale con esperienze istituzionali maturate in tutto il mondo per portare a Colline ad Arte una visione autorevole e davvero internazionale. È stata una sfida, data la giovane età del Premio, ma le relazioni di stima reciproca costruite in tanti anni di lavoro nel mondo dell’arte mi hanno permesso di formare una squadra straordinaria con cui è stato un onore lavorare. Per me indipendenza significa lasciare che a guidare la scelta siano la qualità dei progetti e la loro coerenza con lo spirito del Premio, senza soffermarci sulle logiche del sistema dell’arte.
GNM: Il Premio ha un’ambizione precisa: costruire nel tempo una collezione permanente, con opere diffuse nel paesaggio delle Colline. Dopo Antifona di Shezad Dawood e ora con TERMINI, stai di fatto costruendo un museo senza mura. È questa, secondo te, la direzione verso cui dovrebbe andare sempre più l’arte contemporanea nel rapporto con i territori?
SD: Un museo senza mura è un obiettivo ambizioso e credo sia una strada importante per il rapporto tra arte e territori. In questo caso l’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, promotrice del Premio, ne ha colto il valore. Ma la sfida continua anche dopo che le opere sono state installate: l’arte contemporanea deve entrare davvero nel tessuto sociale e culturale del luogo, senza snaturarlo, lasciando però emergere domande scomode e risposte non convenzionali che aiutino la comunità locale e i visitatori di passaggio a formare un pensiero nuovo. Per questo sono importanti i momenti di dibattito, le visite guidate, il lavoro con le scuole e gli eventi costruiti intorno alle opere: tutte occasioni per vivere l’arte e non soltanto ammirarla.
GNM: Tu arrivi da una lunga esperienza nella televisione, nel giornalismo, nell’arte e nel collezionismo. Dopo tanti anni, passati a raccontare gli artisti, oggi ti trovi a scegliere, produrre e lasciare opere in un territorio che senti tuo. Che cosa hai scoperto, facendo questo passaggio dall’altra parte della scena?
SD: Faccio televisione da molto tempo, ma non solo: ho ideato e prodotto diversi format e progetti culturali pubblici e privati, ho raccontato l’arte contemporanea e i collezionisti, in particolare con PrivateCollection, il format che ho creato e che è andato in onda per tre stagioni su Sky Arte. È l’insieme di queste competenze che mi ha portata a concepire e a realizzare Colline ad Arte, un Premio che si inserisce nel mio ecosistema professionale. Ciò che questo lavoro mi sta mostrando con ancora più evidenza è che raccontare può restare sul piano delle idee, mentre avere la direzione artistica di un progetto che porta le opere nel paesaggio vuol dire fare i conti con tempi, budget, rapporti con le istituzioni e questioni logistiche, senza mai perdere di vista la visione dell’artista.
Vivere il mondo dell’arte da dentro significa accompagnare gli artisti mentre un’idea prende forma, è un processo allo stesso tempo creativo e concreto. Per me è sempre questa la parte più bella: far nascere qualcosa di nuovo.








