“Ho sempre pensato che il contesto sia importante al pari dell’opera” mi ha scritto Luigi Giordano su whatsapp quando gli ho proposto di partecipare a questo ciclo di interviste. Gli avevo spiegato che stavo cercando delle testimonianze ed esperienze di collezionisti che, oltre ad acquistare opere, facessero qualcosa in più per sostenere il mondo dell’arte contemporanea. Luigi e sua moglie Laura nel 2019 hanno dato il via al restauro di Palazzo Bellini, nel centro di Oleggio in provincia di Novara, ed è lì che nel 2023 hanno inaugurato “Bianco”, la prima mostra curata da Rischa Paterlini.

Il progetto di Luigi e Laura si chiama SPA – Spazio per Arte (nell’intervista c’è un aneddoto molto ironico che è scaturito dal nome) e comprende sia la loro collezione, con circa duecento opere prodotte da un centinaio di artisti, più una serie di mostre che permettono alle opere di essere esposte attraverso le sensibilità dei vari curatori e un interessante programma di talk e attività educative per le scuole.
A novembre è stata inaugurata la mostra FRAGILITY – The dance of Life and Death, curata da Domenico de Chirico con Rischa Paterlini, il cui finissage è previsto il 31 luglio mentre per chi vuole la prossima apertura sarà l’11 aprile. Tutte le informazioni si trovano nel loro sito e una volta che si inizia la navigazione è possibile avere un’anteprima dell’intera collezione. Mi è capitato rare volte di poter studiare le opere di un collezionista così ben catalogate con le foto, l’anno di produzione, le dimensioni e la biografia di ciascun artista. La prima opera della collezione è stata “Viaggio a Tunisi” di Piero Pizzi Cannella, arrivata nel 1989, mentre l’ultima è una scultura del giovane Federico Cantale. Laura e Luigi Giordano collezionano anche fotografia e tra le varie opere ho rivisto due scatti di Gabriele Basilico a Beirut che sembrano un dejà vu, con i palazzi bombardati e le strade piene di rovine. Quando ho chiesto a Luigi quale potrebbe essere il filo rosso che collega le opere in collezione mi ha confidato due parole: Eros e Thanatos. Ho ripensato ai lavori di Herman Nitsch, allo Stabat Mater di Mimmo Paladino, al teschio in bronzo di Kiki Smith, all’opera di Giulia Cenci e poi ai profili nudi di Zehra Dogan, alle figure di Herman Albert, alla foto di Vanessa Beecroft, il ricamo di Maurizio Anzeri e tutto si teneva. Ma c’è qualcos’altro che lega le opere alla coppia di collezionisti, tocca a voi leggere tra le righe delle risposte e sfogliando la loro collezione online o dal vivo (gli indirizzi li trovate a fine intervista!).
Salvatore Ditaranto: Spazio Per Arte nasce per permettere a chiunque di incontrare l’arte contemporanea in tutte le sue forme. Questo vostro progetto nasce da un’urgenza, da un’esigenza o da cosa?
Laura e Luigi Giordano : Nasce dalla voglia di condividere la nostra esperienza con l’arte contemporanea con tutte le persone che vogliono mettersi in gioco, che hanno un’attitudine alla curiosità e che sono consapevoli che l’unica certezza è il dubbio. Facciamo anche parte di We Art Collective Club, un’associazione con cui ogni anno organizziamo il “premio Art Collective” di € 20.000. I soci collezionisti segnalano giovani artisti italiani e internazionali e i primi tre che arrivano in finale vengono poi giudicati da una giuria e il vincitore entra a far parte della collezione del museo di Rivoli, grazie alla donazione dei soci.
SD: Umberto Eco ha scritto “la principale funzione della biblioteca, almeno la funzione della biblioteca di casa mia e di qualsiasi amico che possiamo andare a visitare, è di scoprire dei libri di cui non si sospettava l’esistenza, e che tuttavia si scoprono essere di estrema importanza per noi”. Le opere arrivate in collezione vi hanno sorpreso? E cosa potrebbe spiazzare chi visita SPA?
L|LG: Il Diminutivo di Spazio per Arte è SPA e il restauro di Palazzo Bellini, realizzato sotto la supervisione della Soprintendenza, è durato circa 3 Anni. La gente del paese diceva “Giordano apre una SPA, ci voleva proprio una SPA ad Oleggio”. Ad un certo punto mi sono detto “e adesso cosa rispondo alla cittadinanza?”, fino a quando mi è venuta l’idea di commissionare un lavoro site specific a Giulia Cenci che consisteva in una vasca da bagno con all’interno una figura metà uomo e metà lupo, che per me rappresenta l’incontro che ci deve essere tra l’humanitas e le nuove tecnologie.
SD: “Gli oggetti sono sempre stati trasportati, venduti, scambiati, rubati, recuperati e perduti. Le persone hanno sempre fatto regali. Quello che conta è come racconti la loro storia” si legge nel romanzo “Un eredità di avorio e ambra”. C’è una storia che vorreste raccontare legata ad un’opera da voi posseduta?
L|LG: L’arte come la vita è un’avventura. Di solito quando ci sono le visite guidate le persone mi chiedono spesso che significa quest’opera? oppure non capisco questo lavoro. Siccome anch’io non so spiegare le opere (è più brava mia moglie) me ne esco con degli aneddoti. Ad esempio, quando acquistai una delle opere più significative di Piero Pizzi Cannella, nel lontano 1990, l’opera misurava 250×320 cm, e il gallerista – Enzo Cannaviello – mi chiamò nel suo studio dicendomi se gli potevo dire per conto di quale collezionista avevo acquistato il lavoro più importante della mostra. C’è voluto un po’ di tempo prima che si rendesse conto che l’acquirente era il sottoscritto. Effettivamente i collezionisti della galleria Cannaviello erano molto più adulti di me e lui non riusciva a farsene una ragione che un ragazzo di 29 anni acquistasse un lavoro così grande!
SD: “Ogni immagine più che del soggetto ci parla dello sguardo dell’autore” hanno scritto Gayford e Hockney. Una collezione ci parla molto anche dei collezionisti: la vostra cosa dice?
L|LG: Ritengo che ogni collezione dovrebbe parlare di colui che l’ha creata, una vita intera con i suoi pregi e i suoi difetti. In questo caso anche l’opera meno conosciuta, meno apprezzata e più sottovalutata all’interno della collezione, acquista significato… come quella di maggior successo. Io poi, sono un autodidatta e a scuola andavo male. Per prendere il diploma di Ragioneria, che si fa in cinque anni, ci ho messo otto anni. Ho iniziato a studiare davvero dopo il diploma proprio grazie all’Arte Contemporanea. Voglio raccontare un aneddoto che secondo me è molto interessante. Anni fa lessi un articolo del rettore di Harvard che diceva agli studenti: “Se pensate di venire in questa università in cambio di un futuro migliore state perdendo il vostro tempo. Noi non siamo capaci di prepararvi per quel lavoro che quasi certamente non esisterà più intorno a voi. Oramai il lavoro, a causa dei cambiamenti organizzativi, strutturali e tecnologici, è soggetto a variazioni veloci. Noi possiamo insegnarvi a diventare capaci di imparare, perché dovrete reimparare continuamente”. Ecco la lezione dell’Arte Contemporanea per me: dover imparare continuamente. È come fare il gioco dell’oca, fai un giro, arrivi al traguardo e poi si ricomincia. Dico questo perché il Contemporaneo ti costringe a comprendere meglio “lo spirito del Tempo”. Ogni collezionista è costretto ad essere “lì dove c’è il filo d’erba che cresce”, deve saper cogliere il momento propizio: il Kairos. Quando lo scultore Lisippo ne volle dare la rappresentazione lo immaginò con la nuca calva e i capelli che scendono sul viso. Questo perché il Kairos si afferra solo in anticipo e quando il Kairos ci dà le spalle nessuno può acciuffarlo più.
SD: Thomas Bernhard in ‘Antichi Maestri’ scrive “Per quanto ciò sia assurdo (…) se guardo un quadro ho la sensazione e la convinzione che sia stato dipinto solamente per me…”. Come collezionisti avete mai provato la stessa cosa davanti ad un’opera?
L|LG: L’acquisto di un’opera è una parte di me che non conoscevo. L’arte ha proprio questo scopo, quello di allargare i miei orizzonti, di farmi scoprire più me stesso, è una ricerca continua e non c’è fine.
SD: Alan Bennett nel suo scritto ‘I quadri che mi piacciono’ confessa: “Il mio criterio di giudizio è piuttosto superficiale, e mi riesce difficile separarlo dall’idea di possesso. Così so che è un quadro mi piace solo quando ho la tentazione di portarmelo via nascosto sotto l’impermeabile”. Concordate?
L|LG: Non ho l’idea di possesso, mi piace invece condividere la mia esperienza con altri collezionisti oppure appassionati, curiosi e i giovani. A SPA vengono tanti giovani sia come scolaresche che durante le aperture e gli eventi che organizziamo. E per me questa è una grandissima soddisfazione perché qui hanno la possibilità di scoprire l’arte contemporanea, stare davanti a opere che li fanno riflettere e gli svelano nuovi orizzonti. Ecco questo è un altro aspetto di SPA Spazio per Arte molto importante per me e mia moglie, la funzione di educazione all’arte, al bello, specie in un territorio come il nostro in cui l’arte contemporanea non è così presente e conosciuta. Ed anche per questo SPA è diventata un’associazione ETS perché vogliamo portare avanti proprio progetti educativi e formativi soprattutto per i giovani.
SD: Pierre Le-Tan, parlando dei collezionisti che aveva conosciuto, come a voler dare un consiglio generale, scrive “un collezionista avveduto compra sempre pezzi estranei alle mode”. Vi sentite estranei alle mode?
L|LG: Una delle osservazioni che mi fece Enzo Cannaviello, quando iniziai l’avventura del contemporaneo, fu “fidati poco delle mode del momento”. Secondo lui le mode non fanno altro che abbellire l’aspetto esteriore di ciò che internamente spesso è brutto. L’Arte bella davvero, invece, agisce sul profondo. In sintesi, la vera Arte va oltre la superficie e riesce a far scattare in colui che ne gode un meccanismo di riflessione.
SD: Maurizio Cattelan in un’intervista ha paragonato le sue opere a degli orfani in cerca di una nuova famiglia. Vi piace pensarvi nei panni di genitori adottivo per un’opera e, perché no, per artiste e artisti?
L|LG: Noi siamo esseri mortali, facciamo da tramite, ho sempre pensato che per creare una collezione serva più di una generazione.
SD: Raramente c’è un unico motivo che spinge le persone ad acquistare arte: me ne potreste dire uno che sentite particolarmente vostro?
L|LG: Io colleziono per completarmi, l’arte mi ha aiutato a diventare quello che sono oggi, ogni scelta che faccio nel campo professionale e sociale è grazie all’Arte. Come ho detto prima l’Arte aiuta a capire meglio lo Spirito del Tempo, ogni scelta che si fa non è mai obsoleta ma proiettata al Futuro. Quando mi chiedono “ma l’arte è investimento?” io rispondo sempre di sì. È un investimento per sé stessi, per essere migliori, per comprendere “lo spirito del tempo” e quindi essere lì nel momento favorevole.
SD: Mark Rothko parlando dei suoi dipinti scriveva “Un quadro vive in compagnia, dilatandosi e ravvivandosi nello sguardo di un visitatore sensibile. Muore per la stessa ragione. È quindi un gesto arrischiato e spietato mandarlo in giro per il mondo”. Una collezione può fare compagnia?
L|LG: Tutti i quadri o sculture in casa mi fanno compagnia, recentemente ho acquistato un pallone di cuio sgonfiato su cui l’artista ci ha disegnato sopra un volto. Il titolo è “Wilson” e mi ha ricordato subito Tom Hanks nel film Cast Away e il suo inseparabile pallone.
SD: Molti collezionisti prima di cominciare ad acquisire si sono messi a studiare. Avete un libro che consigliereste a chi vuole avvicinarsi al collezionismo di arte?
L|LG: Qualsiasi libro di Arthur Danto, filosofo americano.
SD: Prendo in prestito il titolo del libro del collezionista e scrittore Giorgio Soavi “Il quadro che mi manca” e vi chiedo: qual è l’opera che vi manca? Magari quella che è andata via per sempre o che ancora deve arrivare…
L|LG: Manca sempre qualcosa per completare il puzzle. Secondo me c’è qualcosa che ancora deve arrivare, per me l’Arte è ricerca interiore ed è un esercizio infinito. Ci sono domande che ogni tanto è utile riproporre anche se non hanno risposta, “da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo?”. Sono domande che fermano il tempo e che fanno riflettere.
SD: Ci consigliate un posto, anche e soprattutto fuori dai soliti giri, che un appassionato di arte deve frequentare?
L|LG: SPA – Spazio per Arte – Piazza Martiri della Libertà n. 10 – OLEGGIO. Qui il link per vedere alcune opere: https://spazioperarte.it








