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giovedì, Dicembre 1, 2022

Doisneau e i giovani fotografi europei. Due mostre da Camera

del

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Come è noto, a Torino la prima settimana di novembre è ormai tradizionalmente consacrata all’arte contemporanea. Perciò in questi giorni, oltre ad Artissima, The Others, Flashback e Paratissima, tutti i musei e le istituzioni torinesi propongono mostre allettanti e di grande interesse per il pubblico più variegato, che va dagli addetti ai lavori agli artlovers.

È questo senza dubbio il caso di Camera – Centro Italiano per la Fotografia, che ha da poco inaugurato due eventi tra loro separati, ma che occupano contestualmente le due diverse zone del museo. Il primo evento è la grande mostra dedicata a Robert Doisneau, uno dei grandissimi e indiscussi maestri della fotografia umanista francese insieme a Henri Cartier -Bresson. A questo importante appuntamento con la fotografia che ha fatto la storia, si aggiunge poi una mostra più piccola, ospitata nella project room di Camera, che si concentra invece sul lavoro di sette giovani fotografi.

Di certo, chi ama la fotografia ad ogni livello, che sia storico, amatoriale, professionale o teorico, non vorrà perdersi la mostra dedicata a Doisneau, che propone al pubblico una selezione di immagini molto ampia, con circa 130 scatti selezionati dal generoso archivio del maestro francese.

Robert Doisneau, Caniveau en crue, Paris 1934 © Robert Doisneau

Alcune immagini in mostra sono tra le più famose, come il bacio per le vie di Parigi, la vetrina dell’antiquario con scherzo annesso per gli ignari passanti, i ritratti di personaggi e artisti famosi o i ragazzini immortalati nei loro allegri giorni di scuola. Ma in mostra è anche possibile vedere immagini più raramente esposte al pubblico, eppure altrettanto affascinanti, che rendono come le prime il senso dell’opera di Doisneau.

Robert Doisneau, Un regard oblique, Paris 1948 © Robert Doisneau

Lo sguardo ironico di Doisneau, non privo insieme di un folgorante acume e di una inattesa, tenera dolcezza, si rivela sempre pronto a cogliere nella realtà quei momenti di pura poesia che i nostri occhi assuefatti al quotidiano rischierebbero altrimenti di lasciarsi sfuggire. E sebbene la Parigi di Doisneau appartenga ormai ad una diversa epoca storica rispetto a noi, con tutto ciò che questo comporta, nelle immagini esposte la freschezza e attualità della sua visione arriva inalterata e forte.

La mostra, curata da Gabriel Bauret, è poi realizzata con attenzione e cura. L’allestimento è volto a mettere in rilievo la bellezza e la peculiarità degli scatti in modo semplice, ma efficace. Sviluppandosi in undici diverse sezioni tematiche, il percorso espositivo conduce infatti lo spettatore lungo una carrellata di immagini intense, ma sorridenti, in cui lo sguardo lucido, attento e privo di fronzoli tipico di Doisneau, è reso in tutta la sua proverbiale e misurata bellezza, a  testimonianza di un modo di fare fotografia che ancora oggi è da conoscere, in modo imprescindibile, a tutti coloro che la amano e ne approfondiscono la storia e la teoria.

Gli occhi di Doisneau non vedono mai nulla di banale, persino nei momenti quotidiani più comuni. Al contrario, si propongono sempre come quello sguardo obliquo capace di portare anche noi oltre le apparenze superficiali, scrollando loro di dosso la scontatezza della routine quotidiana per riscoprirne invece la bellezza purissima, intelligente e visionaria.

La mostra ospitata nella Project Room si intitola invece ON THE VERGE | Sette giovani fotografi europei e, come recita il titolo, vede esposte opere di sette artisti provenienti da varie parti d’Europa. Sono: Alice Pallot (Francia), Cian Burke(Irlanda), Daniel Szalai (Ungheria), Julia Klewaniec (Polonia), Mark Duffy (Irlanda), Pauline Hisbacq (Francia), Ugo Woatzi (Francia). Affidata alla curatela di Giagavino Pazzola, la mostra si presenta come uno degli appuntamenti svolti all’interno del progetto europeo Futures photography.

L’evento si avvale, tuttavia, di un allestimento che, a dire il vero, non sempre esalta le opere. Queste, a loro volta, si qualificano come espressione di temi sociali molto vicini al comune sentire collettivo, a tratti anche al limite della ridondanza (toccano temi come ecologia, razzismo, gender, brexit ecc.). Ciononostante l’evento è interessante, proprio perché si pone all’interno di un più ampio progetto europeo e si propone come l’inizio di un percorso inedito.

Maria Cristina Strati
Maria Cristina Strati
Maria Cristina Strati vive e lavora a Torino. Studiosa indipendente di filosofia, è critica e curatrice di arte contemporanea, nonché autrice di libri, saggi e racconti. Convinta che davvero l’arte sia tutta contemporanea, si interessa al rapporto tra arte, filosofia e quelli che una volta si chiamavano cultural studies, con una particolare attenzione alla fotografia.
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