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Gallerie d’arte: da vedere a gennaio 2023

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Sopravvissuti alle vacanze di Natale, è tempo di organizzare un nuovo anno d’arte e collezionismo. Iniziamo dando un’occhiata a quelle che, secondo noi, sono le mostre più interessanti tra le tante ospitate dalle gallerie d’arte italiane.

Iniziamo, come nostro solito, da Milano dove Glenda Cinquegrana Art Consulting ospita, fino al 25 marzo, la nuova mostra personale del fotografo padovano Andrea Tonellotto.

Intitolata This Must Be The Place ed accompagnata dal testo critico di Rebecca Delmenico, l’esposizione mette insieme più di quaranta lavori, fra polaroid singole e mosaici, offrendo una panoramica completa della produzione più recente dell’artista italiano dedicata al tema urbano.

Qing Zhu, Salice piangente al chiaro di luna, 2023, olio su tela, 130x160cm

Sempre a Milano, Tube Culture Hall, nuova galleria che promuove la ricerca di giovanissimi artisti internazionali, propone, dal 18 gennaio al 18 febbraio, yourself in my shoes: mostra che coinvolge quattro giovani artiste internazionali (da Israele, Francia, Spagna e Cina) accomunate dalla tendenza all’ibridazione del corpo femminile con altri elementi del mondo naturale: Naomi Boiko Stapleton, Margaux Bricler, Kora Moya Rojo, Xueqing Zhu.

La loro ricerca riflette la complessità del processo di identificazione e autorappresentazione: il corpo, soprattutto quello femminile, è oggi concepito sempre più come un elemento mutevole, caleidoscopico e definito, nel bene e nel male, in relazione al contesto culturale.

Ana Cardoso, Your Identity History Summary Request Has Been Accepted, 2021-2022, acrilico, olio e pastelli a olio su lino e cotone, 118 x 118 cm. Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea, Milano

Il 24 gennaio, invece, sempre nel capoluogo lombardo, la galleria Renata Fabbri Arte Contemporanea inaugura Your Payment Verification Code Is 26QNFLU9, la prima mostra personale di Ana Cardoso in galleria. La ricerca pittorica di Cardoso che, per l’occasione, presenta una nuova serie di dipinti che indagano i limiti del mezzo pittorico, si snoda tra astrazione e informe, materialità e illusionismo, concettualismo e ready-made.

A partire da un’indagine approfondita del mezzo pittorico e, in modo particolare, dei movimenti di astrazione formalista e minimalista in pittura, l’artista crea tele modulari, strutture predefinite e antropometriche che, assemblate, giustapposte, sfalsate, impilate una sull’altra o mosse come all’interno di un vasto paesaggio di frammenti geometrici, generano composizioni dinamiche in grado di alterare la visione e la percezione dello spazio.

IN BUONE MANI, veduta della mostra, ph. Mattia Santin, courtesy Galleria Antonio Verolino

Alla Galleria Antonio Verolino di Modena prosegue, invece, fino al 12 febbraio 2023“In buone mani”, a cura di Irene Biolchini, una mostra che mette in discussione le tradizionali categorie di pittura, scultura, ceramica e tessuto, ponendo a confronto le ricerche di autori storicizzati e artisti contemporanei, accomunati da un nuovo modo di sentire e intendere la materia.

Realizzata in collaborazione con la Galleria Giustini / Stagetti di Roma e la Fondazione Vittoriano Bitossi di Montelupo Fiorentino (FI), l’esposizione comprende una trentina di opere di Bertozzi & Casoni, Rosanna Bianchi Piccoli, Enzo Cucchi, Alberto Gianfreda, Fausto Melotti, Davide Monaldi, Gio Ponti, Alessandro Roma, Andrea Salvatori ed Ettore Sottsass, oggetto di approfondimenti, incontri ed ibridazioni.

Eva Marisaldi, Parties II, 2006. Computer, servomotori, software, legno, metallo, plastica, inchiostro, pennello, cm. 40x40x30

Dal 30 gennaio prossimo, a Bologna, il LabOratorio degli Angeli presenta Guarda caso, un progetto site specific di Eva Marisaldi, a cura di Leonardo Regano e realizzato in collaborazione con la Galleria De’ Foscherari di Bologna. Con un intervento site-specific che si articola tra opere riattivate per l’occasione e nuove produzioni, l’opera di Eva Marisaldi entra in dialogo con gli spazi dello storico laboratorio di restauro bolognese, intrecciando un intenso confronto che rilegge il LabOratorio come un grande archivio transitorio, custode temporaneo di opere e oggetti d’arte che nel loro casuale incontrarsi raccontano una storia in continua evoluzione.

Emilio Vavarella. rs548049170_1_69869_TT (The Other Shapes of Me), 2021 (dettaglio). Installazione composta da telaio Jaquard, tessuto e video “Genesis”. Opera parte della Collezione permanente del Mambo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. PH: Stefano maniero 

A partire dal 21 gennaio, la bolognese GALLLERIAPIÙ presenta Re/presentation è la nuova mostra personale di Emilio Vavarella, artista e ricercatore presso Harvard University. Il progetto espositivo propone un’indagine sul ritratto contemporaneo e ne affronta le questioni più̀ profonde, quali la relazione tra l’artista e il committente, l’intimità del collezionista, la memoria.

Il titolo gioca sul connubio tra presentazione e rappresentazione, con l’intenzione di ragionare su questi concetti e il loro rapporto con il ritratto, inteso come la presentazione in immagine dell’essenza di una persona.

Margherita Giordano, Giovanni Longo, Mattia Morelli e Giulia Spernazza, fondatori e membri del Collettivo Basement, in mostra a Firenze presso la Galleria Cartavetra

Giovedì 12 gennaio a Firenze, la Galleria Cartavetra inaugura B mostra del Collettivo Basement, gruppo romano formato dagli artisti Margherita Giordano, Giovanni Longo, Mattia Morelli e Giulia Spernazza e nato all’interno dello spazio Fondamenta Gallery di Roma nel 2020.

La raccolta di opere presentate ci introduce alla coesistenza delle loro ricerche, così eterogenee, che finiscono per incontrarsi a furia di condividere uno stesso luogo, instaurando un dialogo attivo che propone agli occhi del visitatore un percorso alternativo, individuato nella lettera B, simbolo di una seconda opzione, diversa dalla scelta principale.

Mariella Bettineschi, Nuovi racconti, 2020, pennarello, ricamo, organza, cm 30x40x3 

Arriviamo così a Roma dove z2o Sara Zanin si prepara ad ospitare, dal 26 gennaio, la prima mostra personale in galleria di Mariella Bettineschi dal titolo L’era successiva e altri racconti. Bettineschi ha condotto sin dagli anni Settanta un percorso solitario volto all’implementazione di un linguaggio proprio, un nuovo lemma attraverso cui esprimere il proprio ruolo di donna e artista nel mondo.

La mostra prende in considerazione un ampio arco cronologico che dagli anni ’80 arriva sino al 2022, esponendo un vasto corpus di opere, tra cui alcune inedite. sottolinea un interesse non episodico per l’utilizzo di media differenti attraverso cui Bettineschi ha implementato una ricerca formale ed espressiva assolutamente personali. Da un lato, l’importanza ascritta al “saper fare”, dall’altro, un’infaticabile ricerca legata a quella discontinuità a-temporale che fa della sua intera produzione un unicum per quanto riguarda l’ampiezza dei contenuti e dei topoi affrontati.

Alice Faloretti, Doppio sogno, 2022, olio su tela, 21×21 cm

Sempre nella Capitale, Francesca Antonini Arte Contemporanea presenta, dal 25 gennaio, Il continente buio, la seconda mostra personale di Alice Faloretti in galleria, con un corpus di lavori che include dipinti ad olio su tela e carta e disegni a matita. Il progetto prende il titolo dal saggio di Francesco Sauro, in cui lo speleologo racconta di caverne, grotte e misteri sotterranei.

Il concetto di paesaggio viene catapultato oltre l’immaginario caro alla ricerca pittorica del passato, che cominciò a configurarsi come un genere artistico autonomo nell’arte occidentale soltanto nel XVII secolo e che soffrì del pregiudizio accademico, venendo inquadrato come genere minore, pur riscontrando fortuna tra collezionisti e amatori. Faloretti abbraccia questo soggetto-oggetto traducendo in pittura un’espressione della mente, rappresentando un enigmatico contenitore di sensi plurimi.

Monica Biancardi, Lockdown 2020 opera su carta (carta patinata trasparente su carta ordinaria) cm 115 x 180

Infine, a Napoli la Shazar Gallery propone, dal 21 gennaio, The Catalogue of Hug, nuovo progetto di Monica Biancardi realizzato per l’occasione: una narrazione grafica, scandita da cartine geografiche, da dati statistici, da incisioni e graffi che delineano il racconto di un dolore nascosto da superfici trasparenti. Solo la luce e le ombre rivelano la realtà della capanna, non più rifugio ma prigione, non più luogo ma oggetto simbolo, spazio dell’incubo reso dalla Biancardi con poesia leggera, con un linguaggio fanciullesco che apre a riflessioni sulle condizioni femminili.

Nicola Maggi
Nicola Maggi
Giornalista professionista e storico della critica d'arte, Nicola Maggi (n. 1975) è l'ideatore e fondatore di Collezione da Tiffany. In passato ha collaborato con varie testate di settore per le quali si è occupato di mercato dell'arte e di economia della cultura.
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