Lo scorso 11 febbraio ha inaugurato negli spazi di via Francesco Crispi Mirrored Fiction, il progetto espositivo con cui Gagosian Roma indaga le sfumature del Realismo contemporaneo. Al centro della scena troviamo le sculture iperrealistiche di Duane Hanson, le cui figure in bronzo dipinto abitano la galleria come presenze silenziose e spiazzanti. Per la città di Roma, la mostra rappresenta un dialogo critico di altissimo livello, che mette in relazione l’opera di Hanson con i lavori di pesi massimi dell’arte globale come Felix Gonzalez-Torres, Andreas Gursky, Jeff Koons, Adam McEwen e Bruce Nauman.
Un gioco di specchi tra quotidianità e potere
Il percorso espositivo si snoda attraverso accostamenti visivi che mettono a nudo i meccanismi della visibilità sociale. Di grande impatto è la collocazione del celebre Window Washer (1984) di Hanson — un lavavetri colto con estrema immediatezza nel suo gesto quotidiano — che dialoga con la fotografia panoramica Politik II di Andreas Gursky. In questo confronto, il lavoro manuale e i sistemi del potere politico si sovrappongono, evidenziando una forza sociopolitica e una precisione osservativa che rendono queste opere estremamente attuali e di grande interesse per il collezionismo internazionale.
Riflessi e percezione nello spazio della galleria
L’allestimento sfrutta la particolare architettura di Gagosian per creare cortocircuiti tra realtà e rappresentazione. Un momento chiave della mostra è l’incontro tra il Bodybuilder (1989–90) di Hanson, simbolo di uno sforzo fisico esasperato, e la superficie specchiante di Donkey di Jeff Koons. L’acciaio lucido di Koons non solo dilata lo spazio, ma spinge il visitatore verso un processo di auto-riconoscimento e riflessione sul consumismo. Fino all’11 aprile 2026, “Mirrored Fiction” si conferma una tappa imprescindibile per analizzare come il “reale” venga messo in scena e distribuito nell’arte di oggi.




