Un nome che sembra d’arte invece è reale, una vita vissuta tra la Beat Generation e la Pop Art: John Giorno, con le sue contraddizioni, è in mostra al MAMbo fino al 3 maggio.
Un artista a 360 gradi che vale davvero la pena conoscere: non solo per la sua straripante creatività, ma anche per la peculiare biografia. Certo, anche il contesto aiutava: i favolosi anni 60 a New York, gli anni di Kerouac e Ginsberg, di Rauschenberg e di Warhol, delle trasformazioni sociali, degli hippies e del rock psichedelico.
John Giorno esordisce “recitando” in un film di Andy Warhol. Quando decide di dare vita a happening psichedelici di poesia, per farsi aiutare con il sintetizzatore coinvolge Robert Moog in persona; alle parole c’è Burroughs, alla musica Cage… una cerchia di amici davvero rara. Sembra tutto caotico finora, e in effetti in parte lo è, lo è anche la mostra per certi versi, perché lascia un senso di incompiutezza, come se non avessi visto abbastanza.

John Giorno: The Performative Word
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Sala delle Ciminiere
Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici | Comune di Bologna
Foto di / Photo by Ornella De Carlo
In realtà il lavoro archivistico (di Nicola Ricciardi con Eleonora Molignani, che già avevano curato John Giorno: a labour of LOVE in Triennale l’anno scorso) è molto esaustivo. C’è anche una sezione dedicata agli intensi rapporti di Giorno con l’Italia davvero divertente, forse è la sua personalità a essere troppo caleidoscopica per poterne avere un’idea completa con una sola mostra.
In un angolo è possibile guardare per intero il film Sleep di Andy Warhol: John Giorno inizia così, da bel protagonista dormiente. Più di cinque ore di girato, muto, raccontano soltanto il suo sonno. Il percorso creativo di Giorno si evolve abbracciando la poesia (non abbandona mai la recitazione, fondamentale nei suoi reading) o meglio una serie di sperimentazioni che la coinvolgono.
Nasce la Gps, Giorno Poetry System che, nel tentativo di avvicinare la poesia a un pubblico nuovo, crea l’opera forse più famosa dell’artista: Dial-A-Poem. Si tratta di un’opera interattiva che trasforma il telefono in uno strumento di diffusione poetica: componendo un numero sulla tastiera è possibile ascoltare nella cornetta le voci di poeti, artisti, musicisti e attivisti intenti a leggere i loro versi. Negli anni l’opera originale si è ampliata fino a raccogliere 282 registrazioni di 132 autori, tra cui Patti Smith, Allen Ginsberg e Amiri Baraka, e generando edizioni internazionali in diversi Paesi.
In occasione della mostra è nata la versione italiana dell’opera ideata appositamente per il MAMbo, Dial-A-Poem Italy, che ha visto il coinvolgimento di oltre trenta poetesse e poeti italiani contemporanei, selezionati da Caterina Molteni, curatrice del museo. E per chi volesse provare direttamente dal proprio telefono, basterà chiamare il +39 051 0304278, il numero è stato attivato in occasione della mostra ed è raggiungibile gratuitamente 24 ore su 24.
La parola è la protagonista del lavoro di Giorno, che usa strumenti differenti per scomporla e ripeterla. Diventa quasi violenta nei suoi Poem Prints e Rainbow Paintings, tele e carte che riportano frasi che oggi sarebbero perfetti meme per le nostre Instagram Stories. In realtà, quelle che appaiono come combinazioni “catchy” nascondono un lungo lavoro: Giorno prende spunto da notizie, racconti pornografici e detti popolari per isolarne una parte e restituircela nella maniera più impressionante possibile.
La vita di John Giorno è fatta di continui intrecci e parentesi; ci vorrebbe un altro articolo solo per raccontare il suo rapporto con il marito, Ugo Rondinone (nel 2015 a Parigi, al Palais de Tokyo, andò in scena la prima retrospettiva: UGO RONDINONE: I ♥ JOHN GIORNO). Di Rondinone è Thanx 4 nothing, un’installazione video tributo basata su una poesia omonima di Giorno del 2006, che è possibile vedere in mostra, anche se non nella sua forma originale. Il poeta recita una sorta di ringraziamento collettivo, in smoking ma scalzo: serissimo all’apparenza, ma estremamente ironico nel contenuto, conferma così che la solennità non fa parte dei suoi valori. “Thanks for exploiting my big ego”, ci dice quasi ridendo.
John Giorno: The Performative Word è un’occasione per conoscere le sfaccettature infinite del lavoro di Giorno e della sua vita. È una grande retrospettiva istituzionale italiana che arriva a sette anni dalla morte dell’artista.




