Abitare il Nero: Burri in dialogo con la moda giapponese a Milano

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Dal 16 aprile al 5 maggio 2026, la Unipol Tower di Milano si trasforma nel palcoscenico di un dialogo estetico e filosofico di profonda coerenza. Il progetto espositivo “Abitare il Nero. Da Alberto Burri ai Fashion Designer della Scuola giapponese”, curato da Silvia Casagrande, mette in relazione il capolavoro Nero con punti (1958) di Alberto Burri con le creazioni radicali di Issey Miyake, Yohji Yamamoto e Junya Watanabe.

Issey Miyake (Naoki Takizawa) Capospalla (dett.), Fall Winter 2000_2001. ArchiviMazzini. Ph Credits_ V. Ruocco

La materia ferita e il valore del patrimonio

Al centro dell’operazione brilla una delle gemme del patrimonio artistico di Unipol: la tela di iuta su cui Burri, nel pieno della sua maturità informale, ha impresso una pittura monocroma, densa e ineluttabile. L’opera rappresenta un caso studio esemplare di valorizzazione: ritrovata in condizioni critiche, è stata oggetto nel 2019 di un delicato eco-restauro curato da Muriel Vervat. L’utilizzo del Funori, un’alga giapponese impiegata da secoli in Oriente per il consolidamento di materiali porosi, ha creato un legame tecnico e concettuale immediato tra il Maestro di Città di Castello e il Sol Levante.

Junya Watanabe, Capospalla, Fall Winter 2023_2024. Courtesy ArchiviMazzini. Ph credits V. Ruocco

Un ponte tra informale e fashion design

La mostra esplora le affinità elettive tra la ricerca di Burri e la rivoluzione estetica compiuta dai designer giapponesi negli anni Ottanta. Se Burri trasformava la materia attraverso cretti e lacerazioni, i creativi nipponici – qui rappresentati da cinque pezzi storici provenienti dagli Archivi di Ricerca Mazzini – hanno introdotto nella moda il concetto di “imperfezione perfetta”.

Quelli che la stampa occidentale dell’epoca definì con scetticismo “stracci neri”, erano in realtà manifesti di una nuova grammatica visiva: l’abito diventa metafora della pelle, dove il taglio e la piega non sono segni di distruzione, ma elementi strutturali. Yohji Yamamoto e Junya Watanabe portano in scena un nero che, proprio come quello di Burri, non urla ma sussurra, rendendo visibile il vuoto e l’assenza.

Yohji Yamamoto, Abito da sera (dett.), Spring Summer 1998. Courtesy ArchiviMazzini. Ph credits V. Ruocco (2)

Tra mercato e studi critici

L’evento non è solo un momento espositivo, ma la conclusione di un percorso di ricerca durato anni. Durante la press preview del 15 aprile, verrà presentato il quaderno di studi “Alberto Burri. Il capolavoro restituito in un viaggio che continua”, a cura di Ilaria Bignotti. Il volume raccoglie i contributi di esperti come Bruno Corà, posizionando l’opera di Burri in una rete di relazioni interdisciplinari che ne accrescono la rilevanza nel contesto dell’arte contemporanea.

Per la piazza milanese, impegnata in quei giorni nelle dinamiche della design week, “Abitare il Nero” si configura come un appuntamento imprescindibile per chi intende l’arte non solo come possesso, ma come indagine continua sulla materia e sul tempo.


Abitare il Nero. Da Alberto Burri ai Fashion Designer della Scuola giapponese
Silvia Casagrande (Quaderno di studi a cura di Ilaria Bignotti)
CUBO in Unipol Tower – Via Fratelli Castiglioni 2, Milano
16 aprile – 5 maggio 2026

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