Centro Pecci di Prato: due mostre da non perdere nell’estate 2026

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Il Centro Pecci di Prato inaugura l’estate 2026 con due nuove mostre dedicate ai linguaggi del corpo, alle neoavanguardie e alle pratiche artistiche di rottura del secondo Novecento: CARNALE, ampia rilettura dell’opera di Verita Monselles, e ROTTE, grande percorso attraverso la donazione del collezionista pratese Carlo Palli.

Verita Monselles. CARNALE: il corpo come atto politico

Si intitola CARNALE la mostra che il Centro Pecci dedica a Verita Monselles (1929–2004), prima mostra in un centro d’arte contemporanea italiano dedicata all’artista e fotografa, figura rimasta a lungo ai margini della storiografia ufficiale nonostante i legami profondi con alcune protagoniste della ricerca femminile e femminista come Ketty La Rocca, Tomaso Binga e Lara-Vinca Masini.

Verita Monselles
Senza titolo, 1976
stampa fotografica / photographic print, 17,5×12,6 cm
Courtesy Archivio Fotografico Toscano, Prato – Fondo Verita Monselles

Nata a Buenos Aires e cresciuta a Firenze, Monselles approda alla fotografia alla fine degli anni Sessanta come strumento di narrazione autobiografica e collettiva. Il suo lavoro affronta la condizione femminile in una società cattolica e repressiva: maternità, sessualità, religione e convenzioni borghesi diventano il terreno di immagini sospese tra denuncia, ironia, cultura pop e kitsch volontario.

«Una donna che pone in discussione il suo ruolo di fronte alla maternità, alla famiglia, alla religione, alla sessualità nel contesto di una società repressiva e inadeguata.»— Verita Monselles, 1981

Verita Monselles
Senza titolo, s. d.
stampa fotografica / photographic print, 68×50,5 cm
Courtesy Archivio Fotografico Toscano, Prato – Fondo Verita Monselles

La mostra, curata da Alessandra Acocella, Michele Bertolino e Monica Gallai con allestimento di Giuseppe Ricupero, propone un percorso non cronologico attraverso le diverse anime della produzione di Monselles: dalle prime opere di denuncia femminista — come Ecce Homo (1976) e Paolina Borghese come Venere Contestatrice (1977) — fino alle sperimentazioni video degli anni Ottanta, tra cui Rosematic (1984), dove modelle e figure si ibridano con elementi del mondo animale e vegetale in una metamorfosi onirica e cosmica.

Manichini, animali impagliati, gabbie e oggetti devozionali attraversano le sue opere come strumenti di messa in scena e sovversione dei ruoli di genere. L’estetica pubblicitaria e il linguaggio della moda — Monselles collaborò anche con l’azienda toscana Cavallini — vengono assorbiti e rielaborati in chiave critica.

«Non c’è quasi mai, nelle fotografie di Verita, aggressività — ma un senso di doloroso rifiuto contro ogni potere espresso dal “maschile”.»— Lara-Vinca Masini

Verita Monselles
Senza titolo, n.d. (inizio anni Ottanta / early 1980s)
diapositiva / slide 6×6 cm
Courtesy Archivio Fotografico Toscano, Prato – Fondo Verita Monselles

A vent’anni dall’ultima personale curata da Lara-Vinca Masini — di cui il Pecci conserva l’archivio — CARNALE riporta al centro del dibattito una figura ancora poco studiata, capace di mettere in relazione immaginario pubblicitario, identità di genere e desiderio. Le opere in mostra provengono dall’Archivio Fotografico Toscano, Fondo Verita Monselles.


ROTTE. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli

La seconda grande mostra dell’estate celebra il lascito del collezionista pratese Carlo Palli, che nel maggio 2025 ha sottoscritto una delle più estese donazioni mai ricevute da un museo d’arte contemporanea italiano.

Carlo Palli con Giuseppe Chiari_courtesy archivio Carlo Palli

Curata da Stefano Pezzato, responsabile di collezione e archivi del Pecci, e allestita da Ibrahim Kombarji nelle nove sale storiche progettate da Italo Gamberini, ROTTE seleziona 150 opere di oltre settanta artisti tra i quasi 800 lavori e documenti donati: dalla raccolta privata di Palli alla sua collezione Fluxus, fino alle opere di Poesia Visiva.

Il percorso attraversa alcune delle principali esperienze artistiche del secondo Novecento: il Gruppo 70, le neoavanguardie, Fluxus, il Nouveau Réalisme, l’arte concettuale e processuale, la Transavanguardia. Nomi come Joseph Beuys, Yoko Ono, Nam June Paik, Michelangelo Pistoletto, Andy Warhol, Daniel Spoerri, Emilio Isgrò, Ketty La Rocca, John Cage e Carolee Schneemann compongono un omaggio alla passione collezionistica di Palli, che ha vissuto il sistema dell’arte dall’interno come mercante, gallerista, banditore d’asta e infine collezionista.

Daniel Spoerri, La gouter de la famille Andreae, 1992
Assemblaggio su tavola, “tableau-piège”, 90x90x45 cm
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. Donazione di Carlo Palli

Un percorso controcorrente e fuori dagli schemi: è questa la cifra che Palli ha inseguito per decenni, costruendo una raccolta che ora diventa patrimonio pubblico della sua città. La prima donazione risaliva al 2006, con 200 opere di Poesia Visiva. Il nuovo lascito — che si aggiunge all’acquisizione dell’archivio-biblioteca di Lara-Vinca Masini — consolida ulteriormente il ruolo del museo pratese come punto di riferimento per l’arte contemporanea in Toscana.


Informazioni utili:
  • CARNALE – Verita Monselles31 maggio – 30 agosto 2026
  • ROTTE – Donazione Carlo Palli31 maggio – 1 novembre 2026

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