Sulla storica collina di Pizzofalcone, lungo Via Monte di Dio a Napoli, si nasconde uno spazio che sovverte le classiche logiche espositive: Andrea Nuovo Home Gallery. Nata dall’esperienza di Andrea Nuovo e della sua compagna, Fernanda Garcia Marino, la galleria abbandona la tradizionale concezione dello spazio espositivo per abbracciare la formula della casa-galleria, intesa come residenza privata che coesiste con gli ambienti dedicati al pubblico. In questo spazio, sviluppato su due livelli e arricchito da un giardino pensile, gli artisti sono chiamati a far dialogare le proprie opere con l’architettura e la quotidianità domestica. In questa intervista, Andrea Nuovo ci racconta il valore del “tempo lento” per assimilare l’arte, l’interessante operazione di talent scouting portata avanti parallelamente alla collaborazione con il Teatro Bellini e i prossimi progetti espositivi, ribadendo l’importanza di guidare i giovani collezionisti in un mercato in continua evoluzione.
La scelta della Home Gallery: arte, architettura e quotidianità
Gino Fienga: Come nasce la tua galleria e perché hai scelto il format della Home Gallery anziché il classico white cube?
Andrea Nuovo: Sia io che Fernanda, la mia compagna, abbiamo una discreta esperienza come storici e conservatori dell’arte. A fine 2017 abbiamo avuto la possibilità di trasferirci in questo spazio e volevamo provare ad aggiungere un ulteriore tassello alla storia delle gallerie d’arte contemporanea a Napoli. L’idea di farlo a casa propria – come si dice a Napoli, casa e puteca – mi piaceva molto di più. Non essendo un white cube, l’artista deve necessariamente dialogare e immergersi nella quotidianità e nell’architettura del nostro spazio. È un luogo in cui piace soffermarsi.
GF: Siete in una delle strade storiche di Napoli, vicino ad altre realtà come quella di Umberto Di Marino.
AN: Sì, Umberto, la sua esperienza e il suo percorso sono un continuo e fondamentale punto di riferimento per noi. Monte di Dio è una strada importante di Pizzofalcone, dove è stata fondata la prima colonia greca. Siamo a due passi da Piazza del Plebiscito, ma in una zona più protetta, quasi residenziale, caratterizzata da splendidi palazzi Settecenteschi.

Il fil rouge curatoriale e i linguaggi del contemporaneo
GF: Qual è il filo conduttore che unisce gli artisti che scegliete?
AN: La prima questione che valutiamo è la proiezione che ha, o potrebbe avere, uno specifico progetto artistico a lungo termine, la coerenza del lavoro e la capacità di evolversi nel tempo. Lavoriamo con artisti che si esprimono con tutti i linguaggi a disposizione: dal più tradizionale, come la stampa su carta e la ceramica, passando per la pittura su tela e la fotografia, fino alle video-installazioni. Non ci sono limiti né confini, né privilegiamo un medium su un altro. Non ci aspettiamo una rivoluzione o un’invenzione che cambi il mondo, ma un dialogo fluido e costante con il pubblico contemporaneo.
GF: Come strutturate la programmazione nello spazio di casa?
AN: Nello strutturare la programmazione cerchiamo di alternare mostre collettive e personali, con artisti italiani e stranieri, rendendo la proposta della galleria più dinamica e aperta. La fortuna di avere a disposizione due livelli, tre sale e il giardino ci consente di trasformare continuamente lo spazio e di creare interessanti singolarità a seconda delle richieste artistiche. La quantità non mi appartiene. Nella Home Gallery facciamo al massimo tre o quattro mostre all’anno, perché credo che questa formula richieda di prendersi il proprio tempo. Parallelamente, però, abbiamo una vetrina al Teatro Bellini con il progetto Platea, dove il concept è diverso: lì abbiamo realizzato sei mostre nel corso dell’anno e, durante il periodo estivo, “Last Call” dell’artista Alessandra Franco.
Nuovi collezionisti e il ponte con il Teatro Bellini
GF: Il format del Teatro Bellini vi porta un riscontro effettivo?
AN: Bisogna seminare piano piano e avere pazienza. Lì c’è un pubblico vario e, in generale, molto giovane, che vogliamo attirare e far diventare collezionista. Cerchiamo di organizzare piccole mostre in dialogo con gli spettacoli in scena nel calendario del Bellini, riuscendo talvolta a fare qualcosa anche nel foyer. È un’esperienza molto stimolante che continueremo.
GF: Che tipo di collezionista cercate di intercettare oggi?
AN: Partiamo da un pubblico molto vario e con un background estremamente eterogeneo. Sicuramente ci interessa intercettare il nuovo collezionismo che si affaccia per la prima volta, accompagnandolo nei primi acquisti, partendo magari da piccoli lavori di artisti emergenti o storicizzati. Questo è ciò che ci dà soddisfazione.
Fiere, Gallery Weekend e progetti futuri
GF: Su quale artista state puntando di più in questo momento?
AN: Sono affezionato a tutti. L’ultima personale è stata quella di Edoardo Ruta, ma sono già concentratissimo sulla prossima mostra in calendario tra fine settembre e inizio ottobre: sarà una personale di Anna Capolupo, artista calabrese che vive a Firenze. Esporremo lavori molto recenti del 2023 e 2024.
GF: Come superate i limiti geografici stando a Napoli? Qual è il vostro rapporto con le fiere?
AN: Napoli negli ultimi anni è sotto i riflettori. Per quanto riguarda le fiere, non ne abbiamo ancora fatte come espositori, non ne ho sentita l’esigenza per ora, ma decideremo a quale partecipare quando verrà il momento. Credo molto nel “Napoli Gallery Weekend”: è un piccolo tassello che andrà sempre a migliorare. L’unione e la rete tra tutte le gallerie, dalle storiche alle più giovani, per attrarre il pubblico in una sorta di fiera diffusa è un’ottima cosa. Sarebbe bello in futuro trovare anche uno spazio comune, magari gestito da un curatore, dove esporre tutti insieme.
GF: Dove vedi la galleria nel futuro?
Andrea Nuovo: Spero di continuare a crescere insieme ai nostri artisti, lavorando bene con Fernanda e facendoci conoscere sempre di più. Magari parteciperemo a qualche fiera non solo in Italia, ma anche all’estero, come in Spagna o in Inghilterra, con cui abbiamo un rapporto e dove abbiamo già dei collezionisti.
Il tempo lento dell’arte come antidoto alla frenesia
In un sistema dell’arte che spesso impone ritmi serrati e un consumo visivo bulimico, la filosofia della Andrea Nuovo Home Gallery rappresenta una boccata d’ossigeno. La scelta di limitare il numero di mostre annuali all’interno della propria abitazione, privilegiando il dialogo approfondito tra le opere e lo spazio domestico, restituisce all’arte il suo “tempo lento”. Un approccio che non rinuncia affatto al dinamismo – come dimostra la vivace partnership con il Teatro Bellini – ma che rimette al centro la qualità della fruizione e il supporto costante alle nuove generazioni di collezionisti. In un mercato che guarda sempre più all’acquisto digitale, realtà come questa ci ricordano il fascino intramontabile dell’incontro fisico con l’opera d’arte, accolti nel calore di una vera e propria casa.








