Otto opere ripercorrono quarant’anni di ricerca di Giuseppe Uncini, figura centrale della scultura italiana del secondo Novecento.
Dal 18 giugno al 16 ottobre 2026, Capitolium Art Gallery di Roma ospita Giuseppe Uncini. Umanesimo e potenza, esposizione curata da Enrico Mascelloni con la collaborazione dell’Archivio Uncini. Otto lavori selezionati con rigore, realizzati tra l’inizio degli anni Sessanta e il 2000, compongono un percorso capace di restituire la coerenza e la radicalità di una ricerca tra le più originali della scultura italiana del secondo Novecento.
Chi era Giuseppe Uncini
Nato a Fabriano nel 1929 e morto nel 2008, Giuseppe Uncini appartiene a quella generazione di artisti italiani che, alla fine degli anni Cinquanta, avvertì con urgenza la necessità di superare l’Informale. Lo fece però in modo del tutto personale, rifiutando le strade percorse dagli amici e colleghi con cui aveva condiviso quella stagione di fermento: Franco Angeli, Francesco Lo Savio, Tano Festa e, soprattutto, Mario Schifano, con il quale il legame fu di autentica amicizia. [ndr: La sede attuale di Capitolium Art Gallery coincide infatti con l’ex studio romano del grande pittore.]
Mentre Schifano, Angeli e Festa abbracciavano con successo il linguaggio della Pop Art, Uncini imboccò una via solitaria e ostinata: quella del cemento armato e dei materiali dell’industria edilizia, usati programmaticamente, come ricordava l’artista, «come si usano nei cantieri, per costruire le case, i ponti e le strade».

La poetica: costruire l’invisibile
Il cuore della ricerca di Uncini risiede in un paradosso affascinante. Partendo dalla materia più grezza e industriale, cemento, ferro e mattoni, l’artista marchigiano ha perseguito un obiettivo inatteso: dare corpo all’impalpabile, rendere visibile l’invisibile.
Negli anni della formazione romana, avviata nel 1953 nello studio dello scultore Edgardo Mannucci, Uncini aveva incontrato alcuni dei protagonisti del rinnovamento artistico italiano del dopoguerra: Burri, Capogrossi, Afro, Colla. Da Burri in particolare aveva tratto una lezione decisiva, per poi prenderne le distanze: non «modificare il senso delle materie per far diventare tutto pittura», bensì lasciare che i materiali fossero sé stessi, costruttori di oggetti che non rappresentano nulla al di fuori della propria esistenza concreta.
I suoi lavori non sono pittura, né scultura nel senso tradizionale del termine. Uncini stesso preferiva chiamarli oggetti o architetture, rivendicandone la discendenza diretta dall’atto del costruire, che per lui rappresentava l’azione fondante della civiltà umana.
Le opere in mostra: un viaggio dal 1961 al 2000
Negli spazi di Capitolium Art Gallery, il percorso espositivo si apre con un Cementarmato del 1961, opera rara e di particolare importanza per comprendere le origini della ricerca unciniana. I Cementarmati, serie avviata tra il 1957 e il 1958, segnano la fine del periodo di formazione dell’artista e l’inizio di una stagione del tutto autonoma.
Secondo numerosi studiosi, queste strutture elementari in cemento e ferro anticipano alcune sensibilità che emergeranno successivamente nell’Arte Povera e nella Minimal Art americana, pur mantenendo una fisionomia autonoma.
Uncini si è sempre mostrato restio alle etichette, convinto che il suo lavoro affondasse le radici nella grande tradizione italiana, più che nei movimenti internazionali del secondo Novecento. Una posizione che la mostra contribuisce a rileggere e valorizzare.

Tra le opere più suggestive in esposizione figura Ombra di Piramide T28 (1977), cemento con legno laminato appartenente alla serie delle Strutture Ombra, avviata alla fine degli anni Sessanta. In questi lavori Uncini compie un’operazione singolare: costruisce materialmente l’ombra, affiancando all’oggetto fisico la sua proiezione solidificata.
Come spiegava l’artista: «Mi accorsi come ciascuno di noi, guardando un oggetto, non ne consideri la luce e l’ombra. Non le oggettiviamo, non le consideriamo materie alla stessa stregua della materia che costituisce l’oggetto». Da questa riflessione nacque la scelta di rendere l’ombra una presenza concreta nello spazio.
Il percorso si chiude con Rilievo n. 99 (2000), cemento e ferro che testimonia la vitalità creativa di Uncini ancora nell’ultimo decennio della sua attività.
Una tappa di un viaggio più ampio
Giuseppe Uncini. Umanesimo e potenza si inserisce in un progetto culturale più ampio intrapreso dalla Capitolium Art Gallery: un viaggio di ricognizione nella scultura italiana del dopoguerra che ha già toccato Leoncillo ed Ettore Colla.
Uncini rappresenta una tappa fondamentale di questo percorso: la sua opera si distingue per la coerenza del percorso e per la complessità delle riflessioni sul costruire.
La galleria, che occupa l’ex studio romano di Mario Schifano in via delle Mantellate, ha fatto della gratuità e dell’accessibilità i propri valori fondanti: le opere esposte non sono mai in vendita e l’ingresso è libero.

Informazioni pratiche
Giuseppe Uncini. Umanesimo e potenza A cura di Enrico Mascelloni, con la collaborazione dell’Archivio Uncini
Dove: Capitolium Art Gallery, Via delle Mantellate 14/B, Roma
Quando: 18 giugno – 16 ottobre 2026






