In vista dell’appuntamento d’asta di Wannenes del 20 e 21 ottobre, l’esperto del dipartimento di Arti Decorative e Design del XX secolo legge e osserva con nuovo criterio e accuratezza l’evoluzione del gusto del secolo scorso in un filo che unisce l’arredo d’autore in un mercato che impara a scegliere.
La conversazione con Giacomo Abate ,che insieme al collega Andrea Schito firma la selezione dell’asta Design e stile italiano, in programma il 20 e 21 ottobre sulla piattaforma Web-live di Wannenes è una visione lucida e serrata sulla necessità di una stretta selezione sull’eredità del design novecentesco. Due tornate, oltre cinquecento lotti e quasi un secolo di progetto (dagli anni Trenta ai Novanta) che presentano elementi iconici delle grandi firme internazionali. E, a stretto giro, il 22 ottobre, la vendita di Opere moderne e multipli d’autore (Asta 633) che di quel “secolo da riordinare” rappresenta il versante pittorico e scultoreo.
Lo abbiamo incontrato per guidarci nella presentazione e nel programma di selezione che la sostiene.
Chiara Causo: Tra i lotti proposti troviamo oggetti concepiti per la produzione industriale accanto a pezzi legati all’artigianato e a committenze private. Quanto considera importante Wannenes il rapporto tra progetto, qualità esecutiva e contesto originario dell’opera nella proposta asta?
Giacomo Abate: Il contesto italiano del Novecento ci porta a evidenziare la qualità, l’ambiente e il progetto con dei gradienti diversi rispetto alla situazione che stiamo osservando. Perché certo, se per soluzioni abitative, strutture comunitarie o di rappresentanza si arreda con quello che è già disponibile sul mercato o si ha di fronte un budget di riferimento, ci si trova in una condizione differente e dai tutt’altri esiti rispetto a quando invece sono coinvolti un progettista e una committenza. In questo caso gli standard qualitativi sono quasi sempre alti. L’attenzione al dettaglio è parte fondamentale della supervisione del progettista per la realizzazione. Però stiamo parlando di un ambito dove a monte vengono destinate delle risorse più consistenti.
Quindi in una parola sì: la provenienza, e ancor meglio il contesto dove nasce l’oggetto, sono due elementi di grande peso sia per la scelta e l’inserimento nel catalogo d’asta, sia per immaginarne le potenzialità ai fini dell’aggiudicazione.
Vale la pena fermarsi su questo punto. Negli ultimi vent’anni è proprio qui che il design da collezione si è avvicinato al mercato dell’arte “maggiore”. La coppia di poltrone di Gio Ponti per Casa & Giardino degli anni Quaranta (lotto 81, stima 1.600–2.000 euro) non arriva in catalogo da sola: la accompagna la perizia dei Gio Ponti Archives. Non è un dettaglio burocratico ma l’infrastruttura che conferisce valore al contemporaneo. La tracciabilità documentale è oggi ciò che separa un oggetto attraente da un pezzo da collezione, esattamente come accade nella vendita del 22 ottobre,per le opere accompagnate dalle certificazioni delle fondazioni e degli archivi d’artista.
CC: Parlando di “maestri del design” e della selezione proposta, cosa rende un oggetto capace di superare il proprio tempo e diventare un’icona? È la qualità formale, l’innovazione progettuale, la funzione, il contesto storico o anche qualcosa di più difficile da definire?
GA: Ho dei parametri semplici per dare una risposta a questa domanda, ma ritengo siano anche quelli più genuini. Un oggetto è un progetto forte quando è evocativo del contesto e del periodo in cui è stato realizzato, quando comunica memorie ed emozioni. Però deve anche, in un certo senso, invecchiare bene e non sembrare datato. Forse è questa la cosa più difficile da definire, ma è anche quella più facile da sentire.

Coppia di panchetti. Legno chiaro, tessuto sintetico imbottito. Produzione Fredericia Stolefabrik Denmark, 1956 ca. cm 77x165x45
Stima: € 1.200 – 1.600
CC: Il design italiano viene spesso associato a un equilibrio particolare tra sperimentazione, cultura artigianale e utilità quotidiana. Quali sono, secondo lei, gli elementi che hanno contribuito a costruire questa identità e che continuano a renderla riconoscibile a livello internazionale?
GA: In una parola: particolarismo. Questa è la croce e la delizia del sistema produttivo italiano. Bisogna però fare una riflessione: i progettisti più rigorosi e riconoscibili – prendiamo un caso paradigmatico come quello di Magistretti – con la loro carica di innovazione hanno lasciato un segno profondo, proprio in un’Italia che aveva un gran bisogno di sentirsi moderna. Non a caso Magistretti è un designer che ha venduto moltissimo. Eppure, sul lungo periodo, il mercato d’asta non sempre premia quel tipo di rigore: oggi l’eclettismo, la ricerca del pezzo unico o persino dell’oggetto bizzarro sono fattori che pesano non poco sui risultati di vendita.
Ma il particolarismo e la voglia di stupire sono anche tratti distintivi del nostro Novecento, strettamente legati allo sviluppo industriale italiano e a quel fenomeno economico unico che è la piccola e media impresa. Alle Fiere Campionarie o al Salone del Mobile, queste piccole realtà – spesso a conduzione familiare – si affidavano a risorse esterne e a grandi nomi per proporre continuamente novità, sia estetiche sia formali. Dalla ricostruzione degli anni Quaranta fino alla fine degli anni Ottanta, l’Italia, trainata da Milano e dalla Brianza, è stata un vero laboratorio multidisciplinare ad altissima intensità. Non si contano i designer stranieri, noti e meno noti, che si sono formati insieme a quelli italiani e i cui nomi compaiono ancora oggi nelle più importanti pubblicazioni sul design italiano.
È interessante notare come il catalogo del 20–21 ottobre sia, di fatto, una mappa di quella geografia industriale. Le due lampade di Gino Sarfatti per Arteluce del 1957 circa – il modello 584/G (lotto 372 bis) e il 584P (lotto 374 bis), ciascuno stimato 2.000–3.000 euro – convivono con la lampada “Base ghisa” di Luigi Caccia Dominioni per Azucena (lotto 259, 700–900 euro), la “Perla” di Bruno Gecchelin per Oluce (lotto 329, 600–800 euro), il tavolo “Tour” di Gae Aulenti per FontanaArte del 1993 (lotto 142, 1.000–1.200 euro) e le sue poltroncine “Tlinkit” in canna d’India per Tecno (lotto 143, 1.800–2.200 euro). Arteluce, Azucena, Oluce, FontanaArte, Tecno: ogni firma è un tassello dell’ecosistema lombardo che Abate descrive. Accanto, l’esuberanza postmoderna delle panche “Karina” di Alessandro Mendini per Baleri (lotto 155, 2.000–3.000 euro) e la lampada “Amalassunta” di Vittorio Gregotti per Bilumen del 1968 (lotto 348, 3.000–4.000 euro) tra le stime più ambiziose della vendita, testimoniano quella “voglia di stupire”, quel particolare eclettico che determina il tratto di distinzione del mercato moderno.
CC: Nel mercato del design da collezione, quanto conta oggi la storia che accompagna un oggetto? In che modo provenienza, rarità, stato di conservazione e contesto progettuale possono modificare la percezione e il valore di un pezzo da parte di Wannenes?
GA: Non è la “storia” in senso astratto o romantico che fa il valore, ma la concretezza che quella storia porta con sé. Guardando al puro collezionismo, la differenza tra un buon risultato e un’aggiudicazione record sta tutta qui.
La provenienza documentata – una committenza privata importante, un arredo nato per un contesto specifico, la presenza nei cataloghi d’epoca o in una collezione nota – è ciò che trasforma un bell’oggetto di design in un pezzo d’arte da collezione. Gli dà autenticità, tracciabilità e durabilità.
In merito allo stato di conservazione e alla rarità: non cerchiamo la perfezione a tutti i costi. Anzi, nel design del Novecento una patina originale ben conservata vale molto più di un restauro invasivo che snatura il pezzo. Quando questi fattori convergono, la percezione dell’oggetto cambia completamente, e con essa la stima, ma soprattutto il potenziale risultato.
È un principio che il collezionismo più avvertito ha ormai fatto proprio in ogni settore, dall’orologeria vintage alle auto storiche, dove l’autenticità “onesta” batte il rifacimento, e che qui premia la conservazione sul restauro invasivo.

Lampada da tavolo mod. Base ghisa. Ottone, ghisa, metallo verniciato. Disegno del 1953, Produzione Azucena anni ’90. cm 54x28x48
Stima: € 700 – 900
CC: Alla luce di questo tipo di ricerca d’acquisto, un’asta può essere considerata una forma di racconto della storia del design? Attraverso una selezione di oggetti è possibile restituire l’evoluzione di un’epoca, della linea estetica e della sua idea di futuro?
GA: Negli ultimi anni ci siamo strutturati su tre tipi di vendite: le Web Live, le semestrali di design e i due cataloghi selezionati battuti nella sede di Milano. L’intuizione e la sfida dei cataloghi di punta (Forme | Selezione Milano) è esattamente quella che mi sta chiedendo: al di là dei singoli pezzi presentati, ciò che rende un catalogo interessante (e ci auguriamo duraturo) è proprio la narrazione, la capacità di ricreare stanze ideali, contesti e affinità elettive fra le varie epoche.
Per questo motivo, quando progettiamo la selezione, ci piace proporre accostamenti con un senso preciso: anche nel design, proprio come nell’antiquariato, esistono veri e propri modelli che quasi sempre sono citazioni volontarie. Prendiamo ad esempio alcuni arredi di Caccia Dominioni o di Gardella: nel solco del razionalismo e della modernità si ispirano in maniera esplicita al passato, che si tratti di arredi classici o di linee barocche. Anche il design, a livelli molto alti, è un’operazione culturale raffinata dove, insieme alla funzione, si può sempre rintracciare una discendenza.
A costo di ripetermi su concetti che ho già espresso, l’obiettivo di ogni catalogo è anche provare a capire ciò che è davvero classico, ciò che resterà nel tempo. È questa l’eredità con cui speriamo di dare il nostro contributo per il futuro.
CC: Se dovesse indicare una caratteristica capace di distinguere il grande design italiano da quello internazionale, quale sarebbe? E pensa che questa distinzione abbia ancora senso nel panorama progettuale e collezionistico di oggi?
GA: Sono idee che ho già espresso in passato… questo è un tema a me molto caro. Negli ultimi anni la mia riflessione si è concentrata su un aspetto preciso: siamo arrivati a un punto di maturità del mercato del Novecento (un discorso generale che prima ancora del design riguarda la storia delle arti figurative) in cui bisogna avere il coraggio di elaborare il lutto per il Novecento.
Non tutto è grande, non tutto è evocativo, non tutto è interessante. Un mercato di alto livello non potrà fare altro che ripulirsi: certo, perderemo alcuni autori, mentre altri ne usciranno ulteriormente rafforzati. Ciò che invece resterà a un livello più accessibile, ma comunque di grande interesse, è proprio quel particolarismo di cui parlavamo prima: l’arredo strano, il pezzo fortemente decorativo che conserva tutta la sua dignità e che, soprattutto, contribuisce in maniera significativa a dare personalità a una casa o a uno spazio pubblico.

Coppia di troni. Legno di noce lavorato, tessuto imbottito. Italia anni ’30. cm 88×56,5×50
Stima: € 1.200 – 1.600
Abate si esprime qui nel pensiero più forte dell’intera conversazione descrivendo ciò che sta accadendo ai due estremi del mercato. In alto, un processo di canonizzazione che concentra il valore sui nomi inevitabilmente destinati a restare; più in basso, le prerogative di sopravvivenza del pezzo decorativo ed eccentric che si dirige veso collezionismo diverso. È anche la ragione per cui la selezione offre numerose porte d’ingresso misurate: dai troni e dalla panca attribuiti a Duilio Cambellotti degli anni Trenta (lotti 73 e 75), al tavolo basso di Giuseppe Pagano per Maggioni (lotto 74, 600–800 euro), fino alle presenze internazionali; i panchetti di Børge Mogensen per Fredericia del 1956 (lotto 127, 1.200–1.600 euro) e le poltroncine secessioniste attribuite a Marcel Kammerer (lotto 53, 600–800 euro) che ricordano quanto il design italiano sia sempre stato un dialogo europeo.
CC: Quanto è strategico oggi il settore del design all’interno della programmazione di Wannenes? Quanto state investendo nel suo sviluppo?
GA: Non ho la percentuale esatta dell’incidenza del nostro dipartimento sul fatturato globale della casa d’aste, ma posso dire con certezza che siamo tra le realtà di punta dell’azienda. Il nostro CEO, Guido Wannenes, sta seguendo da vicino il settore e dal punto di vista economico ha scelto di investire in maniera decisa su logistica, visibilità e differenziazione dei format di vendita.
La scelta di proporre selezioni più ristrette e curate nella sede di Milano si è rivelata vincente. Devo ammettere che all’inizio io e il mio collega Andrea Schito avevamo qualche timore: dover fare una cernita estremamente rigorosa è senz’altro una strategia premiante, ma proporre un numero ridotto di lotti espone anche a un margine di rischio più alto. Alla fine i fatti ci hanno dato ragione.
Tuttavia, credo che l’investimento più importante e strategico sia stato fatto sul piano umano: la fiducia totale e la delega che la direzione ha riposto nel nostro lavoro.

Lampada da tavolo mod. 584/G. Ghisa goffrata, ottone cromato, metacrilato colorato, alluminio verniciato. Produzione Arteluce, 1957 ca. cm 61x35x35
Stima: € 2.000 – 3.00
CC: Quanto è cambiato il pubblico interessato al design negli ultimi anni? Wannenes si trova oggi a dialogare con un collezionista diverso rispetto a quello tradizionalmente associato all’arte e all’antiquariato?
GA: Mi occupo di questo settore da una quindicina d’anni e posso dire che il pubblico è cambiato radicalmente. Siamo passati da una platea di appassionati, galleristi e collezionisti “puri” che cercavano il pezzo raro o la prima edizione per poi valorizzarli attraverso la ricerca sulle pubblicazioni d’epoca– a uno scenario completamente diverso. Oggi quel mondo è in gran parte esaurito, anche perché la letteratura storica è stata scandagliata in lungo e in largo e sono stati pubblicati volumi monografici e antologici di riferimento che resteranno negli annali.
Il cliente attuale, dal nostro punto di vista in dipartimento, è sotto certi aspetti ancora più stimolante. È un acquirente che compra per il piacere di arredare o per soddisfare le esigenze di committenti privati di alto livello. Ma si lega molto anche al mondo degli spazi pubblici e dell’hotellerie esclusiva: realtà che, accanto ad arredi funzionali e a norma, scelgono di inserire pezzi storici e oggetti decorativi iconici per costruire un’identità forte e un’immagine immediatamente riconoscibile.
È il ritratto del collezionista-progettista d’interni, dell’appassionato, fortemente consapevole, che sceglie il pezzo storico come dispositivo d’identità: una domanda che spiega bene perché Wannenes stia investendo proprio su format curati e narrativi. E che trova una sponda ideale nella raffinatezza decorativa di oggetti come il servizio “Vedute d’Italia” di Michele Cascella per Laveno (lotto 78, 1.400–1.600 euro) o il vivace tappeto di Ugo Nespolo per S.A.M.I.T. del 1967 (lotto 95, 1.000–1.500 euro).

Lotto 95_UGO NESPOLO
Tappeto. Lana intrecciata. Produzione S.A.M.I.T 1967. Firma dell’artista. cm 220×170
Stima: € 1.000 – 1.500
Rileggere la conversazione con Giacomo Abate alla luce del catalogo significa cogliere il senso di una vendita che non si limita a schedare oltre cinquecento lotti. Design e stile italiano restituisce un Novecento fatto di rigore e di eccentricità, di grandi firme e di piccole imprese capaci di osare.
È in questa convivenza che si misura la maturità di un mercato chiamato, come dice Abate, a «elaborare il lutto per il Novecento». Significa riconoscere che non tutto è destinato a restare e che il valore nasce dalla selezione. Provenienza documentata, corretta conservazione e coerenza tra progetto e contesto diventano i criteri per distinguere il classico da ciò che è soltanto datato e fanno sì che il valore dei pezzi selezionati risalti ulteriormente.
L’approccio alla selezione conferisce importanza anche al pezzo decorativo e insolito, capace di dare carattere e di stabilire identità e tendenza di gusto a un collezionista sempre più consapevole, che compra gli oggetti per passione verso il valore storico, estetico e per emancipare la visione dell’estetica personale. L’asta del 20 e del 21 ottobre sarà il prodotto di un esercizio di sguardo attento: osservare il design del secolo scorso come una massiccia eredità da riorganizzare perché dalla selezione emerga, ancora di più, il valore.
Informazioni
Design e stile italiano — Web-live
Martedì 20 ottobre, ore 15:00 (I tornata, lotti 1–275)
Mercoledì 21 ottobre, ore 15:00 (II tornata, lotti 276–535)
Esperti: Andrea Schito, Giacomo Abate





