A Black Light Gallery di Padova la nuova personale dell’artista milanese mette in dialogo corpo umano e natura, fotografia e materia, attraverso un lavoro sul tempo, sull’identità e sulla necessità di consumarsi per esistere.
“Il corpo è un fiore?”. La domanda con cui Marcello Vigoni introduce Persistiere, la sua nuova personale alla Black Light Gallery di Padova, sembra semplice soltanto in apparenza. Perché è proprio nel confronto tra il corpo umano e quello vegetale che l’artista individua una possibilità per interrogare una delle condizioni più profonde dell’esistenza contemporanea: la persistenza. Non come ostinazione a rimanere identici, ma come capacità di attraversare il cambiamento senza perdere il senso di ciò che siamo.
Milano, classe 1979, Vigoni lavora da anni tra fotografia, video e installazione, costruendo una ricerca fondata sulla tensione tra razionalità e assurdo. Un pensiero che guarda anche ad Albert Camus e che nelle sue opere prende spesso la forma di un doppio: due immagini, due dimensioni, due possibilità di interpretare la realtà che non arrivano mai a una sintesi definitiva. È proprio nello spazio tra le due che, secondo l’artista, prende forma il lavoro.
Dalle serie Multiverso (2019) ed Egosistemi (2025), dove natura e artificio entrano continuamente l’uno nell’altro, Persistiere compie però un passaggio ulteriore. Il corpo umano viene restituito attraverso una fotografia precisa, integra, quasi scultorea. I fiori, invece, non possono essere semplicemente fotografati: la loro immagine viene sottoposta a un processo fisico di trasformazione. La carta viene bruciata nel punto esatto della fioritura. Non è dunque rappresentata la consumazione del fiore: è la materia stessa dell’opera a consumarsi.

È un gesto semplice e insieme radicale, perché introduce nel linguaggio fotografico qualcosa che la fotografia normalmente tende a escludere: il tempo reale della trasformazione. L’immagine non documenta soltanto qualcosa che è accaduto, ma porta sul proprio corpo la traccia di un processo. La fotografia diventa così materia, e la materia diventa memoria.
Il corpo umano e quello vegetale diventano i due poli di un confronto che attraversa tutta la mostra. Da una parte corpi che vengono suddivisi, studiati, classificati, razionalizzati e, infine, trasformati in oggetti. Dall’altra fiori che sembrano muoversi nella direzione opposta: non trattengono, ma si offrono; non cercano di preservarsi, ma accettano il proprio consumo come parte necessaria della loro esistenza.
In questa prospettiva anche il titolo assume un significato particolare. Persistiere non significa resistere al cambiamento, ma accettare di attraversarlo. La scultura può essere divisa e trovare proprio nella divisione una nuova consapevolezza della propria interezza; il fiore può consumarsi fino a scomparire e trovare proprio in quella dissoluzione il compimento della propria funzione.
Uno dei lavori che meglio sintetizza questa riflessione è Stato Zero, un’installazione composta da sei stampe su legno identiche, accostate una all’altra. È un esplicito omaggio a Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, ma anche una riflessione sulla possibilità che l’identità del singolo emerga soltanto nella relazione con una moltitudine. Le sei immagini, apparentemente uguali, trovano nella loro progressiva trasformazione e nella loro unione una nuova differenza.

Vigoni continua così a interrogare il rapporto tra individuo e sistemi culturali, tra natura e costruzione sociale, tra ciò che siamo e ciò che la società ci chiede di essere. Ma in Persistiere questa ricerca sembra diventare più fisica, quasi tattile. Il corpo non è più soltanto il soggetto dell’indagine: diventa il luogo nel quale la trasformazione avviene.
E forse è proprio qui che la domanda iniziale trova la sua risposta più interessante. Il corpo è un fiore non perché gli assomigli, ma perché, come il fiore, esiste nel tempo, si trasforma, si consuma e lascia una traccia. Persistere, allora, non significa durare per sempre. Significa dare un senso anche alla propria inevitabile scomparsa.
Marcello Vigoni — Persistiere
Black Light Gallery, Padova
3 ottobre – 21 novembre 2026
Opening: 3 ottobre 2026
Via Dante 87/89, Padova




