Torna la primavera e con lei il MIA Photo Fair BNP Paribas, la storica fiera della fotografia letteralmente inventata tredici anni fa dal collezionista Fabio Castelli e sua figlia Lorenza, che ha passato poco tempo fa il timone a Fiere di Parma e oggi è diretta dalla brava Francesca Malgara.

Una fiera boutique, con un numero di stand commestibile e tante proposte molto verticali sulla fotografia per lo più contemporanea. Appuntamento imprescindibile per i collezionisti nostrani e d’altronde anche uno svago intrigante per il semplice appassionato. Complici i prezzi contenuti (sia degli stand che delle opere in esposizione) non è difficile imbattersi in cose belle, che avresti piacere a metterti in casa per intenderci. Sopra il divano.
La sede del 2025 è un ritorno alle origini, siamo al SuperstudioPiù di via Tortona, quello storico. Non più gli spazi inadeguati del Superstudio Maxi a Famagosta, esageratamente grandi, decentrati e destinati ad eventi di altro peso, e nemmeno quelli secondari dietro al MiArt dello scorso anno, in fiera vecchia, che avevano un non so che di seconda scelta.
Via Tortona è perfetta per posizione, dimensione e appeal.
Passeggiando tra gli stand durante l’inaugurazione abbiamo avuto modo di apprezzare nomi di peso come Aurelio Amendola da Building, con scatti più che iconici (e pure enormi aggiungerei) a personaggi del calibro di Burri e Warhol, passando per le bellissime modelle in larga scala di Piero Gemelli da Farsetti, fino alle consuete polaroid mosaico di Maurizio Galimberti.

Non mancano i grandi nomi, qualche blue chip che espone anche a Paris Photo come l’olandese Casper Faassen da Mc2 (Claudio Composti è sì un gallerista ma anche uno dei critici più preparati di tutto il settore), ma ci sono anche parecchi giovani intriganti come lo svizzero Jean Marie Reyner che ha immortalato Santa Margherita Ligure d’inverno in una residenza al Grand Hotel Miramare, oppure le provocazioni erotiche della Cina contemporanea di Lin Zhipeng, esposte da Glenda Cinquegrana (che comunque, per gli appassionati, ha anche qualche Helmut Newton d’annata a disposizione).

Mi piace menzionare, tra quelli che più ci hanno colpito, anche il bravo Jacopo Di Cera alla Maison Bosi, con i suoi scatti delle fiaccolate di Corvara in Badia eseguiti di notte e con un drone, o le affascinanti location delle battaglie più importanti della storia epica (imperdibile Lepanto, che sembra un posto in cui andare in vacanza d’estate oggi) immortalate dal fotografo israeliano Arsen Revazov, da Raffaella De Chirico.

Ce n’è per tutti i gusti, davvero. Si arriva persino a Fioriture Sintetiche di Matteo Mandelli e Luca Baldocchi, realizzati con intelligenza artificiale e letteralmente piantati in vasi terra vera, come in una contemporanea serra digitale.
La serata inaugurale, complice per l’appunto la dimensione e la posizione del luogo, è felicemente affollata. Il clima generale insolitamente festoso, abbastanza spensierato, non si pensa troppo (con una normale e necessaria incoscienza) ai drammi internazionali o ai dazi di Trump. Certo, qualche galleria lagna giustamente l’annosa vicenda dell’iva al 22%, ma tocca andare avanti.
Quello che emerge, e ormai non si tratta più di una novità, è che la fiera intesa come le facevamo tredici anni fa non esiste più. Fine dei giochi. Non ci si può aspettare di vendere opere a passanti casuali. Il rapporto col collezionista va impostato diversamente, in maniera sartoriale. La fiera è più oggi uno strumento di marketing che altro. Si prendono contatti, si coltivano quelli già attivi incontrando persone che magari disertano le mostre in galleria durante l’anno, e si lavora su vendite che potrebbero arrivare anche nei mesi a venire.

Qualche bollino rosso lo abbiamo intravisto, sia chiaro, l’indulgenza dei prezzi lo giustifica. Le foto in mostra vanno dai 4/500 euro fino ai 40.000, con una stragrande maggioranza under 10k, per lo più siamo sui 5.000. Cifre dunque che, iva esclusa, non sono francamente più trattabili. Meno di così, il gioco non vale la candela, calcolando il 50% che di norma si corrisponde all’artista e i costi vari da sostenere.
Tra gli stand abbiamo stanato i soliti, pochissimi ormai, grandi collezionisti, ma anche una fitta schiera di professionisti. Non resta che aspettare la fine delle trattative per tirare una riga.
Ci sono anche mille mila eventi paralleli, premi (sono ben sette per il 2025), sponsor, appendici. Per quelle cose però vi invitiamo a leggere le altre riviste che pasticciano i comunicati stampa. A noi interessa altro.
Vi aspetto per il MiArt. Voi continuate a leggerci.