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domenica, Novembre 27, 2022

Ogni opera ha il suo tarlo

del

diventa il miglior conservatore della tua collezione!

“Nell’oscurità della materia, i tarli lavorano con discrezione, scavano gallerie per anni e, a parte qualche minuscolo fastidio, non ti accorgi di niente. Poi un giorno posi una tazza sul tavolo e il legno cede, sprofonda e in un istante, la superficie solida che conoscevi si trasforma in un cumulo di soffice segatura.” (Susanna Tamaro)

Il tarlo non è solamente un tormento interiore assillante e segreto ma un vero e proprio agente di degrado per le opere d’arte e, nonostante le sue piccole dimensioni, i danni che produce possono essere grandi! Ma chi sono i suoi simili? E come si può prevenire il danno che da essi deriva? Gli esseri viventi che possono essere causa di deterioramento per le opere d’arte, detti agenti biodeteriogeni, si dividono in microrganismi, piante e animali.

Tra i microrganismi troviamo le alghe, che attaccano, per esempio, affreschi, resti archeologici e monumenti coprendone la superficie e producendo acidi che solubilizzano la struttura del manufatto; i licheni che si sviluppano su pietre, affreschi, antiche vetrate e secernono acidi che rovinano i materiali su cui si insediano; i batteri che distruggono la cellulosa (per esempio i manufatti cartacei) e i funghi (comunemente noti come “muffe”) che attaccano affreschi, tavole lignee, tele, tessuti, carta e molto altro. Questi possono alterare la colorazione delle superfici che attaccano o addirittura possono distruggere le parti strutturali della materia, come per esempio il caso dei funghi cosiddetti “carie” del legno che lo distruggono facendogli assumere un aspetto spugnoso e biancastro.

Tra le piante si possono annoverare quelle specie che provocano danni meccanici penetrando con le radici all’interno dei manufatti, come l’edera o altre specie infestanti (è il caso, ad esempio, di infestazione di resti archeologici, di facciate storiche o monumenti).

Tra gli animali, infine, possiamo pensare ai roditori o agli insetti, che causano gravi danni soprattutto ai manufatti lignei. I più famosi sono senz’altro i tarli del legno (nome scientifico Anobium punctatum) la cui presenza è facilmente individuabile dai caratteristici fori presenti sulla superficie dei manufatti. Quando i forellini si presentano chiari ed eventualmente accompagnati da mucchietti di rosume (segatura finissima) nelle vicinanze significa che il tarlo è recentemente passato di lì o ancora attivo all’interno della struttura. In genere questo fenomeno si manifesta con l’aumento della temperatura nei mesi primaverili, quando le uova si schiudono e gli insetti cominciano ad erodere il legno per nutrirsi. Altro insetto molto famoso è la tarma, che possiamo trovare tra le fibre tessili come la lana di tappeti o di paramenti storici.

Insomma, esistono numerosi esseri viventi potenzialmente pericolosi per le collezioni di opere d’arte. Ma quali sono i fattori scatenanti il cui controllo ci permette di giocare d’anticipo? Come sempre, infatti, la prevenzione è la nostra migliore arma a disposizione e comincia dal monitoraggio ambientale: le condizioni favorevoli per lo sviluppo di questi agenti di degrado sono un’elevata e costante umidità e temperatura, un ambiente poco areato oltre che la presenza di specifiche sostanze che li attirano. Così, cercando di controllare se non tutti, almeno alcuni di tali fattori si può provare a prevenire lo sviluppo di questi biodeteriogeni.

Spesso, però, qualcosa sfugge al nostro controllo e allora diventa ottimale prevedere un monitoraggio periodico con un professionista conservatore, magari durante la sua programmata manutenzione ordinaria. Quest’ultimo, attraverso un’analisi visiva della collezione, sarà in grado di cercare “con occhio clinico” e individuare, per esempio, le tracce di animali (come i fori di tarlo e le deiezioni) o la presenza di microrganismi come i funghi sulle superfici delle opere, identificando le cause scatenanti e valutandone la gravità.

Non appena individuato il problema, il conservatore stesso potrà intervenire repentinamente per evitare l’ulteriore diffondersi del degrado sull’opera stessa o addirittura su altre opere della collezione (gli insetti tendono infatti a volare via attaccando altri manufatti e le muffe possono diffondere le proprie spore colonizzando altre superfici), suggerendovi altresì ulteriori eventuali accorgimenti da adottare per migliorare le  condizioni ambientali circostanti in modo da evitare che il problema si riproponga. L’attuazione di precisi accorgimenti potrebbe, infatti, evitare conseguenze potenzialmente disastrose per la collezione ovvero un danno troppo esteso e irrecuperabile.

Sara Stoisa
Sara Stoisa
Conservatrice e restauratrice di dipinti e di opere di arte contemporanea freelance oltre all’attività di restauro si è specializzata nella curatela di archivi d’artista e nella gestione di collezioni d’arte private. Da diversi anni collabora con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali La Venaria Reale nell’ambito della documentazione e per progetti internazionali.
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