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domenica, Dicembre 4, 2022

Sara Stoisa

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Conservatrice e restauratrice di dipinti e di opere di arte contemporanea freelance oltre all’attività di restauro si è specializzata nella curatela di archivi d’artista e nella gestione di collezioni d’arte private. Da diversi anni collabora con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali La Venaria Reale nell’ambito della documentazione e per progetti internazionali.

Il restauro di un Bene Culturale: cosa bisogna sapere

Se all’interno della vostra collezione fosse presente un bene culturale è molto importante tenere a mente, per non incappare in multe salate, che, per legge, occorre provvedere alla sua conservazione, alla sua manutenzione e, se necessario, al suo restauro. E che, prima di poter fare tutto ciò, è necessario richiedere una specifica autorizzazione alla Soprintendenza. Ecco qui l’iter da seguire.

Cura della collezione in vacanza

Con l’arrivo dell’estate si chiude la casa in città e si aprono le case-vacanza in cui ci si trasferisce per trascorrervi l’intera stagione. Questa è anche l’occasione migliore per godersi e prendersi cura delle opere d’arte che compongono la “succursale” della vostra collezione. Quali sono i consigli da seguire per non annoiarvi in vacanza e per assicurarvi che questo periodo di riposo faccia bene non solo a voi ma anche alle vostre opere?

Collezioni all’aperto: appunti per la conservazione

Molte collezioni d’arte presentano al loro interno una sezione di opere esposte all’esterno, collocate sui balconi o nei giardini, che rendono lo spazio accattivante, quasi magico. A volte si tratta di sculture monumentali o di dipinti murali realizzati sulla facciata delle dimore (spesso pensate site specific); altre volte si tratta di opere realizzate con giochi d’acqua, opere in legno, in ceramica, in pietra o anche realizzate con materiali sintetici. Spesso i materiali utilizzati per queste opere si ritrovano anche in lavori custoditi in ambienti confinati, ma dal punto di vista conservativo, quali sono le differenze? A cosa fare attenzione se si decide di collocare un’opera all’esterno?

Un bagaglio di informazioni tecniche

Molto spesso mi capita di dover restaurare opere di cui non si ha alcuna informazione su tecnica, materiali utilizzati e storia conservativa. Ma nel restauro, specialmente nel caso di opere d’arte contemporanea dove il messaggio artistico è intrinsecamente legato all’oggetto e alla materia che lo rappresentano, l’avere quante più informazioni possibili sull’opera ci permette di non prendere decisioni sbagliate. Tutte queste informazioni possono facilmente essere reperite al momento dell’acquisizione, senza dover ricorrere a supposizioni – spesso errate – o ad infinite ricerche. Quali domande porre dunque? E come farlo?

Guardare ma non toccare

Quando parliamo di danni antropici dobbiamo pensare non solo a situazioni estreme come agli atti vandalici o agli incendi dolosi, ma anche a piccoli gesti dovuti all’incuria, alla sbadataggine o all’inconsapevolezza dell’uomo. Quali sono gli errori da non commettere ed evitare quindi questo tipo di danni? Alcune semplici regole da adottare nella gestione quotidiana delle collezioni di opere d’arte che faranno la differenza.

No flash please!

“No flash please!” Quante volte ci è capitato di leggere questo cartello all’interno di spazi espositivi, chiese o musei? Questa, talvolta fastidiosa, richiesta ha motivi conservativi ben specifici, legati al fatto che la luce, con le sue radiazioni (UV e IR in particolare), è una delle principali cause del processo di degrado al quale tutte le opere d’arte (così come qualsiasi oggetto) sono, in misura differente, inesorabilmente sottoposti.

Ogni opera ha il suo tarlo

Alcuni esseri viventi possono essere causa di deterioramento per le opere d’arte. Questi sono detti agenti biodeteriogeni e si dividono in microrganismi, piante e animali. Ma come riconoscerli? Sembrano infatti innocue e minuscole creature ma i danni che portano possono essere grandi ed irreversibili. Quando non si riesce a prevenirli, diventa oltremodo fondamentale individuarli in tempo e agire.

La fragilità delle opere d’arte

Pensare alle opere d’arte come “esseri fragili” ci può aiutare a considerarle preziose e degne di maggiori attenzioni: la fragilità non deve essere percepita, infatti, come qualcosa di negativo, ma piuttosto come il presupposto per la reazione. Ma quali potrebbero essere le fragilità di un’opera? Da dove derivano i suoi “malanni”?

I materiali per il restauro: tre regole per la scelta

La scelta dei materiali da utilizzare per il restauro di un’opera d’arte non è affatto casuale ma poggia su un fondamento teorico inspirato ai principi fondamentali del restauro che si sono delineati nella storia. Ovvero la riconoscibilità, la reversibilità e la compatibilità, il tutto nell’ottica di un minimo intervento. Cosa comporta il rispetto di questi principi? Quali sono i vantaggi e quali le difficoltà?

Lo strumento della manutenzione

Al di là della mera definizione linguistica del termine “manutenzione”, ovvero quel complesso di operazioni necessarie a conservare la conveniente funzionalità ed efficienza di un oggetto, ci sono anche ulteriori aspetti su cui il termine ci porta a riflettere. “Manutenere” porta con sé il verbo “tenere”, vale a dire tenere l’oggetto, sottolinearne l’importanza, osservarlo, prestargli attenzione, provare a ripararlo invece di sostituirlo. Tutte queste azioni delineano il compito di un conservatore, atto – appunto – a “manutenere” l’opera d’arte. Ma quali sono i segreti del mestiere per una corretta manutenzione della collezione? Quali gli strumenti? E soprattutto, è un lavoro che può svolgere autonomamente il collezionista?

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