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Paris Photo 2025: un’edizione “XXL” 

del

Ogni anno, Parigi diventa il fulcro internazionale della fotografia: per il 2025, dal 13 al 16 novembre, la 28ª edizione di Paris Photo, ospitata sotto la maestosa cupola in vetro del Grand Palais, ha nuovamente confermato il suo ruolo come evento di riferimento per il mondo dell’immagine, dell’arte e della sperimentazione visiva. 

La fiera ha visto la partecipazione di 222 espositori provenienti da 33 paesi, con 179 gallerie e 43 editori. Al contempo, 60 gallerie erano al loro debutto, riflettendo una voglia d’apertura verso nuovi mercati e linguaggi.  

L’affluenza è stata solida, e molti osservatori, tra cui TF1 Info, hanno parlato di un’edizione “XXL”, capace di combinare commercio, contenuto e prestigio sotto la volta storica del Grand Palais.  

La missione curatoriale della fiera era chiara: valorizzare le voci emergenti, abbracciare la diversità geografica e culturale, e promuovere una visione della fotografia come mezzo in costante evoluzione e non come mero oggetto da collezione – come hanno anche sottolineato la direttrice Florence Bourgeois e la direttrice artistica Anna Planas.  

Le sezioni che definiscono il presente 

Paris Photo 2025 ha confermato la sua struttura multidisciplinare con sezioni curate e distinte, ciascuna con un focus preciso. Ad esempio, oltre al Main Sector in cui si trovavano le gallerie storiche e più influenti come Pace, Fraenkel o Stevenson, erano presenti anche le sezioni: Voices, Digital, Emergence, Éditions ed Elles x Paris Photo. Non starò a dilungarmi troppo nella descrizione di ciascuna, ma credo sia importante averne un assaggio per meglio comprendere il carattere rigoroso, internazionale e al femminile con cui è stata descritta la fiera.  

“Al femminile”, innanzitutto, perché tutte le sezioni sono state curate da donne: Voices curata da Devika Singh e Nadine Wietlisbach, Digital ideata da Nina Roehrs o Elles × Paris Photo curato da Devrim Bayar. Quest’ultimo progetto, inoltre, celebra la rappresentanza femminile per le artiste donne, con una partecipazione salita dal 20% al 39%, rafforzando l’impegno inclusivo della fiera. Infine, come spiega Planas in un articolo di Exibart: “Paris Photo è diretta da dieci anni da una donna, Florence Bourgeois, la cui direzione è stata fonte di ispirazione per l’intero panorama culturale francese. Oggi si osserva un cambiamento radicale: sempre più donne ricoprono posizioni dirigenziali all’interno delle istituzioni artistiche. Il fatto che quest’anno il nostro team e i nostri curatori ospiti siano tutti donne riflette senza dubbio questo rinnovamento degli attori, nonché una generazione particolarmente impegnata e attiva nel mondo dell’arte”.  

L’aspetto “internazionale”, lo si nota soprattutto nella sezione Emergence: dedicata alle giovani generazioni, mette in luce artisti dalle scene indiana, mediorientale, latinoamericana, dell’Europa orientale e giapponese. Planasha evidenziato come l’edizione 2025 dia spazio a una visione “aperta, audace e diversificata”. Inoltre, hanno coinvolto nuovi Paesi: quelli arabi, ad esempio con la galleria di Ayyam di Dubai e la Hafez di Djeddah, e c’è una forte presenza di gallerie giapponesi.  

Infine, il carattere rigoroso: afferma sempre Planas che “la forza della fiera risiede in questa selezione esigente, che abbraccia sia la fotografia storica che le pratiche più contemporanee, comprese quelle digitali.” La sezione Digital, infatti, esplora il rapporto tra fotografia e tecnologie, dall’intelligenza artificiale all’immagine sintetica. Roehrs ha dichiarato che la fotografia digitale non è una novità esterna, ma una naturale evoluzione del medium: “Ogni cambiamento tecnologico ridefinisce ciò che intendiamo per fotografia.” A supportare questa visione rigorosa intervengono comitati di selezione indipendenti per gallerie ed editori, affiancati dal lavoro di curatori ospiti responsabili di sezioni speciali come Voices (che si concentra su temi come il paesaggio, la parentela, la memoria e le implicazioni sociali ed ecologiche del fare fotografico). «Il rigore significa fare in modo che Paris Photo rimanga un luogo di scoperta, riflessione e scambio, dove collezionisti, istituzioni e appassionati si ritrovino attorno a un programma che va oltre il semplice contesto del mercato. Ma si nutra di conversazioni, firme di artisti, mostre e presentazioni di libri che continuano a renderlo un appuntamento nella cultura dell’immagine nutriente e imperdibile nel calendario internazionale». 

Un’ultima sezione, ma non per questo meno importante è stata “Éditions”, lo spazio dedicato al libro fotografico che è tornato come cuore pulsante della cultura dell’immagine. Vi hanno partecipato 42 editori, testimoniando l’importanza del fotolibro come oggetto d’arte e veicolo di pensiero.  

Tra passato e futuro: la fotografia come ponte 

The Secret Life of Flowers, Julieta Tarraubella

Uno degli elementi più affascinanti di questa edizione di Paris Photo è stato il dialogo costante fra memoria storica e prospettive future. Ad accogliere i visitatori, ad esempio, dominava, nei suoi quasi quaranta metri di lunghezza, l’installazione monumentale che ha vinto l’Hasselblad Award di Sophie Ristelhueber, esposta dalla Galleria Poggi: un’opera che parla dell’impatto di guerre e cambiamenti climatici sul paesaggio. Nel Main Sector si sono viste, invece, opere di maestri come Joel MeyerowitzSteve McCurryLee FriedlanderHelen LevittClaudia Andujar, nonché scatti di Michael Wolf, che riflettono la vita urbana contemporanea con una sensibilità quasi architettonica.  

Ma non è mancato lo sguardo critico e poetico: i visitatori hanno potuto confrontarsi con lavori di Renato D’Agostin, maestro della camera oscura, e Richard Caldicott, le cui immagini evocano geometrie intime.  

Nella sezione Digital, la fotografia si è trasformata in esperienza immersiva: opere come Ethical Work di Kevin Abosch, generata anche tramite intelligenza artificiale, dialogano con la serie immersiva di Julieta TarraubellaThe Secret Life of Flowers, che unisce giardini organici a mondi virtuali.  

È emerso inoltre il progetto AUTOMATA, con Solienne, un agente di intelligenza artificiale “biografica” basato sull’archivio di Kristi Coronado. Non è solo uno strumento: è un partner creativo, un’estensione dell’esperienza umana, che invita a riflettere su cosa significa creare, ricordare, collaborare.  

La 28ª Paris Photo non è stata solo un momento di mercato: è stata una dichiarazione di intenti. Con una visione curatoriale coraggiosa, la fiera ha ribadito che la fotografia è un linguaggio capace di abbracciare la transizione tecnologica senza tradire la sua storia. Ha valorizzato la voce delle donne, ha coniugato analogico e digitale, ha dato spazio alle nuove generazioni e ha confermato l’importanza del fotolibro come oggetto d’arte. 

Successo, partecipazione e vendite 

Secondo fonti come Observer, Paris Photo 2025 ha registrato un’affluenza forte, simile a quella degli anni precedenti. Gli spazi del Grand Palais sono stati animati non solo dai collezionisti, ma anche da appassionati di fotografia, professionisti del settore e visitatori curiosi.  

In più, l’edizione di quest’anno ha beneficiato della sinergia con Photo Days, il festival fotografico che si svolge in concomitanza in tutta Parigi. Molti luoghi della città (musei, gallerie, fondazioni) hanno aderito con mostre e talk, creando un ecosistema ricco e inclusivo.  

Secondo Il Giornale dell’Arte, le vendite alla fiera sono iniziate fin dalle prime ore, con forti performance da parte di gallerie internazionali: Pace, Richard SaltounHamiltonsFraenkel e altre hanno registrato transazioni importanti.  

Tra i risultati più rilevanti troviamo, ad esempio, Pace Gallery che ha venduto opere di Paul Graham, sei stampe di Richard Learoyd e fotografie di Josef Koudelka, molte delle quali sono finite nelle mani di istituzioni. Ma tra le vendite più importanti, troviamo quella della galleria Persons Projects, che ha venduto un’opera di Zofia Kulik per oltre 200.000 €, a dimostrazione dell’interesse istituzionale per le artiste concettuali. Anche Zander Gallerynon viene da meno: con 22 opere di Robert Frank, insieme a fotografie di Joel Sternfeld e William Eggleston, ha raggiunto un totale di circa 50.000 € e un lavoro si Tarrah Krajnak si è aggiudicato 25.000 €. Akio Nagasawa ha venduto un gruppo di opere di Eiji Ohashi per circa 30.000 €. La galleria Jecza ha riportato la vendita di un set di 768 opere per un importo a sei cifre, mentre Gregory Leroy ha venduto diverse opere di Manuel Álvarez Bravoper circa 100.000 €.  

The Village on the Highway di Gauri Gill, galleria Vadehra Art

Nel settore Voices, la galleria Vadehra Art ha attirato attenzione con l’opera colorata The Village on the Highway di Gauri Gill, un ritratto vibrante delle comunità agricole del nord dell’India.  
Da Kilchmann, sono stati venduti lavori di Shirana Shahbazi (tra 10.000 e 25.000 €) e di Paul Mpagi Sepuya (tra 6.500 e 18.000 €). Sempre nel settore curatoriale, Higher Pictures ha esaurito l’intero spazio espositivo grazie a opere uniche.  
Nel settore Emergence, la sudafricana Sibusiso Bheka (rappresentata da Afronova) ha venduto quasi tutte le sue opere, mentre Marine Lanier, vincitrice del Ruinart Prize, ha presentato lavori acquistati per cifre fra 1.000 e 3.800 €.  
Si è distinto anche il settore DigitalHeft Gallery ha ricevuto 10 commissioni per un’opera site-specific di Luke Shannon, mentre Kevin Abosch ha venduto tre lavori della sua serie Ethical Work per 15.000 €. Opere di Louis-Paul Caron (Danae Gallery) sono state vendute tra 6.000 e 8.000 €.  

Anche il progetto Elles × Paris Photo, dedicato alle artiste donne, ha ottenuto buoni risultati: vendite di stampe vintage di Marie-Laure de Decker (5.000–16.000 €) e un’opera di Mari Katayama da Suzanne Tarasieve sono solo alcuni esempi.  

La fiera come mappa della fotografia globale 

La direzione della fiera, guidata da Florence Bourgeois, ha espresso soddisfazione, sottolineando come il mix di espositori storici e innovatori abbia portato a una forte vitalità e a molte transazioni di rilievo.  

Paris Photo 2025, con questa sua edizione “XXL”, ha dimostrato ancora una volta di essere una piattaforma insostituibile per il mercato fotografico mondiale. Tra vendite di alto livello, nuove frontiere digitali e una forte rappresentanza femminile, la fiera ha consolidato il suo ruolo di laboratorio culturale e commerciale. Per i collezionisti, è stata un’opportunità per investire in opere sia storiche che contemporanee; per i galleristi, un palcoscenico per mostrare innovazione; per il pubblico, un’occasione di confronto e scoperta. 

Nel cuore del Grand Palais si è costruito un ponte tra passato e futuro, un’eco visiva che risuona oltre gli stand: perché Paris Photo non è solo una fiera, è una mappa della fotografia globale, un crocevia di sguardi e un laboratorio di possibilità. 

Elisa Minchio
Elisa Minchio
Laureata in Scienze Psicosociali della Comunicazione e in Economia e Gestione dei Beni Culturali, a fine 2023 ha deciso di trasferirsi a Parigi dove ha lavorato per sei mesi in una galleria d’arte. Attualmente lavora nella casa d’aste Ader e Publishing Agent per Snap Collective.

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