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Premio MUSE. Due parole con la curatrice Julia Rajacic

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Quest’oggi vi proponiamo un’intervista un po’ diversa dal solito, a Julia Rajacic, curatrice d’arte, ideatrice insieme a Luca Guariniello, marketing manager Italia di PPDS – Philips professional displays, del premio d’arte digitale MUSE. Un premio a consumo zero, volto a sostenere artisti di arte digitale che hanno come focus la crisi climatica ed ecologica.

CL: Ciao Julia, partiamo dall’inizio, come e quando è nata l’idea di questo premio?

JR: Ciao Chiara, certo, l’idea è sorta dall’intenzione di unire l’Arte e le Nuove Tecnologie al fine di trovare soluzioni a una delle più grandi sfide che l’umanità sta affrontando, la crisi ecologica. Il premio è frutto di un dialogo tra protagonisti del mondo dell’arte contemporanea e del settore tecnologico, mossi da una reciproca curiosità e dalla forte volontà di collaborare su questi temi cruciali.

CL: Qual è l’obiettivo principale che vi siete posti mentre ideavate questo progetto?

JR: Il nostro obiettivo era dare voce ad artisti contemporanei che immaginano soluzioni creative e innovative alla crisi ecologica. In particolare, volevamo affrontare il tema delle risorse energetiche, considerando che oltre due terzi del consumo globale di CO2 derivano dalla produzione energetica. Immaginando modi alternativi di produrre e utilizzare le risorse, potremmo contribuire significativamente alla risoluzione della crisi climatica.

CL: Essendo questo premio annunciato da PPDS – Philips professional displays, come è nata questa collaborazione?

JR: PPDS – Philips professional displays ha intrapreso un percorso di transizione ecologica diversi anni fa, rivedendo profondamente le proprie modalità produttive. L’efficienza energetica dei loro prodotti rappresenta un pilastro fondamentale della loro R&D (Ricerca e Sviluppo). Con quest’obiettivo in mente, hanno sviluppato un display, denominato Philips Tableaux, ideato per mostrare contenuti visivi statici senza consumare energia. Con il progetto MUSE, l’azienda ha voluto proporre questa nuova soluzione anche agli artisti.

CL: Il tema centrale del premio è la crisi climatica ma soprattutto energetica; quindi, quali sono state le principali sfide nell’organizzare un premio e una mostra interamente sostenibile?

JR: Come per ogni eco-progetto, la sfida principale risiede nel fatto che operiamo in un mondo dove i meccanismi eco-sostenibili sono, in larga misura, ancora l’eccezione. Ho iniziato a curare eco-mostre 8 anni fa, con il mio primo progetto in occasione della Cop21 di Parigi. Rispetto al 2015, ora c’è sicuramente una maggiore consapevolezza e una più forte volontà di agire.

CL: Come garantite quindi una produzione zero rifiuti e zero emissioni di anidride carbonica?

JR: Per assicurarsi una produzione senza rifiuti e emissioni di CO2, è essenziale eseguire un’analisi preliminare della produzione di tali rifiuti o emissioni. Questi progetti, dunque, richiedono maggiore tempo che un evento “tradizionale”.

Per quanto riguarda i rifiuti, prima di dichiarare che non ce ne saranno, abbiamo dovuto analizzare in dettaglio tutte le necessità del progetto, cercando di trovare soluzioni per evitare di produrne (identificando delle alternative) o per riciclarli.

Riguardo la produzione di CO2 tengo a specificare che non si tratta di un progetto Carbon-Free ma di un progetto Carbon-Neutral. Alla fine della mostra quello che sarà prodotto in termini di CO2 sarà compensato, ma a monte abbiamo previsto orari di apertura legati ai periodi di luce naturale, “dal mattino al tramonto”, e una gestione responsabile dell’uso di ogni impianto elettrico coinvolto.

Infine, in una mostra ci sono due voci molto importanti in termini di CO2: il trasporto delle persone e delle opere. Sicuramente il vantaggio di una mostra di arte digitale è che il trasporto delle opere è inesistente. Abbiamo poi adottato una “No Flight Policy”: è vietato per lo staff prendere l’aereo solo per partecipare alla mostra, e se lo fanno, la visita alla mostra non deve essere l’unico scopo del viaggio.Per gli artisti di luoghi lontani, stiamo invece preparando altre modalità di presenza. Ma non voglio svelare troppo. Ci sforzeremo di incoraggiare i visitatori a utilizzare mezzi di trasporto sostenibili, e offriremo un premio ai primi 50 visitatori che arriveranno in bicicletta.

Come ultimo punto vorrei precisare che non utilizzeremo materiali nuovi per l’allestimento. Quelli che adoperiamo sono riciclati e provengono dalla dismissione di altri eventi, un’opportunità questa che abbiamo colto grazie al lavoro di Spazio Meta a Milano, che si occupa di recuperare e commercializzare materiali allestitivi per il riutilizzo.

Infine, per alcuni servizi di catering collaboreremo con “La Cucina di Alberto”, un’organizzazione no-profit che si dedica all’inserimento lavorativo di giovani in difficoltà che desiderano entrare nel mondo della ristorazione. L’organizzazione recupera il cibo attraverso donazioni o da orti biologici, cercando di mantenere una filosofia quanto più circolare possibile.

CL: Credi che la sostenibilità diventerà una tendenza sempre più presente nei premi e negli eventi d’arte?

JR: Spero proprio di sì!

Anche il mondo dell’arte deve intraprendere la sua transizione ecologica, e in parte lo sta già facendo. Ci sono organizzazioni, come la Gallery Climate Coalition, che stanno operando in questa direzione.

La sfida risiede nel fatto che il successo degli eventi comporta lo spostamento di molte risorse: umane, tecniche e materiali. Integrare la sostenibilità potrebbe sembrare controintuitivo, ma si tratta di una rivoluzione indispensabile.

La sostenibilità è ormai al centro delle discussioni nel mondo dell’arte e delle istituzioni culturali, come emerge dai dibattiti all’ICOM. C’è tanta volontà, ma le azioni concrete restano limitate e pochi sono gli eventi curati in modo sostenibile. Abbiamo però tutte le risorse necessarie per guidare questa transizione, come una capacità a lavorare in modo creativo e flessibile.

CL: Ci sono tante idee ma bisogna renderle concrete…

JR: Credo sia proprio così, e personalmente per rispondere a questa necessità, ho creato Jardino, un’agenzia ideata per collaborare e per aiutare le istituzioni culturali nella loro transizione verso l’eco-sostenibilità.

Ci sono stati eventi o organizzazioni che ti hanno ispirato nella tua missione di creare un premio sostenibile?

JR: Sì, la Cop21 di Parigi, il gruppo collettivo Art21 e l’Associazione francese Coal hanno avuto un grande impatto su di me. Quest’ultima, in particolare, ha fornito guide sulla realizzazione di mostre ecosostenibile. Tali eventi e associazioni hanno contribuito a creare una consapevolezza comune e a rappresentare un punto di svolta nella mia percezione. Inoltre, la GCC (Gallery Climate Coalition) di cui sono membro attivo, è stata una risorsa fondamentale con le sue guide, gli esperti e il “Carbon calculator”.

To be continued

Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon, laureata in Storia dell'Arte, ha lavorato come assistente gallerista e nel servizio clienti di case d’aste. Dal 2023 collabora con Collezione da Tiffany.

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