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Tra ripresa e resilienza: come il 2022 ha cambiato il mercato dell’arte

del

Il 2022 è stato l’anno del ritorno alla normalità per il mercato dell’arte internazionale, con il ripristino delle fiere in presenza e lo svolgimento di eventi espositivi e aste a pieno regime. Sono nate persino tre nuove fiere, Frize Seoul, Paris Plus Par Art Basel e Art Sg Singapore, a riprova del fatto che lo scacchiere fieristico è più dinamico che mai e pronto ad accogliere nuovi mercati, soprattutto asiatici.

Non soltanto il mercato è ripartito, ma ha mostrato anche segni di grande resilienza e pare che sia stata anche la pandemia del 2020, quasi paradossalmente, con il suo forzato passaggio alle vendite via internet, ad aver dato la spinta che mancava al sistema dell’arte.

Numerosi dati mostrano come la compravendita online, come anche la ricerca che la precede, sia oggi uno strumento fisso che affianca quella in presenza, che si tratti di aste o di fiere, queste ultime ormai tutte dotate di piattaforme digitali e viewing rooms. Insomma, il mercato dell’arte è ormai inscindibile da internet: la pandemia ha dato il via a delle nuove abitudini, sia per venditori che per compratori, che sono destinate a rimanere. Un esempio su tutti: il portale Consignments di David Zwirner, che consente ai collezionisti che sono interessati a vendere di inviare opere dalle loro collezioni.

Il totale e irreversibile passaggio al digitale  è dunque uno dei dati più importanti che emergono dalle prime analisi sul 2022.

E a proposito di digital, uno sguardo all’andamento degli NFT è prioritario. Dopo il boom del 2021, e poi il crollo delle criptovalute nella seconda metà del 2022, pare che comunque l’interesse del mondo dell’arte – musei, gallerie, fiere, case d’asta – sia crescente e destinato ad aumentare nel 2023. I Non Fungible Tokens hanno mostrato il loro potenziale al dì là dell’essere una semplice moda legata ai cosiddetti collectibles. Tutti gli attori del mondo dell’arte – l’Italia, come sempre, con un certo ritardo – si sono resi conto del valore di questo strumento tecnologico che permette l’autenticazione e tracciamento della paternità di opere d’arte digitali e non solo.

Simon Denny, Backdated NFT/ Cryptokitty Display Hardware Wallet Replica (Celestial Cyber Dimension), 2018, 2019, 2021, jpeg, Cardboard, UV print on cardboard, Non-fungible token (NFT), 3-15/16″ × 2-3/8″ × 2-3/4″ (10 cm × 6 cm × 7 cm) – Courtesy Pace gallery & The artist

Inoltre, la tecnologia blockchain sposa sempre di più una pratica di mercato decentralizzata e più equa, introducendo anche delle dinamiche in linea con molte tematiche care all’arte contemporanea – gender gap, razzismo, cambiamento climatico. Insomma, sia la critica che il mercato stanno includendo sempre di più gli NFT nel mondo dell’arte contemporanea, un esempio su tutti: al suo Art & Tech Summit annuale, incentrato quest’anno sulla blockchain, Christie’s ha annunciato il lancio di un fondo di investimento nel capitale di rischio per supportare le imprese artistiche impegnate in tecnologie emergenti come la blockchain. Gli NFT non sono una bolla né una nicchia, e, come ha dichiarato The Art Newspaper, sono qui per restare a lungo.

Un altro aspetto che si può definire come una caratteristica del 2022 è il crescente dissolvimento dei confini tra mercato primario e mercato secondario, come anche l’ingresso del mercato dell’arte in eventi che in origine non avevano scopo di lucro, come Biennali e Festival. Un esempio di come le case d’asta stiano sempre di più sconfinando nel mercato primario è l’istituzione da parte di Sotheby’s, nell’autunno 2022, di Artist’s Choice, un nuovo formato di vendita in diretto contatto con le gallerie e gli artisti, in quanto permette di acquistare direttamente da loro.

In generale il mercato dell’arte si è mostrato decisamente in salute nel 2022: tra il 1 luglio 2021 e il 30 giugno 2022, il fatturato delle vendite globali di arte contemporanea è stato di 2,7 miliardi di dollari, rispetto ai 2,73 miliardi di dollari dell’anno precedente (Artprice.com). Ciò che non è cambiato ovviamente è il dato che riguarda chi tiene le redini del mercato a livello sociale: mentre milioni di persone in tutto il mondo hanno subito perdite finanziarie a causa della pandemia, i dati dimostrano che gli ultramiliardari hanno aumentato il loro patrimonio, con una forte influenza sul mercato del lusso e quindi dell’arte.

Per quanto riguarda la geografia del potere, nella classifica dei Paesi più forti. Nel 2022 gli Stati Uniti sono rimasti al vertice. La Russia si è trovata in uno stato di isolamento a causa della guerra all’Ucraina, ma un dato interessante rivela come il patrimonio dei ricchi mecenati russi, nelle mani dei quali si concentra il mercato dell’arte, si sia spostato negli Emirati Arabi, essendo questi gli unici Paesi che non hanno inflitto sanzioni alla Russia. Il numero di jet privati che volano dalla Russia verso gli UAE è stato in costante aumento da marzo 2022. L’Art Basel and UBS Survey of Global Collecting riferisce che ci sono stati molti afflussi e deflussi di oggetti di lusso e opere d’arte tra la Russia e gli Stati del Golfo a seguito delle restrizioni date dall’Occidente. E la casa d’aste Christie’s conferma che dopo la pandemia Dubai ha vissuto un boom economico e un grande afflusso di miliardari provenienti dalla Russia.

Flora Yukhnovich Warm, Wet N’ Wild, 2020

La Cina invece ha ovviamente sofferto molto a causa delle rigide restrizioni per la pandemia, vedendosi così sottrarre velocemente il primato nel mercato asiatico. La posizione di Hong Kong è sempre più debole, soprattutto a causa del raffreddamento del mercato delle aste, anch’esso messo in pericolo dalle forti misure di contenimento della pandemia, sia nell’isola che sulla terraferma. 

Sebbene però tutte e tre le principali case d’asta (Christie’s, Sotheby’s e Phillips) abbiano registrato un calo di offerenti e acquirenti dall’Asia nel 2022 rispetto all’anno precedente, stanno comunque mantenendo la loro attenzione sul continente asiatico, attratte anche dalla nuova posizione di Singapore – dove la prima edizione della fiera Art Sg è stata vivace.

Il declino della Cina si è sentito a livello globale: nel biennio 2021/22 il fatturato globale delle aste di arte contemporanea ha registrato una leggerissima contrazione pari al -1,1%, dovuto principalmente alla politica zero-covid in Cina dove le vendite in questo segmento sono diminuite del -33% (la Cina era stata il leader mondiale in questo segmento nello stesso periodo dell’anno 2021). Occhi puntati sull’Asia nel 2023, quindi, per capire quale tra le città asiatiche detiene in effetti il potere nel mercato dell’arte. 

La regione che sicuramente ha mostrato più difficoltà nel 2022, e teme un anno ancora più faticoso, è la Gran Bretagna: il mercato oltremanica sta pagando le conseguenze della Brexit. Ormai è un dato di fatto che spaventa sia i politici che gli addetti al settore: nell’anniversario dell’uscita dall’Unione Europea, il Regno Unito sta scivolando dietro i suoi concorrenti come leader culturale. I rivenditori internazionali lo percepiscono come un luogo ostile per fare affari a causa delle troppe regole e dei prezzi di importazione alle stelle. Il Paese della Brexit è molto in ritardo sia rispetto ai concorrenti europei che ad altri concorrenti globali in termini di esportazione di beni e servizi d’arte, e la frequentazione delle fiere da parte di clienti internazionali sta diminuendo. A proposito di fiere, la recente cancellazione di Masterpiece, Art & Antiques for Everyone e l’edizione estiva di Art & Antiques Fair Olympia sono l’ulteriore conferma di un mercato dell’arte britannico in declino.

In questo contesto, Parigi sta riconquistando il podio del sistema dell’arte europeo, grazie all’apertura di nuove fiere – Paris Plus par Art Basel – e l’ascesa di altre – la storica Art Paris negli ultimi due anni ha riguadagnato terreno con un’offerta espositori sempre più internazionale e di tutto rispetto. Inoltre è sempre più forte l’impatto sul panorama espositivo e sul mercato di alcune Fondazioni di ricchi mecenati, ci riferiamo ovviamente alla nuova Bourse de Commerce di François Pinault, proprietario di Christie’s, ma anche Fondation Vuitton e Fondation Cartier. Inoltre, la notizia recente dell’acquisizione da parte di Bonhams della principale casa d’aste francese, Cornette de Saint Cyr (che si chiamerà Bonhams Cornette de Saint Cyr) conferma la solidità e l’appetibilità del mercato in Francia. Nel 2023 quindi non mancano i motivi per esplorare il mercato nella Ville Lumière.

In generale, si può dire che il 2022 sia stato un anno record per mercato secondario internazionale, con quasi 20 miliardi di aggiudicazioni realizzate da Christie’s, Sotheby’s e Phillips, su cui hanno influito sicuramente alcune straordinarie collezioni portate in asta come ad esempio la Paul Allen Collection, la Anne H. Bass Collection e Thomas and Doris Ammann Collection. 

L’arte ultracontemporanea ha subito un lieve declino: gli artisti giovani under 40, che abbiamo visto essere stati i protagonisti del 2021, sia in fiera che nelle aste, non sono destinati a rimanere sul podio e rappresentare un segmento forte del mercato. Tuttavia il  trend c’è e rimarrà, ne sono un esempio le fortunate evening auction di Sotheby’s “The Now”, il cui nome dice tutto, che comprendono la cosiddetta wet art dei giovanissimi emergenti come Christina Quarles, Flora Yukhnovich, Jadé Fadojutimi e Anna Weyant. Il “nuovissimo” – opere realizzate negli ultimi 20 anni –  rappresenta in generale la trasformazione del mercato dell’arte nel suo complesso, infatti concentra tutte le principali tendenze del mercato: donne artiste, NFT, street art, artisti africani… 

Il declino dell’arte antica sembra invece ormai un dato di fatto, i nuovi collezionisti sono sempre più attratti dall’arte contemporanea di artisti viventi, e possibilmente che abbiano una forte presenza in internet – soprattutto nei social media come Instagram. Questo si ricollega alla nuova fascia di collezionisti in crescita, ossia la fascia under 40, una nuova generazione di giovani collezionisti, soprattutto asiatici, che sta sicuramente ridefinendo anche i trend nel collezionismo. 

Tuttavia, come ha ricordato di recente Guillaume Cerutti, CEO di Christie’s, sono ancora i colossi privati del collezionismo, cioè i proprietari di grandi collezioni storiche e fondazioni private, a fare il bello e il cattivo tempo nel mercato, attraverso i loro acquisti e donazioni ai musei: “Oggi più che mai il futuro delle collezioni pubbliche dipende dallo sviluppo delle collezioni private”. Anche questa dipendenza del pubblico dal privato è sicuramente una tendenza emersa nel 2022 che è destinata a rimanere.

In attesa di altri report ufficiali degli analisti del mercato dell’arte globale, possiamo già dichiarare che il 2022 sarà sicuramente ricordato come l’anno della ripresa e della resilienza.

Lucia Longhi
Lucia Longhi
Lucia Longhi è curatrice indipendente e contributor per magazine internazionali. Lavora tra Venezia e Berlino. La sua pratica curatoriale esplora le intersezioni tra arte, natura e tecnologia, con un focus sui nuovi media. Collabora con gallerie, fondazioni private e istituzioni per la curatela di mostre, servizi di art advisory e scrittura di saggi critici.

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