Dalla fusione tra Madragoa e Galeria Dawid Radziszewski nasce una nuova piattaforma internazionale con sedi a Lisbona, Varsavia e Milano. Un modello di galleria che punta su collaborazione strutturale, rete europea e dialogo tra mercato e istituzioni.
Nel sistema dell’arte contemporanea, dove il numero delle gallerie cresce ma la sostenibilità economica diventa sempre più complessa, le strategie di sviluppo stanno cambiando rapidamente. Alcuni operatori scelgono di restare strutture agili e indipendenti, altri invece provano a immaginare modelli nuovi, basati su alleanze più profonde, capaci di condividere risorse, artisti e visione curatoriale.
È in questo contesto che nasce Consonni Radziszewski, progetto che non si limita a una collaborazione tra due realtà già esistenti ma rappresenta una vera fusione tra la galleria portoghese Madragoa, fondata a Lisbona nel 2016 da Marco Consonni, e la Galeria Dawid Radziszewski, attiva a Varsavia dal 2013.
Dall’unione delle due strutture prende forma una piattaforma internazionale con tre sedi operative — Lisbona, Varsavia e Milano — e un roster di circa venticinque artisti, con l’ambizione di costruire un dialogo continuo tra diverse geografie culturali europee.
La scelta di aprire proprio a Milano non è casuale. Negli ultimi anni la città ha rafforzato il proprio ruolo nel sistema dell’arte contemporanea internazionale, grazie alla presenza di istituzioni, fondazioni private e una rete di collezionisti sempre più attenta ai linguaggi globali. In questo scenario, la nuova sede milanese di Consonni Radziszewski si propone come un punto di connessione tra contesti artistici differenti, capace di mettere in relazione il dinamismo culturale di Lisbona e Varsavia con il collezionismo italiano.
L’inaugurazione dello spazio coincide con la personale dell’artista sudafricana Buhlebezwe Siwani, figura già affermata nel circuito istituzionale internazionale e presente nella prossima Biennale di Venezia. Un segnale chiaro della direzione intrapresa dalla galleria: costruire un programma che intrecci ricerca curatoriale, visibilità istituzionale e presenza nel mercato.
Abbiamo parlato con Marco Consonni e Dawid Radziszewski per capire come nasce questa fusione, quale ruolo avrà Milano nella loro strategia e se il futuro delle gallerie indipendenti passerà sempre più attraverso modelli di cooperazione strutturata.
Una fusione, non una collaborazione
Giacomo Nicolella Maschietti: Consonni Radziszewski non nasce come semplice project space condiviso, ma come unione strutturale tra Madragoa e Galeria Dawid Radziszewski. Cosa vi ha convinto a fare il passo definitivo dalla collaborazione alla fusione? È una scelta difensiva rispetto al mercato o una mossa offensiva di espansione?
Marco Consonni | Dawid Radziszewski: Abbiamo costruito due gallerie con identità forti e, negli anni, ci siamo accorti che lavoravamo già nella stessa direzione. Madragoa esiste dal 2016, Galeria Dawid Radziszewski dal 2013: due storie distinte che si sono riconosciute. La fusione non nasce da una necessità difensiva — entrambi abbiamo chiuso il 2025 con risultati molto positivi, sia economicamente che sul piano dei progetti. Abbiamo scelto di unirci da una posizione di forza, per moltiplicare quello che avevamo già creato. Consonni Radziszewski è il passo successivo: 25 artisti internazionali, tre spazi a Lisbona, Milano e Varsavia, e un orizzonte molto più ampio di quello che ciascuno di noi avrebbe potuto costruire da solo.
Lisbona e Varsavia: da periferie a piattaforme
GNM: Sia Lisbona che Varsavia, fino a pochi anni fa, erano considerate geografie marginali nel sistema dell’arte globale. Oggi diventano due pilastri di una rete che include Milano. Quanto conta oggi costruire valore culturale partendo da contesti “non centrali”? E Milano rappresenta un approdo o un ulteriore laboratorio?
MC | DR Il fatto che Lisbona e Varsavia non abbiano la «centralità» di città come New York, Londra o Parigi nel mercato dell’arte contemporanea ha fatto in modo che io e Dawid ci intendessimo fin da subito su quali siano le sfide da affrontare. Veniamo da contesti diversi ma che in parte offrono le stesse sfide. Milano rappresenta un fulcro geografico in una città che ha l’ambizione di divenire sempre più rilevante nel panorama globale dell’arte contemporanea. Vogliamo contribuire a questo, e vediamo Milano come un trampolino più che un approdo, una base di lancio più che un punto di arrivo.
Milano e il collezionismo italiano
GNM: Avete parlato di un rapporto radicato con la cultura del collezionismo italiano. In concreto: che tipo di interlocutore cercate a Milano? Il grande collezionista istituzionale, il nuovo imprenditore under 50, o un pubblico trasversale? E quanto il sistema italiano è pronto ad accogliere un progetto così internazionale?
MC | DR Il panorama istituzionale e il collezionismo italiano sono sempre stati contraddistinti da una grande internazionalità: istituzioni come il Castello di Rivoli a Torino e il Madre a Napoli, Fondazioni come Prada e Trussardi a Milano, e collezioni private sparse per tutto il territorio e spesso aperte al pubblico sono esempi di programmi e ricerche con uno sguardo sempre globale. L’Italia, in questo senso, è il luogo ideale per il nostro progetto. Il programma della galleria offre posizioni artistiche che crediamo possano attrarre un pubblico diverso: il grande collezionista istituzionale saprà apprezzare artisti che nel corso degli anni hanno costruito CV solidi, e scoprirà giovani artisti che non conosceva. Chi invece si avvicina all’arte contemporanea ora avrà la possibilità di navigare un programma variegato, con orizzonti espansi. Il dialogo con le istituzioni, i collezionisti, i curatori è qualcosa che riteniamo estremamente importante e speriamo che lo spazio milanese sia un catalizzatore in questo senso.
Biennale e posizionamento istituzionale
GNM: Inaugurate la sede milanese con una personale di Buhlebezwe Siwani, artista selezionata per la mostra A Minor Keys alla Biennale di Venezia. Quanto è strategico oggi intrecciare il calendario commerciale con quello istituzionale? È inevitabile, o rischia di comprimere i tempi di maturazione di un artista?
MC | DR Buhlebezwe Siwani è un’artista con cui lavoriamo dal 2017. Il suo percorso è caratterizzato dalla presenza in mostre istituzionali sempre più importanti nel corso degli anni. La sua produzione si sviluppa attraverso diversi media, tutti legati da una sensibilità comune che in questi anni ha ottenuto visibilità crescente. La decisione di presentare i suoi nuovi lavori a Milano è legata alla sua partecipazione alla prossima Biennale di Venezia, e rappresenta la celebrazione di un risultato ottenuto attraverso anni di lavoro. L’artista arriva a questi traguardi con una produzione matura: oltre alla Biennale, quest’anno Buhlebezwe è stata finalista al Prix de Rome — il più importante premio per artisti nei Paesi Bassi, dove risiede — ha in corso una personale al Museum de Fundatie a Zwolle e una alla Kunsthalle di Berna prevista per fine anno.
Il modello futuro delle gallerie mid-size
GNM: Con tre sedi, 25 artisti in roster e presenza nelle principali fiere – da miart ad Art Basel – Consonni Radziszewski assume una scala diversa rispetto alla classica galleria indipendente. È questo il modello sostenibile per il prossimo decennio? Le gallerie devono crescere dimensionalmente per restare competitive, o c’è ancora spazio per strutture più agili?
MC | DR La fusione delle due gallerie è per noi una strategia di crescita che privilegia l’agilità. Eviterei di pensare che l’agilità esista solo in piccole strutture, o che crescere sia per forza legato a un disproporzionato aumento dei costi. La nostra galleria è cresciuta, ma le risorse sono state messe in comune e i costi verranno razionalizzati. Il nuovo modello che intendiamo costruire con Consonni Radziszewski sfuma i limiti personali dei singoli galleristi e potenzia i nostri punti di forza in un processo simbiotico. Contatti, esperienza curatoriale, gestione logistica: il patrimonio di conoscenze accumulato nelle nostre carriere in questi ultimi vent’anni è messo a disposizione della nuova struttura.
Con questo, vogliamo mettere in discussione un sistema che si basa su categorie di grandezza per le gallerie: emergenti, mid-size, e le «grandi». Consonni Radziszewski guarda alla crescita secondo parametri differenti: nega l’attitudine alla «sopravvivenza» e costruisce una piattaforma quantitativamente e qualitativamente diversa da quelle esistenti.
Inaugurazione sede di Milano: 26 marzo 2026
Via Gustavo Modena 6







