Yayoi Kusama: vita, arte e il significato dei celebri pois

del

Yayoi Kusama è stata una delle figure più radicali e riconoscibili dell’arte contemporanea: un’artista capace di trasformare una propria ossessione in un linguaggio universale, fatto di pois, reti, accumulazioni, specchi e forme che si moltiplicano all’infinito.

Ma forse il tratto più sorprendente della sua vicenda non è il successo planetario, né le collaborazioni con i grandi nomi della moda, né la consacrazione nei musei di tutto il mondo. È la scelta, dopo il ritorno in Giappone, di vivere per gran parte della sua vita in un ospedale psichiatrico, continuando a lavorare ogni giorno nel suo studio poco distante.

Yayoi Kusama è scomparsa il 14 agosto 2026, a 97 anni, continuando a creare fino alla fine.

Yayoi Kusama, The Obliteration Room (2002). Courtesy of the Queensland Art Gallery Foundation/QAGOMA Photography. © Yayoi Kusama.

I suoi celebri pois nascono anche da qui. Kusama ha raccontato di aver iniziato fin da bambina a vedere punti, reti e forme ripetute che sembravano invadere il mondo intorno a lei. Quelle che per altri potevano essere esperienze inquietanti, per lei diventarono progressivamente un linguaggio: dipingere i punti significava moltiplicarli, controllarli, trasformare una visione in un gesto creativo.

E così il punto smette di essere semplicemente un elemento decorativo. Diventa ossessione, ripetizione, infinito. Un modo per ricoprire il mondo fino a far scomparire la distinzione tra sé e ciò che la circonda. È quello che Kusama ha chiamato “self-obliteration”: l’annullamento dell’io attraverso la proliferazione delle forme.

È difficile non leggere alla luce di questa esperienza la sua ossessione per la ripetizione e la proliferazione: il gesto che torna incessantemente, il punto che genera un altro punto, la forma che si perde nella moltiplicazione fino quasi a dissolvere l’individuo. La sua “self-obliteration”, l’autoannullamento attraverso la ripetizione, è insieme una poetica e una forma di resistenza.

All the Eternal Love I Have for the Pumpkins, 2016. Yayoi Kusama. Wood, mirror, plastic, acrylic, and LED. Dallas Museum of Art, TWO x TWO for AIDS and Art Fund, 2018.12.A–I. ©YAYOI KUSAMA. Courtesy Ota Fine Arts, Victoria Miro, and David Zwirner.

Forse è proprio questo il paradosso più affascinante della sua storia: ciò che nasce da una profonda fragilità psichica diventa, attraverso una disciplina artistica quasi ossessiva, uno dei linguaggi più potenti e riconoscibili dell’arte contemporanea.

Kusama ha costruito così un paradosso irripetibile: una donna capace di diventare un’icona globale senza mai smettere di cercare rifugio nella dimensione più privata e protetta della propria esistenza. E forse è proprio lì, tra ossessione e disciplina, tra fragilità e ostinazione, che bisogna cercare la forza straordinaria della sua arte.

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