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Il CIELO DI MILANO IN GALLERIA – Dai Poggiali, Andreas Zampella a cura di Nicolas Ballario (leggi l’intervista)

del

A Milano il cielo non è più un luogo. È un riflesso. Una superficie satura di luce artificiale, pubblicità, segnaletica, consumo che si guarda allo specchio. Le stelle non scompaiono: sono solo inutili. In questa città che non conosce più il buio, il giovane artista Andreas Zampella compie un gesto tanto semplice quanto radicale: riporta il cielo a terra, e lo rinchiude in una stanza, quella della Galleria Poggiali in Foro Buonaparte. 

Galleria Poggiali

Questo progetto si inserisce con precisione nel lavoro che la Galleria Poggiali sta portando avanti da anni sul fronte del talent scouting, con una lucidità rara nel panorama italiano. Un lavoro che non si limita a intercettare linguaggi promettenti, ma che li accompagna, li struttura, li rende leggibili anche per il collezionismo più attento. Negli ultimi anni la galleria ha dimostrato di saper indovinare il tempo giusto degli artisti, come dimostrano percorsi ormai consolidati di figure internazionali come Kennedy Yanko o Therese Mulgrew, così come la valorizzazione di voci italiane solide e riconoscibili quali Barbara De Vivi o Giuseppe Di Liberto. Un contesto in cui la ricerca non è mai disgiunta da una visione di mercato: chi guarda a Poggiali sa di trovarsi davanti a opere che parlano il linguaggio del presente, ma con una prospettiva concreta di crescita e investimento.

Il cielo sopra Milano, la mostra che la Galleria Poggiali presenta negli spazi di Foro Buonaparte, non è una metafora urbana né un’installazione decorativa. È un’operazione di spostamento. Un furto. Zampella sottrae oggetti al loro destino naturale — cadere, restare, marcire — e li sospende in una costellazione innaturale che brilla solo grazie al buio. Non è un cielo romantico, non promette orientamento né salvezza. È un firmamento freddo, instabile, inquieto. Un cielo fatto di resti.

Andrea Zampella_ritratto

Oggetti comuni, frammenti del quotidiano, residui di una civiltà iperfunzionante diventano corpi celesti improvvisati. Fluorescenti, ambigui, disturbanti. Qui la natura morta tradisce se stessa: non è più silenziosa, non è pacificata, non è immobile. Pulsa, vibra, sembra pronta a mutare stato. Come se la vita, privata di ogni eroismo, continuasse comunque a emettere luce.

Zampella lavora da tempo sull’idea che la vita contemporanea sia una rappresentazione continua, uno spettacolo che si ripete fino all’esaurimento. In questo senso la natura morta — nella lezione di de Chirico, “vita silenziosa degli oggetti” — diventa oggi una delle forme più pure del teatro del reale. Ma qui il silenzio non consola. La luce non salva. La costellazione che abita la Galleria Poggiali mette in scena l’ambivalenza radicale tra vitalità e oblio, tra presenza e scarto, tra ciò che brilla e ciò che è già stato dimenticato.

Da qui parte il nostro dialogo con Nicolas Ballario, curatore della mostra, per entrare nel cuore di un progetto che usa la luce non per rassicurare, ma per disturbare.

Nicolas Ballario

G.N.M.: La mostra “Il cielo sopra Milano” ricrea un cielo stellato inquietante e “innaturale” all’interno della galleria Poggiali in Foro Buonaparte, parte di un discorso più ampio sulla visibilità del cielo in una metropoli come Milano. In che misura questa installazione dialoga con la città reale e con chi la attraversa ogni giorno?

N.B.: Mi sembra che quel cielo sia proprio Milano, che sia chi la vive. È un cielo contaminato, radioattivo, ma bellissimo. Segna la fine di qualcosa ma di questa fine noi ci stiamo innamorando. Tutti parlando del fatto che Milano non sia più quella di una volta, di quanto oggi sia escludente, invivibile, eppure cresce. Eppure non riusciamo a staccarcene. Forse è un amore tossico, non lo so. Ma che si possa fare di una fine, di una morte, qualcosa di così ipnotico e romantico, è magnifico. 

G.N.M.: Qual è stato il criterio curatoriale nel scegliere un artista come Andreas Zampella, la cui pratica spazia da pittura e scultura a installazioni site-specific, per un progetto così scenografico e poco convenzionale?

N.B.: La galleria Poggiali a Milano sta facendo un ottimo lavoro sui giovani pittori e seguo il lavoro di Andreas da tanto tempo. Non ha complessi, non teme di perdere una riconoscibilità del lavoro, paura che di solito appiattisce i giovani artisti. Non è facile trovare galleristi che facciano quel mestiere come si fa davvero, cioè senza paura di ribaltare la galleria pur di fare qualcosa di memorabile. E questa installazione se la ricorderanno in tanti. 

G.N.M.: La mostra non punta al “consumo” facile dell’opera d’arte, ma a un’esperienza sensoriale e riflessiva. Quanto conta, per te, la dimensione esperienziale nello sviluppo di un progetto espositivo contemporaneo come questo?

N.B.: È tutto così monotono nel mondo dell’arte. Non è che cerco l’esperienza, ma altri punti di vista sì. Quando abbiamo cominciato a parlare di questa mostra ho consigliato ad Andreas di pensare al contrario e gli ho detto “quella galleria ha la particolarità di essere alta, vai su, sali”. Poco a poco ha costruito quest’opera, questa natura morta che ha il vantaggio di poterti avvolgere e un’esperienza di immersione metafisica è bella perché sospende il rumore del mondo e ti restituisce a una presenza più profonda. Le cose che ha appeso, tutti quegli oggetti, restano uguali, ma sembrano cariche di un senso nuovo, come se parlassero senza usare parole. Il tempo perde rigidità e diventa uno spazio da abitare, non da inseguire. C’è una calma inattesa, luminosa, che non ti dice “comprami”. Stare sotto quel cielo a me fa sembrare di essere esattamente dove dovrei. 

G.N.M.: Milano si trova in un momento visibile di trasformazione culturale ed urbana con le Olimpiadi di Milano-Cortina alle porte. In che modo questa mostra si inserisce nel “racconto” culturale della città in vista dell’evento internazionale? 

N.B.: Sono ossessionato dall’idea di portare un po’ di caos e disordine dentro l’ambiente educato e protetto dell’arte contemporanea e lo sport è perfetto per questo. Mi sembrano due discipline identiche. In entrambe ci sono classifiche e tifosi e spesso a una non importa dell’altra. Mi sembra che invece, questa volta, molti nel mondo dell’arte abbiano capito che c’è molto da imparare  anche dallo sport e quindi tutte queste iniziative culturali hanno animato molto la città. E mi piace che, anche solo idealmente, tutta questa gente che viene da ogni parte del mondo avrà a disposizione una finestra in Foro Bonaparte dalla quale potrà vedere un cielo luminoso. 

G.N.M.: Come vedi Milano oggi?

N.B.: Sono un privilegiato, faccio un lavoro finto, divertente e questa città mi sta aiutando. Se mi lamentassi, meriterei di andare all’inferno. Se me lo chiedi tra sei mesi, quando magari questo trend positivo sarà finito, magari la odierò. Per adesso mi sta simpatica.

Andreas Zampella_Detail-Vite silenziose, 55x40cm, olio su canovaccio, 2025
Giacomo Nicolella Maschietti
Giacomo Nicolella Maschietti
Giacomo Nicolella Maschietti è giornalista professionista, critico e curatore. Da oltre vent’anni collabora con Class CNBC come esperto di mercato dell’arte. Scrive regolarmente per Collezione da Tiffany, Cottura Creativa, Private e Patrimoni e ha collaborato con Milano Finanza, GQ, Marie Claire Maison e con le principali testate italiane del settore (Flash Art, Artribune, Artslife). Conduce settimanalmente la rubrica culturale Grand Hotel su UP TV, la moving TV delle metropolitane e degli aeroporti italiani. Si occupa di mercato, collezionismo e sistema dell’arte, con particolare attenzione ai rapporti tra patrimonio culturale, istituzioni e contemporaneità.

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