Quarantuno lotti, quarantuno venduti. Nella serata di ieri, con Manhattan avvolta da un caldo quasi tropicale e la sala sotterranea di Park Avenue gremita di collezionisti, advisor e specialisti internazionali, Phillips ha messo a segno una vendita che il mercato definisce “white glove”: un’asta in cui ogni lotto trova un acquirente. Il totale ha raggiunto i 115,2 milioni di dollari comprensivi di commissioni, più del doppio rispetto all’equivalente evening sale del maggio 2025 e in crescita del 67% rispetto alla vendita dello scorso novembre.
Al di là del risultato numerico, la serata newyorkese ha offerto un segnale significativo per il mercato dell’arte moderna e contemporanea: la domanda internazionale resta solida quando l’offerta è costruita con attenzione, sostenuta da provenienze forti e caratterizzata da opere rare o difficilmente reperibili sul mercato.
Una vendita costruita per garantire stabilità
Il risultato non è arrivato per caso. La vendita era stata inizialmente concepita con 43 lotti, ma due opere — una tela di Richard Prince e una grande astrazione di Albert Oehlen — sono state ritirate prima dell’inizio dell’asta. Dei 41 lavori rimasti in catalogo, circa la metà era sostenuta da garanzie di terze parti, ormai strumenti fondamentali nelle evening sale internazionali per ridurre il rischio e assicurare stabilità ai risultati.
Il totale al martello, prima delle commissioni, si è attestato a 91,73 milioni di dollari, superando agevolmente la stima minima complessiva di 84,3 milioni e avvicinandosi alla soglia massima prevista di 121,7 milioni.
Particolarmente interessante è un altro dato: i sei migliori risultati della serata hanno coinciso esattamente con i sei lotti più importanti individuati dagli specialisti in fase di pre-vendita. Un elemento che conferma l’accuratezza del lavoro curatoriale di Phillips, ma che suggerisce anche una certa prudenza da parte dei grandi collezionisti, meno inclini rispetto al passato a spingersi oltre misura sui trophy lots più costosi.
Warhol, Monet e Pollock: i blue-chip restano forti, ma il mercato è più selettivo



Il top lot della vendita è stato Andy Warhol con Sixteen Jackies del 1964, celebre griglia di sedici immagini dedicate a Jacqueline Kennedy. L’opera, già passata da Christie’s nel 2023 per 25,9 milioni di dollari, era proposta con una stima di 15-20 milioni. L’aggiudicazione finale si è fermata a 16,2 milioni di dollari, segnando una significativa correzione rispetto al precedente passaggio in asta.
Anche Claude Monet ha confermato una dinamica simile. Il paesaggio innevato La Route de Vétheuil, effet de neige del 1879 ha raggiunto 9,9 milioni di dollari, superando la stima minima ma restando sotto gli 11,4 milioni ottenuti nel 2017. Il mercato continua dunque a sostenere i grandi nomi storici, ma con una crescente attenzione ai livelli di prezzo.
Più complessa la situazione del Untitled del 1948 di Jackson Pollock. Il dipinto era già stato venduto da Phillips nel novembre 2024 per oltre 15 milioni di dollari, ma il compratore — il produttore cinematografico David Mimran — non aveva successivamente perfezionato il pagamento, aprendo un contenzioso giudiziario molto discusso nel settore. Riproposta quest’anno con una valutazione più prudente di 7-10 milioni, l’opera è stata aggiudicata per 9,2 milioni di dollari. Il risultato riflette inevitabilmente il peso delle vicende recenti sulla percezione del lotto da parte dei collezionisti.
Lee Bontecou e il valore della vera rarità
Il momento di maggiore tensione competitiva della serata è arrivato con Lee Bontecou e il monumentale Untitled del 1985-2001. Il grande pastello su tela, eccezionalmente raro per dimensioni e tipologia, ha scatenato una lunga battaglia tra almeno quattro offerenti, protrattasi per quasi cinque minuti.
Stimata tra 1,2 e 1,8 milioni di dollari, l’opera ha raggiunto 4,2 milioni di dollari, stabilendo il nuovo record mondiale per un lavoro bidimensionale dell’artista americana.
Bontecou è conosciuta soprattutto per le sue celebri sculture murali, mentre opere su tela di questo formato compaiono raramente sul mercato. Prima della vendita, Robert Manley, Chairman e Worldwide Head of Modern & Contemporary Art di Phillips, aveva sottolineato proprio questo aspetto: nel settore delle aste si tende spesso ad abusare delle parole “raro” e “unico”, ma nel caso di questo lavoro la definizione appariva pienamente giustificata.
Il risultato conferma una delle tendenze più evidenti del mercato contemporaneo: i collezionisti internazionali continuano a premiare opere realmente rare, museali e difficili da sostituire.
La collezione Loeb rilancia il modernismo nordico
Tra le sezioni più interessanti della vendita figuravano i dipinti provenienti dalla collezione dell’ambasciatore americano John L. Loeb Jr. Dopo il debutto londinese dello scorso marzo, Phillips ha presentato a New York cinque nuove opere della raccolta, mentre altri ventisette lavori saranno offerti nelle day sales.

Grande protagonista è stato P. S. Krøyer con il suo Autoritratto seduto al cavalletto sulla spiaggia di Skagen del 1902. Stimato 300-500 mila dollari, il dipinto ha raggiunto 1,29 milioni di dollari, stabilendo il nuovo record mondiale per l’artista danese e superando il precedente primato fermo dal 2000.
La competizione tra bidder telefonici ha evidenziato anche il crescente interesse asiatico per il modernismo nordico, un segmento che Phillips ha promosso con un tour internazionale della collezione tra Tokyo, Hong Kong e altre città strategiche.
Più complessa la performance delle opere di Vilhelm Hammershøi, artista oggi molto più noto al grande pubblico internazionale. Tre lavori hanno chiuso sotto le stime iniziali, ma Phillips ha successivamente annunciato che due dipinti — Courtyard Interior at Strandgade 30 e Study of standing woman, seen from behind — sono stati acquisiti da importanti istituzioni museali.
L’Espressionismo Astratto al femminile continua a crescere
La vendita ha confermato anche il forte interesse del mercato per le protagoniste femminili dell’Espressionismo Astratto americano, un segmento in costante rivalutazione critica e commerciale.
Joan Mitchell era presente con il dittico Plain del 1989, proveniente dalla collezione dei collezionisti di Miami Lee e Tina Hills. L’opera, acquistata dalla famiglia Hills pochi giorni dopo la sua prima esposizione pubblica, ha raggiunto 6,85 milioni di dollari, in linea con le aspettative.
Molto più combattuta l’aggiudicazione di Paloverde del 1978 di Helen Frankenthaler. Stimato 600-800 mila dollari, il dipinto ha superato i 2,1 milioni di dollari dopo una serrata competizione in sala, chiudendo a oltre il doppio della stima massima.
Nuovo record personale anche per Pat Passlof, la cui Fortune del 1960 è stata aggiudicata per 580.500 dollari. Risultati che riflettono il progressivo riallineamento storico e commerciale delle artiste del secondo Novecento rispetto ai colleghi uomini.
Joseph Yaeger, Anna Weyant e la pressione sul mercato secondario
La parte più dinamica della vendita è stata però quella dedicata agli artisti ultra-contemporanei, soprattutto ai nomi la cui produzione sul mercato primario è gestita con estrema selettività dalle grandi gallerie internazionali.
Il caso più evidente è stato quello di Joseph Yaeger. La sua composizione There Is a Light and It Always Goes Out del 2021, raffigurante una mano che tiene un fiammifero quasi consumato, ha scatenato oltre trenta rilanci tra sette offerenti. Stimata appena 60-80 mila dollari, l’opera è stata venduta per 477.300 dollari, nuovo record assoluto per l’artista americano.
Situazione analoga per Anna Weyant e Dinner del 2019. La tela, proposta con una stima di 380-450 mila dollari, ha raggiunto 980.400 dollari dopo una competizione tra sei bidder, tra cui diversi advisor presenti direttamente in sala.
In entrambi i casi emerge con chiarezza una dinamica ormai centrale nel mercato dell’arte contemporanea: la scarsità dell’offerta sul mercato primario alimenta una pressione crescente sul secondario, trasformando ogni apparizione in asta in un evento altamente competitivo.
Priority Bidding e nuove strategie commerciali
La serata ha rappresentato anche un importante banco di prova per il sistema di Priority Bidding introdotto da Phillips nel 2025. Il meccanismo consente ai collezionisti di presentare offerte con oltre 48 ore di anticipo ottenendo una riduzione del 4% sulle commissioni d’acquisto.
Secondo Phillips, circa metà dei lotti della vendita aveva già ricevuto offerte anticipate attraverso questo sistema, con un incremento quasi sestuplicato rispetto all’anno precedente. Si tratta di una strategia che punta a trasferire parte della competizione fuori dalla sala d’asta tradizionale, modificando gradualmente le dinamiche del bidding internazionale.
Una vendita che racconta il nuovo equilibrio del mercato
Non tutto, naturalmente, ha funzionato alla perfezione. Quindici opere hanno chiuso sotto la stima minima, compresi lavori di Warhol, Francis Picabia e Henri Matisse. Anche il Besen del 1984 di Gerhard Richter, venduto per 8,07 milioni di dollari, ha segnato una perdita significativa rispetto ai 10,2 milioni pagati dal precedente proprietario nel 2022.
Eppure il risultato complessivo della serata va letto in una prospettiva più ampia. Phillips ha dimostrato di avere costruito un’identità precisa all’interno del sistema delle grandi aste internazionali: meno dipendenza dalle mega-collezioni miliardarie e maggiore capacità di intercettare domanda compressa, opere rare e artisti ad alta desiderabilità.







