Da Rainer Maria Rilke a Carl Gustav Jung, passando per artisti, scrittori e pensatori: Il tempo è galantuomo, il nuovo volume di Rosa Matteucci e Louis De Belle, racconta la Confederazione attraverso i suoi cimiteri, luoghi dove la memoria continua a dialogare con il presente
Ci sono città che si visitano attraverso i musei e altre che si comprendono entrando nei loro cimiteri. Personalmente, ogni volta che torno a Parigi, una tappa al Père-Lachaise è quasi un rito: passeggiare tra le tombe di Marcel Proust, Jim Morrison, Oscar Wilde, Honoré de Balzac, Edith Piaf o Jean-Paul Sartre significa attraversare due secoli di storia della cultura occidentale. Non è un pellegrinaggio macabro, ma un modo diverso di leggere una città. Perché i cimiteri sono archivi a cielo aperto, musei della memoria dove le biografie continuano a raccontare il loro tempo.
È da questa intuizione che prende forma Il tempo è galantuomo. Svizzera, il nuovo volume pubblicato da Humboldt Books, scritto da Rosa Matteucci con le fotografie di Louis De Belle. Un libro che sceglie un punto di vista insolito per raccontare la Confederazione Elvetica: quello dei suoi cimiteri e delle personalità che vi riposano.

Più che una guida di viaggio, è una cronaca di un pellegrinaggio laico, dove il sacro e il profano convivono lungo un itinerario che attraversa la Svizzera seguendo le tracce lasciate da poeti, scrittori, religiosi, pittori, stilisti, sportivi, filantropi, protagonisti del cinema e della psicoanalisi. Un mosaico di esistenze straordinarie che continua a dialogare con il paesaggio che le custodisce.
Il viaggio parte dalla tomba di Rainer Maria Rilke, sepolto a Raron, e arriva fino a Zurigo, dove riposa Carl Gustav Jung, attraversando una Svizzera che il libro racconta lontano dagli stereotipi. Accanto ai grandi protagonisti della cultura emergono dettagli quotidiani, incontri casuali e persino soste nei piccoli Migrolino, che diventano parte integrante del racconto di Rosa Matteucci. È proprio questa alternanza tra riflessione e ironia, tra memoria e vita ordinaria, a rendere il volume qualcosa di più di un semplice repertorio di sepolture illustri.
Ad accompagnare il testo sono le fotografie di Louis De Belle, autore che da anni indaga il rapporto tra architettura, paesaggio e trasformazioni del territorio. Le sue immagini non illustrano semplicemente il racconto, ma costruiscono un secondo livello di lettura, mettendo a fuoco quella Svizzera sospesa «tra il cliché e la rivelazione» evocata nel volume.
L’incontro tra la scrittura di Rosa Matteucci e lo sguardo di Louis De Belle conferma ancora una volta il progetto editoriale di Humboldt Books, da sempre interessata a proporre libri in cui letteratura, fotografia e viaggio convivono in un unico racconto.

Del resto, visitare le tombe di chi ha cambiato la storia della cultura significa interrogarsi anche sul significato dell’eredità artistica. Le opere sopravvivono agli autori, ma i luoghi in cui essi riposano restituiscono una dimensione profondamente umana, ricordandoci che ogni capolavoro nasce da una vita concreta, con le sue fragilità, i suoi incontri e il suo tempo.
In questo senso Il tempo è galantuomo parla sì della Svizzera, ma anche di noi. Del bisogno di custodire la memoria, di ritrovare le radici della cultura europea e di continuare a camminare accanto a chi, pur non essendoci più, continua a osservare il presente attraverso le proprie opere. Perché forse i cimiteri, più che luoghi della fine, sono gli spazi in cui la cultura continua a vivere.




