C’è chi entra alla Camera dei Deputati per votare una legge, chi per un’interrogazione parlamentare, e chi per appendere uno specchio di due metri e mezzo.
Incredibilmente non stiamo parlando di un parlamentare impazzito, ma di Daniele Sigalot, artista che con la politica, fortunatamente, non ha molto da spartire, eppure…
Da ieri, martedì 8 settembre, la Sala del Cenacolo ospiterà “Un ritratto di chiunque a Roma”, mostra a cura di Guicciardo Sassoli de’ Bianchi promossa dalla Presidenza della Commissione Cultura della Camera.
Al centro della sala una mappa di Roma di due metri e mezzo, incisa su acciaio lucido: strade, piazze e quartieri diventano righe che tagliano il riflesso di chi si avvicina. Ti specchi e per un istante sei fatto della stessa materia di via del Corso e di Trastevere: il corpo si spezza, si ricompone, si confonde con l’Urbe.
Sigalot lo spiega con la naturalezza di chi ha già fatto pace con l’idea di non poter controllare l’evoluzione delle sue opere: «Le città dove viviamo ci formano e ci trasformano. Volevo tradurre questo pensiero in un’opera e l’idea più semplice che ho avuto è stata sovrapporre i lineamenti di una persona alla topografia di una città. Due elementi che non controllo, ma la cui somma è esattamente ciò che speravo di ottenere.»
Nel chiostro la mostra continua con quattordici stendardi alti due metri, ciascuno con il ritratto di una persona che si è già specchiata nella mappa in precedenti tappe del progetto.

Un archivio di volti-città che non smette di crescere: durante l’inaugurazione Sigalot ha realizzato nuovi ritratti dal vivo, aggiungendo altri visitatori alla collezione. Chi arriva per vedere la mostra, insomma, finisce per diventarne parte.
“Un ritratto di chiunque a Roma” è l’ultimo capitolo di “Un ritratto di chiunque, ovunque”, il progetto di mappe specchianti con cui Sigalot gira il mondo dal 2021.
Roma non è una città qualsiasi per Daniele: è la sua città natale (anche se è inspiegabilmente tifoso della Lazio) e una sua opera è una delle prime cose che si vedono della città se si arriva nella Capitale volando: chi atterra a Fiumicino lo incontra già nella piazza del Terminal 1, dove dal 2024 troneggia “Master of Mistakes”, una palla di fogli accartocciati alta tre metri e pesante 700 chili, che Sigalot descrive come «un monumento dedicato a ciò che vorremmo dimenticare di noi stessi» — un cumulo di errori che, messi insieme, «da cattive idee si trasformano in una buona». Anche qui, va da sé, la carta è un abbaglio: la scultura è tutta di alluminio.

Tra l’aeroporto e Palazzo Valdina il tragitto è breve: Sigalot, di fatto, è già protagonista di Roma prima ancora di tagliare il nastro.
Da sempre Sigalot lavora con ironia sulla stessa illusione, spostandola di volta in volta su oggetti diversi — perché in fondo, con lui, tutto torna. E l’arte sembra sempre un gioco e l’artista un personaggio che non si prende sul serio.
Prima sono arrivati gli aeroplanini: colorati, leggeri, fogli di carta piegati che planano come nella nostra infanzia (in realtà in alluminio colorato), poi i cumuli di fogli accartocciati, le cattive idee, quelle scartate prima di quella buona (che ancora dobbiamo vedere rappresentata, forse ancora non è arrivata?!?), poi è toccato persino ai Post-it, sempre in alluminio travestito da carta, promemoria che ci ricordano che “This artwork looks great above a sofa”, “Blame Duchamp if this is art” o ancora “Nothing really meaningful here.
Nel merito istituzionale, il presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone parla di «un’esperienza visiva e concettuale di profondo valore che arricchisce il panorama culturale della Capitale», mentre il curatore Sassoli de’ Bianchi rilegge l’operazione alla luce del futurismo e di Pirandello: «La trama urbana, incisa sulla superficie specchiante, attraversa i volti e li ricompone, come strade, relazioni e abitudini costruiscono nel tempo una personale geografia emotiva, qui trattenuta per un istante.»
Roma, la città più fotografata, raccontata e visitata, per una volta abbandona il ruolo di protagonista e presta la sua trama a chiunque le passi davanti. Anche solo per otto minuti, tra un corridoio e l’altro di Palazzo Valdina.
Daniele Sigalot — Un ritratto di chiunque a Roma
A cura di Guicciardo Sassoli de’ Bianchi
Inaugurazione: martedì 8 settembre 2026, ore 18.00
Camera dei Deputati — Sala del Cenacolo e Chiostro di Vicolo Valdina
Piazza in Campo Marzio 42, Roma




