Il 17 novembre la casa d’aste viennese presenta una selezione di Arte Moderna che attraversa l’Espressionismo austriaco, il Futurismo italiano e la Metafisica, con opere di Oppenheimer, Walde, Carrà, de Chirico e Marino Marini.
Dalle sperimentazioni dell’Espressionismo austriaco alle forme dinamiche del Futurismo, fino agli enigmi della pittura metafisica: il Novecento artistico europeo è al centro dell’asta di Arte Moderna che Dorotheum terrà a Vienna il 17 novembre, nell’ambito della Contemporary Week. Un catalogo che accosta opere dalla storia singolare, come un dipinto rimasto lontano dal pubblico per novant’anni e una composizione futurista ricreata dal suo autore dopo la perdita dell’originale, a soggetti divenuti emblematici della modernità, dai paesaggi alpini di Alfons Walde agli Archeologi di Giorgio de Chirico.
L’Espressionismo austriaco tra musica, paesaggio e figura

Tra le opere più interessanti figura Das Hess-Quartett (1914) di Max Oppenheimer, un dipinto considerato perduto per decenni e riemerso dopo circa novant’anni di assenza dalla scena pubblica. Stimata tra 300.000 e 500.000 euro, la tela rappresenta quattro musicisti d’archi attraverso un linguaggio che combina Espressionismo, Cubismo e Futurismo. Gli strumenti si intrecciano, le mani si tendono sulle corde e i piani geometrici frammentano lo spazio, restituendo visivamente il ritmo e la tensione dell’esecuzione musicale.
La storia dell’opera è altrettanto significativa. Esposta per la prima volta a Berlino nel 1914, fu acquistata negli anni Trenta dall’imprenditore Arnold Glück, successivamente perseguitato e ucciso dai nazisti nel 1944. Il dipinto sopravvisse alla guerra nella collezione della famiglia, rimanendo in mani private fino alla recente riscoperta.
Di tutt’altro carattere è Aufstieg der Schifahrer (circa 1935) di Alfons Walde, stimato tra 450.000 e 700.000 euro e tra i lotti di maggiore valore dell’asta. Tre sciatori avanzano lungo un pendio innevato, immersi nel contrasto tra il blu intenso del cielo e le ombre azzurre della neve. Con immagini come questa, Walde contribuì a costruire l’immaginario moderno di Kitzbühel e del Tirolo, trasformando il paesaggio alpino in un simbolo di libertà, sport e vita all’aria aperta.
La figura umana torna protagonista nel disegno del 1911 di Egon Schiele, Seitlich stehende Frau mit gepunkteter Bluse und erhobenem linken Arm (stima 120.000–180.000 euro). Una giovane donna, raffigurata con il busto in torsione e gli occhi chiusi, rivela la capacità dell’artista di trasformare pochi tratti di matita in un’indagine sul movimento e sull’interiorità.
Il percorso prosegue con la Große Daphne di Renée Sintenis, bronzo concepito nel 1930 e fuso dopo il 1945, stimato tra 180.000 e 260.000 euro. La scultrice berlinese rilegge il mito di Dafne attraverso una figura femminile slanciata e immobile, nella quale la metamorfosi in alloro è appena suggerita. A completare la selezione, Meer mit roten Wolken und dunklen Seglern di Emil Nolde (80.000–120.000 euro) restituisce la forza del mare attraverso un acquerello dominato da nuvole rosse e colori intensi.
Carlo Carrà: il Futurismo e il ritorno a un’opera perduta

La sezione italiana si apre con Carlo Carrà e Forze centrifughe, una composizione che racconta una vicenda particolare. Realizzata originariamente nel 1912 e perduta durante la Prima guerra mondiale, fu ricreata dall’artista nel 1959. È questa seconda versione, stimata tra 150.000 e 200.000 euro, a essere presentata in asta.
Diagonali, forme geometriche e piani sovrapposti generano un movimento che sembra espandersi dal centro verso i margini della tela. L’opera testimonia il dialogo tra Futurismo e Cubismo: Carrà assimila la costruzione geometrica di Picasso e Braque, senza rinunciare al dinamismo e alla simultaneità propri dell’avanguardia italiana. La particolare solidità dei volumi anticipa inoltre quella ricerca di ordine che caratterizzerà le fasi successive della sua pittura.
Giorgio de Chirico: il mito e la memoria prendono forma
Un nucleo particolarmente interessante è dedicato a Giorgio de Chirico, con opere che permettono di osservare il ritorno di alcuni dei soggetti più riconoscibili della sua poetica.


In Gli Archeologi (Manichini Seduti) del 1962, stimato tra 200.000 e 300.000 euro, due figure senza volto siedono una accanto all’altra, custodendo nei loro corpi templi, archi e frammenti di architetture antiche. Il passato non è più qualcosa da riportare alla luce, ma una memoria che abita l’essere umano. Lo stesso tema ritorna nel bronzo Il Grande Archeologo, realizzato intorno al 1970 e presentato con una stima di 70.000–100.000 euro, offrendo un interessante confronto tra pittura e scultura.
Il rapporto tra mito e biografia emerge invece in I dioscuri (1950–1955), stimato tra 70.000 e 100.000 euro. Castore e Polluce, i gemelli della mitologia greca, richiamano il legame tra de Chirico e il fratello Alberto Savinio. I due giovani, accompagnati dai cavalli sulla riva del mare, diventano così protagonisti di una riflessione sulla fratellanza, sulla perdita e sulla persistenza della memoria.
Marino Marini e la crisi dell’eroe moderno

Il catalogo comprende anche una selezione di opere di Marino Marini, tra cui il bronzo Composizione e il dipinto Forma e colore, entrambi del 1956, stimati rispettivamente tra 80.000 e 120.000 euro e tra 40.000 e 60.000 euro.
Sono lavori che appartengono a una fase di profonda trasformazione del linguaggio dell’artista. Il tradizionale rapporto tra cavallo e cavaliere, un tempo simbolo di equilibrio e dominio, diventa un’immagine di instabilità e tensione. Le forme si frammentano, i volumi acquistano spigoli e la figura sembra perdere progressivamente la propria unità.
In Forma e colore, questa ricerca si traduce in una composizione di piani cromatici e diagonali, nella quale pittura e scultura sembrano condividere lo stesso linguaggio. Marini trasforma così un soggetto antico in una riflessione sulla fragilità dell’uomo contemporaneo.
Le visioni surrealiste di Matta e Miró

La selezione si apre infine al Surrealismo internazionale con Les silabes témoins (1960) di Roberto Sebastian Matta, stimato tra 90.000 e 140.000 euro, e Projet pour la série Barcelona III (1972) di Joan Miró, con una stima di 50.000–70.000 euro.
Se Matta esplora dimensioni mentali e spazi immaginari, Miró sperimenta il rapporto tra segno, colore e materia attraverso gouache, pastello e una superficie lavorata con carborundum. Due linguaggi differenti che testimoniano come, anche nella seconda metà del Novecento, la pittura continui a cercare nuove forme di espressione oltre i confini della rappresentazione tradizionale.
Dalla musica trasformata in immagine da Oppenheimer alle architetture della memoria di de Chirico, l’asta del 17 novembre attraversa alcune delle principali rivoluzioni artistiche del secolo scorso. Un percorso in cui le opere raccontano non soltanto l’evoluzione dei linguaggi, ma anche le vicende storiche e personali che ne hanno accompagnato la creazione e la conservazione.




