Oltre trenta opere dalla collezione di Elena Casadoro Kopp e Francesca Fungher alla Scala Contarini del Bovolo. Dal 14 novembre una mostra racconta il percorso di uno degli studi di comunicazione più riconoscibili del panorama artistico italiano.
Ci sono realtà professionali che, nel tempo, finiscono per diventare qualcosa di più di un semplice interlocutore del sistema in cui operano. È il caso di CASADOROFUNGHER, lo studio fondato da Elena Casadoro Kopp e Francesca Fungher che in quindici anni ha costruito una posizione di primo piano nella comunicazione culturale e artistica italiana, accompagnando musei, istituzioni, artisti e progetti espositivi. Un percorso che oggi trova a Venezia una delle sue espressioni più significative, in una città nella quale il nome CASADOROFUNGHER è diventato sinonimo non soltanto di pubbliche relazioni, ma anche di ideazione e produzione di mostre e progetti culturali di alto profilo.

Per celebrare questo traguardo arriva Le parole e le cose, mostra in programma dal 14 novembre 2026 al 14 febbraio 2027 negli spazi di Palazzo Contarini di San Paternian, alla Scala Contarini del Bovolo. Curata da Luca Berta, Daniele Capra e Francesca Giubilei, l’esposizione riunisce oltre trenta opere provenienti dalla collezione aziendale costruita nel corso degli anni dalle due fondatrici. Tra gli artisti presenti figurano Giulio Alvigini, Matteo Attruia, H-E-C-K, Manuel Gualandi, Giovanni Morbin, Penzo+Fiore, Paolo Pretolani, Eleonora Rinaldi, Pierluigi Slis e Lucia Veronesi.
Il titolo riprende quello del celebre saggio di Michel Foucault del 1966 e mette al centro due dimensioni fondamentali del lavoro di comunicazione: le parole e le relazioni. Due strumenti attraverso i quali le opere incontrano il pubblico, le istituzioni dialogano con i propri interlocutori e il racconto dell’arte diventa occasione di conoscenza e confronto. Non a caso, la mostra si presenta anche come un ritratto dello studio, della sua identità e delle relazioni sedimentate in quindici anni di attività.

Il percorso si sviluppa in due sale. La prima, denominata Sala del Tintoretto per la presenza permanente di un bozzetto preparatorio del Paradiso del maestro veneziano, è dedicata alla parola e al linguaggio. La seconda esplora invece il tema delle relazioni, attraverso opere che restituiscono la dimensione imprevedibile e mutevole degli incontri umani.
Più che una semplice celebrazione aziendale, Le parole e le cose diventa così l’occasione per raccontare una storia professionale fatta di competenze, visioni e rapporti costruiti nel tempo. E per riconoscere il ruolo di una realtà che ha contribuito a dare forma al modo in cui l’arte viene comunicata, raccontata e prodotta, con Venezia ormai tra i suoi principali territori d’azione.




