Il modello 21Art: come il collezionismo diventa club e società benefit. Intervista a Davide Vanin

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L’ecosistema dell’arte contemporanea sta vivendo una metamorfosi profonda, dove il confine tra galleria tradizionale, advisory e impegno sociale si fa sempre più sottile. In questo scenario, 21Art si distingue come un caso studio d’eccellenza: non solo un network di spazi espositivi in rapida espansione — con lo sguardo rivolto a Montecarlo, Milano e le vette di Cortina — ma un vero e proprio ecosistema di partecipazione.

Sotto la guida del CEO Davide Vanin, e con il sostegno di partner come Alessandro Benetton, la galleria ha adottato la forma giuridica di Società Benefit, ribaltando il concetto di profitto fine a se stesso per trasformarlo in impatto sul territorio e sostegno strutturato alla carriera degli artisti. Al cuore di questa rivoluzione c’è il 21Art Club: una community che abbatte le barriere d’accesso al mercato dell’arte, trasformando il collezionista da acquirente passivo a membro attivo di un “salotto” culturale d’élite.

Dalle recenti performance d’asta di pesi massimi come Jan Fabre alle mostre istituzionali di maestri come Mario Ceroli, 21Art sta ridisegnando la geografia dell’investimento culturale in Italia. In questa intervista esclusiva per Collezione da Tiffany, Davide Vanin ci svela le strategie dietro l’internazionalizzazione del brand, il ruolo delle nuove nomine alla presidenza dei Club di Roma, Padova e Treviso, e come l’architettura firmata Fosbury Architecture stia creando nuovi standard di accoglienza per il collezionismo del futuro.

Mario Ceroli_Evviva 2026 © 2026 Federico Beccari. Tutti i diritti riservati

Chiara Lorenzon: Sulla visione internazionale: Con l’apertura a Montecarlo, l’imminente inaugurazione a Jesolo nel 2026 e i progetti su Milano e Cortina per il 2027, 21Art sta delineando una geografia molto precisa. Qual è la strategia dietro la scelta di queste piazze e come dialogano tra loro sedi così diverse?

Davide Vanin: Treviso è stata la prima sede, quella che ci ha permesso di “costruire” il nostro progetto, radicarlo nel territorio e farlo crescere rapidamente. Dopo la seconda apertura a Padova, importante roccaforte del Veneto, centro culturale d’eccellenza e sede di uno dei più importanti atenei del mondo, siamo sbarcati nella Capitale, una piazza molto attrattiva soprattutto per gli artisti internazionali che lavorano con noi. Ora ci apprestiamo all’apertura di Montecarlo, primo appuntamento di un percorso volto all’internazionalizzazione della galleria.

Già a maggio 2026 saremo presenti a Jesolo, mentre nel 2027 avremo l’inaugurazione della sede di Milano, capitale economica d’Italia, e della nuova galleria a Cortina d’Ampezzo. Queste aperture puntano ad assecondare le richieste dei nostri members ed offrire loro momenti di incontro e convivialità anche durante i periodi di vacanza. Accanto alla pianificazione strategica della nostra attività, la geografia delle aperture è determinata anche dalle persone che lavorano con noi: ogni galleria è gestita, infatti, da un socio, che sceglie di abbracciare il nostro progetto e farlo proprio.

Gli artisti sono individuati da un Comitato scientifico e la programmazione è gestita a monte. Facciamo circuitare gli artisti che rappresentiamo nelle varie sedi in modo da avere una visione univoca, naturalmente ridefinendo la scelta delle opere e l’allestimento in base agli spazi e alle specificità di ogni galleria, ma anche alle richieste degli artisti, che teniamo sempre in grandissima considerazione.

Ahmet Güneştekin, Atlante del Mondo 1D, 2026, tecnica mista, diam. 180×30 cm

CL: Sul concetto di Club: Spesso si parla di 21Art Club come di un modello innovativo. Potresti spiegarci esattamente cos’è questa community, chi sono i vostri members e in che modo partecipano alla vita della galleria?

DV: 21Art Club nasce da una domanda che ci siamo posti all’inizio della nostra attività: qual è l’ostacolo principale alla crescita del collezionismo? La risposta che ci siamo dati, a seguito di un’attenta analisi del mercato dell’arte, è che l’ostacolo non è economico, ma di accesso. I nuovi collezionisti si trovano, infatti, quasi sempre a dover fare fronte e informazioni poco chiare e a un sistema spesso respingente. Di qui la nascita di un members club pensato per avvicinare nuovi pubblici all’arte in modo progressivo e consapevole, superando le barriere iniziali.

Il format si articola in “Salotti” mensili con protagonisti del settore e nella condivisione dell’esperienza di collezionisti affermati, leve chiave per alimentare engagement e fiducia. Nel tempo, il Club è diventato un asset distintivo, certificato dall’adesione di profili di alto livello e da una community in espansione. Un modello partecipativo, in cui la community amplifica la capacità di investimento culturale oltre i limiti della singola galleria. 

La domanda “chi sono i vostri members?” arriva in un momento particolarmente importante per noi perché, proprio in questi giorni, abbiamo annunciato i nomi dei presidenti dei Club di Treviso, Padova e Roma, noti imprenditori e collezionisti d’arte, che siamo certi rappresenteranno ottimamente i rispettivi Club. Walter Bertin, Amministratore Delegato e Fondatore di Labomar S.p.A., assume la presidenza del Club di Treviso, Francesco Nalini, Direttore Generale del Gruppo CAREL, guiderà il Club di Padova, mentre Ottavia Zanzi, anima della Fondazione Elena e Claudio Cerasi di Roma, sarà a capo del Club di Roma.

È per noi motivo di sincero orgoglio poter contare su persone di riconosciuta credibilità e professionalità, figure di spicco della comunità con esperienze collezionistiche molto diverse, in alcuni casi profondamente legate alla storia personale e familiare, in altri relativamente recenti ma oltremodo appassionanti. Le nomine annunciate segnano un passaggio importante nel percorso di crescita della nostra community. La guida dei Club sarà decisiva per sviluppare progetti in sintonia con i territori: Treviso, Padova e Roma sono tre snodi chiave e punti di partenza per una nuova fase di sviluppo, in Italia e all’estero.

CL: Sull’esclusività: A Padova è prevista un’anteprima riservata ai soci per un nuovo artista. In che modo il Club trasforma il tradizionale rapporto galleria-collezionista in un’esperienza di partecipazione e accesso privilegiato?

DV: Il nostro modello di business è basato sui servizi ai members, tra cui advisory, catalogazione delle opere e gestione delle collezioni, ma la nostra forza risiede in una community appassionata e coesa. Ci teniamo quindi a coinvolgere i collezionisti in tutte le fasi relative alla progettualità della galleria.

Presentare in anteprima ai members gli artisti individuati dal Comitato Scientifico è doveroso se si intende portare avanti un lavoro di gruppo, a sostegno dell’arte e della cultura contemporanea. La sede di Padova si presta particolarmente alle private view in quanto è uno spazio raccolto ed elegante nel centro storico della città, ma questo non significa che attività analoghe non possano essere proposte nelle altre sedi di 21Art.

Veduta della mostra Mario Ceroli_L’ultima Utopia. Ceneri e germogli cronache dal presente_21Art Treviso© 2026 Federico Beccari. Tutti i diritti riservati

CL: Sul modello Società Benefit: 21Art ha un’impronta statutaria precisa. In che modo l’essere una Società Benefit e il supporto del Club garantiscono un sostegno più strutturato agli artisti rispetto al modello tradizionale?

DV: Insieme ad Alessandro Benetton, che per primo ha creduto nel progetto, abbiamo deciso di strutturaci come Società Benefit con l’intento di destinare una percentuale degli utili al beneficio comune, generando così un impatto positivo su persone e territorio.

Abbiamo realizzato, ad esempio, il progetto pilota Your future you per aiutare i ragazzi a focalizzare il loro futuro attraverso un processo creativo, abbiamo contribuito alla riqualificazione dei Giardini di Sant’Andrea a Treviso attraverso l’arte contemporanea, sosteniamo alcune associazioni che promuovono percorsi artistici a scopo terapeutico e stiamo portando avanti un programma di residenze d’artista sviluppato in sinergia con partner industriali di rilievo. Questo per dire che il nostro obbiettivo non è speculativo, ma orientato ad una crescita condivisa.

Il Club rientra perfettamente in questa strategia perché offre una forza maggiore rispetto a quella che potrebbe avere una singola galleria, sostenendo concretamente e a lungo termine la carriera degli artisti del presente. Un modo nuovo per fare cultura.

Jan Fabre, Mia donna in oro rosso, 2022, deep precious coral, pigment, polymers, 26×23,5×14 cm

CL: Sul mercato e il valore: Il recente successo d’asta di Jan Fabre (oltre 500.000 euro da Sotheby’s Milano) conferma l’interesse dei grandi collezionisti per i vostri autori. Come si inserisce la programmazione di quest’anno in questa logica di consolidamento del valore artistico e d’investimento?

DV: Purtroppo non siamo stati noi a scoprire Jan Fabre. Il nostro compito è continuare a sostenere un artista internazionale con opere nei musei di tutto il mondo. Siamo davvero orgogliosi del suo percorso in continua crescita e del passaggio in asta che lo certifica anche a livello economico. Artisti come Fabre garantiscono a 21Art un posizionamento importante, specie per una galleria relativamente recente.

La programmazione del 2026 prevede mostre di grandi maestri, come Mario Ceroli (Mario Ceroli: l’ultima Utopia. Ceneri e germogli, cronache dal Presente, a cura di Cesare Biasini Selvaggi, 21Art Treviso, fino al 31 luglio 2026), ma anche personali di autori affermati, come Ahmet Güneştekin (Ahmet Güneştekin. Testimoni del tempo, a cura di Sergio Risaliti, 21Art Roma, 30 aprile – 15 settembre 2026), e più giovani, come nel caso di Gonzalo Borondo, che abbiamo presentato prima a Padova e poi ad Arte Fiera Bologna in dialogo con Jan Fabre.

Oltre alle mostre in galleria, il consolidamento del valore artistico e di investimento si ottiene credendo negli artisti e incentivando le iniziative pubbliche e le mostre museali. Pensiamo ad esempio a Mario Ceroli, prima alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea con Ceroli Totale, a cura di Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi, e poi al MAXXI per Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi. Pensiamo alla mostra personale di Gonzalo Borondo al Museo Villa Stuck di Monaco e all’apertura della sede veneziana della Fondazione Güneştekin in occasione della Biennale Arte 2026.

Mario Ceroli © 2026 Federico Beccari. Tutti i diritti riservati

CL: Sullo spazio e l’esperienza: Le vostre sedi sono curate da Fosbury Architecture. Che ruolo gioca l’architettura nel rendere le gallerie dei punti di riferimento non solo espositivi, ma di reale aggregazione per i collezionisti?

DV: Quando si parla di arte si parla anche di bellezza e ci si aspetta di fruirne in spazi adeguati e confortevoli. Accanto ad ogni galleria abbiamo un Club: se la galleria è generalmente più neutra e lineare, per lasciare spazio alle opere, il Club è uno spazio riservato ai members, un salotto accogliente, ideale per momenti conviviali.

Nel progetto del collettivo Fosbury Architecture, il Club è pensato come un luogo identitario, che accomuna tutte le sedi. Tra superfici riflettenti, tonalità immersive e velluti, questa coerenza progettuale garantisce uno standard di accoglienza elevato e costante, capace di trasmettere appartenenza e familiarità.

Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon, storica dell'arte, ha consolidato la sua expertise lavorando tra gallerie e case d'asta, dove ha affinato lo sguardo sulle dinamiche del mercato e sul rapporto tra opera d'arte e collezionista. Dal 2023 lavora con Collezione da Tiffany, focalizzandosi sull'analisi delle tendenze e sul mercato dell'arte contemporanea.

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