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mercoledì, Ottobre 5, 2022

Il Volta 2020 a New York

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In contemporanea all’Armory Show, che si sta svolgendo ai Piers 90 e 94 sulla riva dell’Hudson, si è aperto poco lontano, negli spazi del Metropolitan West al 639 della 46ma Strada Ovest, il VOLTA, una fiera dedicata principalmente ad artisti giovani o mid-career.

Filiazione newyorkese di VOLTA Basel (che quest’anno si svolgerà, COVID-19 permettendo, dal 15 al 20 giugno), quest’edizione, curata da Kamiar Maleki, vede partecipare 53 gallerie da 35 città di tutti e cinque i continenti: in particolare sono 18 le gallerie statunitensi (da 6 differenti Stati), seguite numericamente da quelle londinesi (6); non mancano le presenze italiane: The Flat – Massimo Carasi (stand 1.02) e Mon Share Art (stand 2.25), entrambe di Milano.

Barry Thompson: “With an ounce of pain I will a ton of rage just like suicide”, 2019

Nell’offerta, assai variegata, non vi sono molte cose memorabili. Gli esiti migliori sono soprattutto legati al figurativo: si va dal piccolo olio di Barry Thompson (n. 1974) dal titolo un po’ hirstiano With an ounce of pain I will a ton of rage just like suicide (Charlie Smith London, stand 1.07) ai grandi ritratti femminili di Harding Meyer (1964) nello stand 1.09 dell’austriaca Galerie Frey; dai videopaintings delle iraniane Safarani Sisters — di ispirazione iperrealista con proiezioni animate sulla tela — presso Roya Khadjavi di New York (stand 1.24) alla personale di quello che è forse l’artista più interessante di questa fiera, il newyorkese Bradley Wood (n. 1970) cui dedica tutto lo stand (1.23) John Wolf Fine Art di Los Angeles: nei suoi dipinti, retaggi da Matisse e da Schiele — per quanto strana possa suonare l’accoppiata — non inficiano una cifra personale di grande impatto.

Bradley Wood: “Collectors”, 2020

Marquee Projects (stand 2.08) dedica invece una retrospettiva alla produzione artistica del critico e curatore newyorkese John Perreault (1937-2015). Perreault, che fu tra l’altro editorial associate di “ARTnews” e critico del “Village Voice” negli anni Sessanta e Settanta, coltivò parallelamente una propria attività creativa, interessante più che altro come esempio di eclettismo onnivoro se non di vero e proprio cannibalismo: nelle molte opere in mostra si vedono puntualmente ripercorse Pop Art e arte concettuale, Arte Povera e Nouveau Réalisme, performance e Land Art…

Safarani Sisters: “Dancing around the bed (3)”, 2019

Gli artisti presenti in fiera sono circa cento; tra gli italiani, vanno segnalati il fotografo Fabiano Parisi (n. 1977) — rappresentato dalla Cynthia Corbett Gallery di Londra (stand 2.04) — che ritrae ambienti pubblici abbandonati e in rovina, e Michelangelo Bastiani (n. 1979), che realizza videosculture adoperando ologrammi video “contenuti” in oggetti quotidiani (Mark Hachem, stand 1.29).

La manifestazione si chiuderà l’8 marzo pomeriggio, come l’Armory Show.

 

Sandro Naglia
Sandro Naglia
Nato nel 1965, Sandro Naglia è musicista di professione e collezionista d’arte con un interesse spiccato per gli astrattisti italiani nati nei primi decenni del Novecento e per quelle correnti in qualche modo legate al Pop in senso lato (Scuola di Piazza del Popolo, Nouveau Réalisme ecc.).
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2 COMMENTS

  1. Perché non ci dici qualcosa di più dettagliato sui lavori esposti dalle nostre italiane?
    Conosco bene The Flat e conosco il lavoro dei tre artisti da loro esposti che ritengo veramente interessanti e originali. Non conosco Mon Share Art (ho curiosato sul sito …sospendo il giudizio).
    Dalla documentazione fotografica che ci hai proposto parrebbe essere davvero bassa l’emozione che hai provato… peccato.

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