La poesia del classico: la Galleria Salamon a BIAF

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Dal Rinascimento lombardo al Vedutismo veneziano, Matteo Salamon porta a Palazzo Corsini una selezione di opere in cui equilibrio, luce e armonia raccontano quattro secoli di pittura italiana.

Alla XXXIV Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la Galleria Salamon presenta La poesia del classico, un percorso dedicato alla pittura italiana dal tardo Gotico alla metà del Settecento. La selezione riunisce opere molto diverse per epoca e linguaggio, accomunate dall’idea di un classicismo inteso non soltanto come stile, ma come ricerca di equilibrio, misura e armonia.

Tra le opere centrali figura la Madonna con il Bambino di Bernardino Luini, eseguita intorno al 1520 e proveniente dalla collezione Litta Modignani di Milano. Dipinta nella fase matura dell’artista, la tavola sintetizza suggestioni leonardesche e raffaellesche attraverso la caratteristica compostezza di Luini. La Vergine accarezza il Bambino, che sorride e si muove vivacemente: un dialogo di gesti e sguardi nel quale i celebri “moti” di Leonardo vengono tradotti in una dimensione più dolce e controllata. La tavolozza luminosa, gli incarnati delicati e il paesaggio sullo sfondo completano una composizione di grande equilibrio.

Gaudenzio Ferrari_Sant’Antonio da Padova_Matteo Salamon

Al Rinascimento lombardo appartiene anche il Sant’Antonio da Padova di Gaudenzio Ferrari, datato intorno al 1538. La tavola, 60 × 51 cm, faceva originariamente parte della pala realizzata per la chiesa milanese di Santa Chiara. Dopo lo smembramento del complesso alla fine del Settecento, i diversi elementi presero strade differenti e furono progressivamente ricostruiti dagli studi successivi. Il dipinto riveste un interesse particolare perché costituisce il primo lavoro conservato della fase milanese di Ferrari. Nel volto del santo e nella sobrietà dei gesti emerge quella resa naturalistica degli “affetti” che nasce dall’incontro fra la tradizione lombarda e le suggestioni di Leonardo, Bramante, Perugino e Raffaello.

Il vero elemento di novità della proposta fiorentina è però il Canaletto ineditoIl Canal Grande verso sud-est, dal Palazzo Pesaro al Fondaco dei Tedeschi, Venezia, tela datata 1744. L’opera, firmata per esteso e accompagnata dalla data, entra così nel catalogo del maestro del Vedutismo veneziano come nuova testimonianza della sua produzione.

La veduta presenta una costruzione prospettica rigorosa e una particolare attenzione alla resa dell’architettura e della luce. Palazzo Pesaro occupa una posizione insolitamente centrale, mentre il cielo, l’acqua e gli edifici sono unificati da una luminosità rosata. La composizione riprende inoltre studi realizzati da Canaletto intorno al 1730 con l’ausilio della camera ottica.

Canaletto_Il Canal Grande verso sud-est, dal Palazzo Pesaro al Fondaco dei Tedeschi, Venezia_Matteo Salamon

A rendere ancora più interessante la scoperta è il recente restauro, durante il quale sono emerse diverse preparazioni cromatiche sottostanti: tonalità bruno-rossastre per il cielo e aranciate per edifici e acqua. La rimozione delle tracce di precedenti interventi invasivi ha permesso di recuperare la leggibilità della superficie pittorica e di approfondire la tecnica esecutiva dell’artista. Il dipinto si presenta quindi non soltanto come una nuova veduta di Venezia, ma come un’opera capace di aggiungere elementi alla conoscenza del metodo di lavoro di Canaletto.

Completa il percorso la rara Crocifissione con San Domenico e un Donatore di Orazio di Jacopo, firmata e datata 1442. La tavola, 52 × 37 cm, è un’importante testimonianza della pittura bolognese del Quattrocento: ancora legata alla cultura tardogotica, ma già inserita nel processo di trasformazione che accompagna la diffusione del nuovo linguaggio rinascimentale. La rarità delle opere certe dell’artista e la documentata storia collezionistica ne accrescono l’interesse.

La selezione riflette il lavoro della Galleria Salamon, realtà milanese attiva dalla fine degli anni Novanta e specializzata nella pittura italiana antica, con particolare attenzione alla produzione toscana del XIV e XV secolo e al Vedutismo veneziano del XVIII secolo. Un’attività fondata sulla ricerca delle provenienze, sull’analisi delle opere e sulla collaborazione con restauratori e studiosi.

Palazzo Corsini, dal 26 settembre al 4 ottobre 2026, la galleria propone così un percorso concentrato ma articolato: dal fondo oro di Orazio di Jacopo alla pittura lombarda di Luini e Ferrari, fino alla Venezia di Canaletto. Quattro secoli nei quali il classicismo diventa soprattutto una questione di equilibrio, mentre luce, gesto e spazio trasformano la misura in emozione.

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