Negli ultimi anni, l’arte africana è uscita con decisione da una narrazione marginale per affermarsi come uno dei territori più dinamici e interessanti della contemporaneità. Non si tratta solo di una riscoperta, ma di una ridefinizione dello sguardo: pratiche artistiche che intrecciano tradizione e sperimentazione, memoria e visione globale, stanno oggi contribuendo a ridefinire l’ecosistema artistico contemporaneo.
Sguardi sull’Africa: una mostra che attraversa passato, presente e futuro
È proprio all’interno di questo scenario che si colloca Sguardi sull’Africa, la grande mostra ospitata presso il Palazzo Gotico a Piacenza e visitabile fino al 4 maggio 2026. Un progetto ambizioso che, con oltre duecento opere e manufatti, propone un attraversamento ampio e articolato della produzione artistica africana, dal Novecento fino alle ricerche più recenti.
Curata da Paolo Giglio e Samuele Manin, la mostra nasce dall’incontro tra due importanti nuclei collezionistici — la Collezione Giglio e la Collezione 54 — che per la prima volta vengono messi in dialogo in un unico percorso espositivo.
Il risultato è una narrazione stratificata che restituisce la complessità di un continente impossibile da descrivere con un’unica definizione, ma leggibile piuttosto come un mosaico di culture, storie e linguaggi.
L’allestimento, concepito come un dispositivo unitario capace di valorizzare le singole opere e le loro risonanze reciproche, accompagna il visitatore attraverso quattro sezioni principali: dagli oggetti e dalle sculture rituali — pensati originariamente per un uso simbolico e spirituale — alla pittura marocchina del Novecento, fino all’arte contemporanea africana e alle nuove generazioni di artisti.
Ciò che rende Sguardi sull’Africa particolarmente significativa è proprio la sua capacità di tenere insieme dimensioni diverse: da un lato il valore antropologico e rituale degli oggetti, dall’altro la forza di una contemporaneità che si confronta con temi globali come identità, diaspora e trasformazione culturale. In questo senso, la mostra non si limita a documentare, ma costruisce uno spazio di riflessione attiva sul presente.
All’interno di questo contesto si inserisce la partecipazione di Trium Art Gallery, che contribuisce al progetto con una selezione mirata di artisti rappresentati. La presenza della galleria è parte integrante del racconto espositivo: le opere di Ibrahim Ballo, Odinakachi Okoroafor, Pedro Pires e Soly Cissé si inseriscono infatti in modo coerente nel percorso, offrendo uno sguardo incisivo sull’Africa contemporanea.
Perché vedere la mostra
Attraverso linguaggi differenti ma complementari, questi artisti affrontano questioni legate all’identità, alla memoria e alla dimensione globale dell’esperienza africana, contribuendo a quel dialogo tra radici e contemporaneità che è uno dei fili conduttori della mostra.
Inoltre il progetto si accompagna a un ricco programma di attività collaterali — incontri, tavole rotonde, laboratori e momenti performativi — pensati per ampliare ulteriormente lo sguardo e coinvolgere pubblici diversi.

Sguardi sull’Africa si configura così come un’occasione preziosa non solo per avvicinarsi a una produzione artistica sempre più centrale nel sistema globale, ma anche per mettere in discussione categorie e prospettive consolidate. Una mostra che invita a guardare — e a guardarsi — da un altro punto di vista, lasciando emergere nuove connessioni tra storia, identità e immaginazione contemporanea.
Sguardi sull’Africa
Date: 1 marzo – 4 maggio 2026
Luogo: Palazzo Gotico, Piazza Cavalli, Piacenza
Orari: Lun-Ven 10:00–13:00 / 15:00–18:00, Sab-Dom 10:00–19:00
Ingresso: Gratuito





