La scena artistica partenopea si arricchisce di una nuova, interessante indagine storica. Siamo stati alla Galleria Andrea Ingenito Contemporary Art per scoprire l’attuale proposta espositiva: una mostra dedicata a Gianfranco Chiavacci, artista toscano dalla visione profondamente innovativa.
L’operazione rientra nella vocazione della galleria, da sempre attenta a scovare e riproporre al grande pubblico i maestri attivi tra gli anni ’60 e ’70. Se Chiavacci è infatti un nome già noto e storicizzato nel Centro Italia, per il Sud rappresenta a tutti gli effetti una novità assoluta da esplorare.
Dalla programmazione alla tela: il concetto di “binarietà”
Ciò che rende il lavoro di Gianfranco Chiavacci estremamente attuale è la sua radice concettuale. L’artista, infatti, nasce come informatico: una formazione tecnica che ha saputo tradurre in una personalissima ricerca estetica.
La cifra stilistica di questa riscoperta si fonda su due pilastri: da un lato l‘altissima qualità tecnica della sua produzione. Dall’altro la capacità di innovazione, espressa principalmente attraverso l’introduzione dell’idea di binarietà nel mondo dell’arte.
Nelle opere in mostra è possibile osservare la ripetizione di concetti binari e codici visivi che trasformano il linguaggio dei computer e dei numeri in un’indagine rigorosa sullo spazio e sulla forma.
Il percorso della mostra: dal rigore geometrico all’astrazione
La retrospettiva curata da Andrea Ingenito è stata strutturata per raccontare l’evoluzione del linguaggio di Chiavacci, guidando il visitatore attraverso le diverse fasi della sua carriera.
Le origini geometriche: L’esposizione si apre con le prime opere dell’artista. Qui emerge un approccio estremamente strutturato e rigoroso, dove l’interesse per i numeri, le forme e la spazialità si manifesta in geometrie precise.
La sintesi degli anni Duemila: il percorso prosegue fino alle ultime fasi geometriche. Spiccano in particolare alcune opere datate 2005 che fungono da sintesi dell’intera ricerca spaziale di Chiavacci, segnando un punto di maturità stilistica.
Verso l’informale: la mostra accenna infine alla fase più tardiva dell’artista, dove il rigore matematico cede il passo a una maggiore informalità.
Questa fase astratta, che rappresenta il culmine della carriera dell’artista, sarà oggetto di prossimi approfondimenti da parte della Galleria, lasciando quindi i visitatori con la curiosità di scoprire ancora molto altro su questo artista.




