“Le forme della modernità: tra avanguardie e visioni”. Il Ponte Casa d’Aste porta a Milano un viaggio nel grande Novecento

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A Milano, nel cuore di Brera, torna uno degli appuntamenti più attesi dal mercato italiano dell’arte del XX secolo. Il 26 e 27 maggio 2026 Il Ponte Casa d’Aste presenta la nuova vendita dedicata all’arte moderna e contemporanea, un catalogo costruito come una ricognizione trasversale tra avanguardie storiche, Informale, arte concreta, Pop Art e ricerca plastica internazionale. L’esposizione sarà visitabile dal 22 al 24 maggio negli spazi di Palazzo Crivelli, in via Pontaccio 12 a Milano.

Con il titolo “Le forme della modernità: tra avanguardie e visioni”, l’asta attraversa alcuni dei momenti più significativi della cultura visiva del Novecento, alternando opere museali, riscoperte storiche e lavori provenienti da importanti collezioni private. Ne emerge un progetto curatoriale capace di raccontare l’evoluzione della modernità artistica italiana e internazionale attraverso personalità che hanno ridefinito linguaggi, materia e percezione.

Alberto Martini e la tensione simbolista alle origini del contemporaneo

Uno dei nuclei più sorprendenti della vendita è dedicato a Alberto Martini, artista ancora oggi considerato una figura cardine nella transizione tra Simbolismo e Surrealismo in Italia. Provenienti direttamente dagli eredi, i lavori presentati in catalogo — tra disegni, chine e un importante pastello — testimoniano la straordinaria capacità visionaria di Martini, autore che seppe anticipare molte delle inquietudini estetiche e psicologiche che avrebbero attraversato il secolo.

La sua ricerca appare oggi particolarmente attuale: atmosfere sospese, figure enigmatiche e tensioni oniriche dialogano infatti con le successive esperienze surrealiste europee, confermando la centralità della sua opera nel panorama delle avanguardie storiche.

Medardo Rosso e la materia come dissoluzione della forma

Lotto 36_Medardo Rosso_”Enfant juif”, cera, 26×14,5×20,5 cm.
Stima € 70.000 – 80.000_Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Tra i top lot dell’asta emerge con forza Medardo Rosso con Enfant juif (lotto 36), straordinaria scultura in cera stimata €70.000-80.000. L’opera rappresenta uno dei vertici assoluti della poetica dell’artista, maestro nel trasformare la scultura in un’esperienza percettiva instabile e atmosferica.

La cera, materiale prediletto da Rosso, diventa qui strumento di dissoluzione della forma: il volto sembra emergere e scomparire simultaneamente, in un equilibrio fragile tra presenza e memoria. È proprio questa sospensione tra apparizione e disfacimento a rendere la sua ricerca ancora profondamente contemporanea.

Lotto 22_Mino Rosso_”Elementi in volo” 1927, bronzo, cm 73×53,5×18.
Stima € 15.000 – 25.000_Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Accanto a Rosso si distingue anche Mino Rosso con Elementi in volo del 1927, raro bronzo futurista torinese dotato di una documentazione espositiva e bibliografica di assoluto rilievo. L’opera restituisce la tensione dinamica tipica delle sperimentazioni futuriste, traducendo il movimento in sintesi plastica.

Dal Futurismo alla Metafisica: i grandi maestri italiani del Novecento

Lotto 35_Felice Casorati “Fanciulla che dorme” 1955, olio su tela, cm 90×55.
Stima € 35.000 – 50.000_Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

L’asta costruisce un dialogo serrato tra le principali esperienze artistiche italiane della prima metà del secolo. Il Futurismo è rappresentato da figure storiche come Fortunato Depero, Tullio Crali, Gino Severini e Umberto Boccioni, protagonisti di una rivoluzione estetica che trasformò il concetto stesso di modernità visiva.

Di particolare interesse anche il percorso dedicato alla Metafisica e al Realismo magico, con opere di Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Carlo Carrà, Massimo Campigli e Felice Casorati.

Tra queste spicca Fanciulla che dorme del 1955 di Casorati, opera emblematica della maturità dell’artista. Il dipinto rivela quella costruzione silenziosa e calibrata che caratterizza la sua produzione più alta: una pittura sospesa tra rigore formale e intimità psicologica.

Di straordinaria qualità anche Fiori del 1946 di Morandi, stimato €100.000-150.000, esempio perfetto della sua indagine sul rapporto tra luce, spazio e percezione. La natura morta morandiana continua infatti a rappresentare uno dei punti più alti della pittura europea del Novecento.

Informale, astrazione e arte concreta internazionale

Il catalogo amplia poi lo sguardo verso le grandi esperienze internazionali dell’Informale e dell’astrazione. Sono presenti opere di Hans Hartung, Gérard Schneider, Toshimitsu Imai, Toti Scialoja, Serge Poliakoff e Paul Jenkins, artisti che hanno trasformato gesto, segno e colore in strumenti autonomi di costruzione visiva.

In questo contesto emerge anche il dialogo con l’arte programmata e concreta attraverso figure fondamentali come Max Bill, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi.

Lotto 75_Josef Albers_”Study for Homage to the Square: Full Tenor” 1959, olio su masonite, cm 45,7×45,7_Stima € 200.000 – 300.000_Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Uno dei vertici assoluti della vendita è tuttavia Study for Homage to the Square: Full Tenor del 1959 di Josef Albers, stimato €200.000-300.000. L’opera appartiene alla celeberrima serie dedicata alle interazioni cromatiche e rappresenta una sintesi magistrale della riflessione astratta del secondo Novecento. Attraverso semplici strutture geometriche concentriche, Albers trasforma il colore in esperienza percettiva pura.

Bruno Munari e la poetica del movimento

Lotto 82_Bruno Munari “Macchina Aritmica” 1952, lamina di ferro e meccanismo d’orologeria, h cm 78_Stima € 30.000 – 40.000_Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Tra le opere più rilevanti dell’intera asta si segnala Macchina Aritmica (1952) di Bruno Munari, pezzo unico in lamina di ferro e meccanismo d’orologeria. L’opera sintetizza perfettamente la capacità di Munari di coniugare arte, design e sperimentazione cinetica.

La macchina non è soltanto un oggetto plastico, ma un organismo poetico che mette in discussione il rapporto tra tempo, movimento e percezione. La provenienza prestigiosa e il curriculum espositivo internazionale ne rafforzano ulteriormente l’importanza storica.

Pop Art italiana e nuove iconografie del consumo

Il percorso prosegue con la stagione della Pop Art italiana, rappresentata da Mario Schifano e Giosetta Fioroni. In particolare Dada Festival del 1965 di Schifano restituisce tutta l’energia sperimentale dell’artista romano, capace di assorbire e reinterpretare il linguaggio mediatico e pubblicitario della contemporaneità.

La sua pittura stratificata, costruita tra smalto, collage e grafite, testimonia uno dei momenti più vitali della cultura visiva italiana degli anni Sessanta.

Fausto Melotti, Wifredo Lam e Roberto Matta: poesia, visione e internazionalità

Lotto 97_Fausto Melotti “Pesce” 1955 circa, ceramica smaltata policroma.
Stima € 4.000 – 6.000_Courtesy Il Ponte Casa d’Aste

Completa il catalogo un raffinato nucleo di ceramiche di Fausto Melotti, tra cui Pesce del 1955 circa, esempio dell’equilibrio lirico che caratterizza la produzione dell’artista. Le superfici smaltate e le forme leggere trasformano la materia in un racconto poetico essenziale.

Sul versante internazionale spiccano invece Wifredo Lam e Roberto Matta, interpreti di una modernità visionaria che ha saputo fondere Surrealismo, cultura latinoamericana e sperimentazione astratta.

La scultura come punto di forza della vendita

Come da tradizione, Il Ponte dedica grande attenzione alla scultura, settore che rappresenta uno dei punti di forza del dipartimento. Accanto a Medardo Rosso e Mino Rosso figurano opere di Igor Mitoraj, Alberto Viani, Luigi Ontani e ancora Bruno Munari.

Particolarmente significativa Nudo seduto di Alberto Viani del 1949, bronzo che interpreta la figura umana attraverso un’essenzialità volumetrica capace di dialogare con la scultura europea del dopoguerra.

A chiudere la settimana d’aste sarà, il 28 maggio, una sessione interamente dedicata a grafiche e multipli d’artista, con circa novanta lotti pensati anche per intercettare le nuove generazioni di collezionisti. Una scelta strategica che conferma la volontà de Il Ponte di ampliare il dialogo con un pubblico sempre più trasversale e internazionale.

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