Cominciavano sempre così gli interventi di Franco Maria Ricci quando lui – editore d’arte per eccellenza – introduceva, all’interno dei meravigliosi volumi che pubblicava i suoi autori, le sue scoperte, le sue passioni. E forse questo è stato uno dei motivi per cui – ormai vent’anni fa – ho cominciato a fare l’editore di ‘cose’ che parlano d’arte. Ho cominciato in maniera del tutto insensata (nessuno con un briciolo di sale in zucca si metterebbe a pubblicare libri) ma, di certo spinto, dalla consapevolezza che il mondo dell’arte è un mondo in cui si possono fare degli incontri sorprendenti.
E sorprendenti sono state per me le persone che si sono avvicendate alla guida di questo magazine di cui da ormai sei anni sono editore.
In primis Nicola [Maggi, ndr] che ha avuto l’intuizione geniale di fondare questa rivista e di portarla avanti per più di dieci anni mosso da una grandissima passione e sostenuto da una competenza e autorevolezza davvero rare.
Poi Chiara [Lorenzon, ndr], che in maniera molto energica e determinata l’ha trasformata, razionalizzata e ha portato avanti un lavoro di sistematizzazione delle attività e delle pubblicazioni che nessun altro avrebbe saputo fare.
Poi, un bel giorno, io e Chiara ci siamo ritrovati a Milano a fare due chiacchiere con Giacomo [Nicolella Maschietti, ndr] e non abbiamo avuto alcun dubbio. Era la persona che volevamo, quella che avrebbe saputo condurci ancora oltre. Un ulteriore salto di qualità verso la realizzazione di quello che vorremmo che questo magazine diventasse ogni giorno di più: un punto di riferimento per chi, all’interno del settore, ha a che fare, a vario titolo, con l’acquisto e la vendita di opere d’arte.
Un pò in controtendenza nei confronti di quello che sta accadendo quasi a tutte le riviste del settore che, sopraffatte dall’ansia dei click e delle visualizzazioni, stanno sempre più generalizzando la propria proposta, noi scegliamo ogni giorno di parlare ‘solo’ di mercato, di essere una rivista ‘utile’ e in grado di mettere davvero in relazione la domanda con l’offerta, chi compra con chi vende, la casa d’aste con il mandante, la galleria con il collezionista, il collezionista con l’oggetto dei suoi desideri.
L’augurio che faccio a Giacomo, che ha accettato – non sapendo a cosa andasse incontro – di prendere il timone di questa barca al vento, è di sentirsi sempre libero di essere il direttore ‘irresponsabile’ che vuole essere, di dirottarci secondo il suo istinto verso porti insicuri e inospitali, di perdere spesso di vista la costa e di continuare a sorprenderci con il suo entusiasmo e la sua capacità di guardare dentro le cose e di raccontarle.
Spero, un giorno, in qualche modo, di riuscire a dimostrargli la gratitudine per aver creduto che, tutti insieme, ci divertiremo prima di tutto.
Poi, forse, lavoreremo anche un po’: alla creazione di un nuovo modo di essere editori e di parlare d’arte…




