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martedì, Luglio 5, 2022

Magna e Liquitex. I colori acrilici che rivoluzionarono la pittura

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Possiamo dire con certezza che le prime avanguardie storiche del Novecento – e in particolare quelle che avevano nella pittura il loro veicolo espressivo principale – si riproposero una rivoluzione mozzata. Nel senso che se è vero che la loro innovazione teorica fu grande, è vero anche che esse erano ancora vincolate all’utilizzo di tecniche tradizionali.

In sostanza, espressionisti, cubisti, futuristi, vorticisti e surrealisti, utilizzavano ancora per i loro dipinti la tecnica ad olio, ideata cinquecento anni prima dai maestri fiamminghi e, in seguito, perfezionata dai pittori italiani.

Qualche tentativo di dipingere utilizzando nuovi leganti sintetici era stato fatto, ad esempio, dal muralista e attentatore stalinista messicano David Siqueiros – che utilizzava per i suoi grandi murales smalti di nitrocellulosa -, ma i risultati erano ancora troppo incerti per affrancarsi definitivamente dall’olio, così affidabile e rassicurante.

Possiamo anche ricordare che l’onda controrivoluzionaria che negli anni Venti seguì l’exploit delle avanguardie – dagli storici rinominata ritorno all’ordine – spesso e volentieri andò a ripescare tecniche ancor più tradizionali dell’olio, come la tempera e l’affresco, come a dire che è meglio ormeggiare in porti sicuri piuttosto che mettersi per mare nel mezzo della burrasca. Si è parlato su queste pagine del Piccolo trattato di tecnica pittorica di Giorgio de Chirico, scritto proprio in questo clima.

Credo sia importante fare una piccola digressione tecnica per chiarire ai lettori cosa si intenda di preciso con legante pittorico. Il film pittorico è composto di pigmenti, cioè particelle colorate immerse in uno strato di legante che le avvolge una ad una. Il pigmento, quindi, non si solubilizza sciogliendosi nel legante ma rimane in sospensione. Nel caso opposto si parlerebbe di coloranti, come quelli usati dai tintori sulle stoffe, cioè composti di molecole che si aggrappano alle fibre tessili. L’impasto di pigmenti e legante ricorda piuttosto la farina e l’acqua del pane.

I leganti oleosi classicamente utilizzati in pittura, olio di noce, di papavero e di lino cotto, sono stati selezionati nei secoli per le loro buone caratteristiche e la praticità d’utilizzo. Ma hanno anche dei limiti. Su tutti, i lunghi tempi di essiccazione. Si pensi che un film pittorico oleoso può impiegare, per essiccare completamente – ovvero per formare lunghe catene di molecole dette polimeri -, anche diversi anni.

Come poter andare oltre questo limite con una tecnica che permetta immediatezza d’esecuzione conservando, però, la praticità e le caratteristiche estetiche dell’olio? Una soluzione arrivò negli anni Cinquanta.

A cavallo tra le due guerre mondiali, l’industria chimica aveva subito un rapido sviluppo, specialmente in Germania. Nel 1933, anno funestissimo per quel paese, la ditta Röhm & Haas del signor Otto Röhm brevetta e comincia a produrre il Plexiglass, un materiale plastico di derivazione acrilica che avrà, si sa, grande utilizzo.

Così comincia la fortuna dei derivati dell’acido acrilico. Nel 1953, la ditta americana di Leonard Bocour produce i primi colori acrilici in cui i pigmenti sono immersi in una resina acrilica a sua volta disciolta in essenza di trementina, commercializzati col nome di Magna. Questi colori faranno la storia. Uno dei primi ad utilizzarli è il pittore Morris Louis, che ne sperimenta le potenzialità nella sua serie di colate note col nome di Veils. In questi dipinti, Louis stende il Magna molto diluito sulla tela, trasportandolo con spatole e pennelli o direttamente inclinando la tela guidandone il tragitto. A volte, torna sulle opere a più mani, creando velature e trasparenze che ricordano le lastre di alabastro penetrate dalla luce nelle chiese romaniche.

Un’ulteriore passo avanti fu fatto con l’introduzione sul mercato, nel 1955, dei colori Liquitex. Prodotti dalla modestissima Permanent Pigments, si differenziano dai Magna perché la resina acrilica non è in questo caso disciolta in solvente bensì sospesa in un’emulsione acquosa. Con l’evaporazione dell’acqua, in tempi rapidi si crea un film pittorico solido e flessibile, che permette di ritornare agilmente sul colore che non trattiene il segno della pennellata. Questo consente di creare grandi ed uniformi campiture di colore. Non è un caso che i Liquitex saranno i colori preferiti dagli artisti Pop. Andy Warhol, Roy Lichtenstein e David Hockney usavano abitualmente gli acrilici Liquitex.

Questi materiali che rivoluzionarono la storia della pittura, hanno in realtà anche diversi inconvenienti. Primo su tutti, non hanno una polimerizzazione complessa come il legante ad olio. Ciò significa che i film pittorici acrilici sono molto meno stabili rispetto a quelli oleosi, rimanendo sensibili a certi solventi e, soprattutto agli sbalzi di temperatura. È buona raccomandazione che i dipinti acrilici siano conservati a temperature non superiori ai 25°C, al di sopra delle quali il colore potrebbe smuoversi.

Inoltre, gli acrilici, già brillanti e luminosi di loro, raramente sono verniciati. Questo significa che viene meno quel fondamentale strato protettivo che separa la pittura dall’ambiente, come di recente visto su queste pagine. Il pulviscolo in sospensione nell’aria viene così a depositarsi direttamente sulla superficie del dipinto, creando bei grattacapi al momento della pulitura.

Insomma, se per la tecnica ad olio, conservatori e restauratori hanno alle spalle seicento anni di esperienza, per la pittura acrilica nemmeno settant’anni. Una tecnica giovane fatta di materiali di cui non si conosce la durata nel lunghissimo periodo. Un po’ come il calcestruzzo moderno dell’architettura brutalista. I posteri vedranno.

Francesco Niboli
Francesco Niboli
Restauratore di dipinti antichi e contemporanei, ha intrapreso un percorso di approfondimento del design grafico e dell’arte del ‘900 italiano collaborando con Fondazione Cirulli di Bologna. Ha partecipato alla scrittura del libro "Milano, la città che disegna", catalogo del neonato Circuito lombardo Musei Design. Attualmente collabora come grafico con la casa editrice indipendente Sartoria Utopia.
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