A Palazzo Roverella una grande monografica dedicata al maestro del Surrealismo. Circa trecento opere raccontano l’artista che ha trasformato la fotografia del Novecento in un territorio senza confini
C’è un luogo, nel Triveneto, dove da anni la fotografia ha trovato una delle sue case più autorevoli. È Palazzo Roverella a Rovigo, sede espositiva che ha costruito nel tempo una precisa identità attraverso mostre capaci di riportare al centro alcuni dei grandi protagonisti della storia dell’immagine. Dal prossimo 13 novembre al 31 gennaio 2027 sarà la volta di Man Ray, con una grande monografica intitolata Man Ray. Il maestro del Surrealismo, destinata ad aprire il nuovo biennio espositivo promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
Man Ray è uno di quegli artisti che sfuggono a qualsiasi definizione troppo precisa. Fotografo, certo, ma anche pittore, regista, disegnatore, autore di oggetti e sperimentatore instancabile, ha attraversato Dadaismo e Surrealismo mettendo continuamente in discussione la natura stessa dell’immagine. La sua importanza non risiede soltanto nelle fotografie diventate icone del Novecento, ma nella capacità di aver compreso, prima di molti altri, che fotografare poteva significare anche inventare.
Emmanuel Radnitsky – questo il suo vero nome – sceglie lo pseudonimo Man Ray, unendo l’elemento umano al raggio di luce, e costruisce una ricerca che trova prima a New York e poi nella Parigi delle avanguardie il proprio terreno ideale. Accanto a Marcel Duchamp entra nel cuore della cultura dadaista e surrealista, trasformando la macchina fotografica da strumento di registrazione della realtà in dispositivo per alterarla, reinventarla, perfino contraddirla.
È qui che nascono alcune delle sue invenzioni più rivoluzionarie. Le rayografie, ottenute senza macchina fotografica appoggiando direttamente gli oggetti sulla carta fotosensibile, eliminano il tradizionale rapporto tra fotografo, obiettivo e soggetto. La fotografia diventa così traccia, silhouette, apparizione. E poi la solarizzazione, sperimentata insieme a Lee Miller, che introduce nell’immagine quel particolare effetto di inversione e di aura capace di rendere il corpo e il volto quasi irreali.
La mostra di Palazzo Roverella permette di attraversare questa straordinaria avventura attraverso circa trecento opere, tra fotografie originali, disegni, litografie, oggetti iconici e documenti storici. Un percorso che non si limita dunque a ripercorrere la biografia dell’artista, ma prova a restituire la complessità di una ricerca che ha inciso profondamente sulla cultura visiva contemporanea.
Particolarmente prezioso è il nucleo di stampe vintage, realizzate negli anni degli scatti oppure sotto il controllo diretto dell’artista. Tra queste, una selezione di stampe originali provenienti dal Musée Nicéphore Niépce di Chalon-sur-Saône, che consente di entrare concretamente nel laboratorio di Man Ray e nel processo materiale attraverso cui quelle immagini sono diventate opere.

Le Violon d’Ingres, 1924, stampa ai sali d’argento, 39×30 cm. Collezione privata © Man Ray 2015 Trust, by SIAE 2026 Image: Telimage, Paris
Il percorso affronta alcuni dei grandi temi della sua produzione: l’identità e l’ambiguità degli autoritratti, i ritratti degli intellettuali e degli artisti che animarono la Parigi delle avanguardie, il corpo femminile, esplorato tanto nella dimensione del nudo quanto attraverso la fotografia di moda. E ancora la ricerca tridimensionale, gli oggetti e i ready-made di matrice dadaista, fino ai quattro cortometraggi d’avanguardia che completano la mostra attraverso una proiezione integrale.
Un progetto, dunque, che ha anche una forte ambizione scientifica. La curatela è affidata a Pierre-Yves Butzbach e Robert Rocca, specialisti dell’opera di Man Ray, e la mostra nasce dalla collaborazione con il Man Ray Trust di New York e la Photothèque Man Ray di Parigi, oltre che con importanti istituzioni museali internazionali. Promossa dalla Fondazione Cariparo insieme al Comune di Rovigo e all’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e la produzione di Silvana Editoriale, la rassegna conferma la vocazione di Palazzo Roverella a costruire mostre capaci di coniugare divulgazione e ricerca.
Ed è forse proprio questa la chiave per leggere Man Ray ancora oggi: non soltanto come uno dei grandi fotografi del Novecento, ma come un artista che ha contribuito a liberare la fotografia dalla fotografia stessa. A Palazzo Roverella, attraverso immagini, oggetti, film e documenti, quella rivoluzione torna a mostrarsi in tutta la sua sorprendente attualità.
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